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Il Sindaco di Palermo
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| Diego Cammarata è nato a Palermo, alla Zisa. Ha cinquantasei anni e due figli, Piero e Serena. Laureato in Giurisprudenza, è avvocato cassazionista. Con una borsa di studio in diritto americano e internazionale ha frequentato la “University of Dallas”. Ha conseguito il diploma superiore di specializzazione post lauream presso la “School of management” University of Stirling. È stato docente di Diritto dell’informazione e della comunicazione e di teoria e tecnica della promozione dell’immagine all’Università di Palermo. È stato presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Palermo e coordinatore provinciale di Forza Italia. Dal 2001 al 2006 è stato deputato nazionale alla Camera ed è stato componente della commissione trasporti e della delegazione italiana Nato. Il 25 novembre 2001 è stato eletto Sindaco della Città di Palermo con 193.983 voti. E' stato rieletto con 201.342 voti e proclamato sindaco il 21 maggio 2007.
Comunicati Stampa Sindaco dal 1
gennaio 2002 Il programma del Sindaco
COME FARE PALERMO PIÙ GRANDERiflessioni e progetti di Diego Cammarata
“Se mai nella tua gioventù sognasti di un paese nel quale per tutto l’anno regnano la primavera e l’estate, dove nell’inverno i monti sono smaltati di fiori, dove è possibile inghirlandare di rose l’albero di Natale; d’un paese che ha l’aspetto di un regno favoloso, ravvivato da una costiera dirupata, alta ed illuminata dal sole, coi maestosi monasteri dei Normanni in mezzo al verde azzurro degli oliveti, con le cupole dei Saraceni sopra le città rischiarate dalla luna, coi peristilii dei tempi greci e dei teatri romani sonnecchianti in una vallata deserta o specchiantisi dall’alto nel mare eterno; se mai sognasti di un tal paese, questo si è dischiuso dinanzi agli occhi qui nella Sicilia, un gioiello senza pari; in questa isola, la più grande in tutto il Mediterraneo, ma anche la più ricca di storia e di fatti e la più giovane perché oggi, come migliaia di anni fa, piena di vita; in questa isola, che non ha l’eguale nel globo terrestre, tu puoi sentire il respiro del mondo più distintamente che altrove”. August Schneegans, console tedesco e scrittore da La Sicilia, nella natura, nella storia e nella vita Firenze 1890.
GOVERNARE LA CRESCITA: UN PATTO PER PALERMO
Un patto sociale che coniughi diritti, doveri e sviluppo. Palermo Città-regione della Sicilia. L’affermazione non si fonda sull’incidenza statistica dei principali parametri socio-economici (popolazione, reddito, superficie, diffusione delle sedi istituzionali), quanto piuttosto sulla dimensione qualitativa e sulla maggiore dinamicità che hanno caratterizzato, nell’ultimo quinquennio, la crescita della capitale della Sicilia. La Città-regione vive tuttavia la situazione, comune a gran parte dei grandi insediamenti urbani del Mezzogiorno, di trarre alimento da una grande varietà di interessi economici, culturali ed istituzionali che, però, non realizzano ancora una massa critica, idonea a caratterizzarne e qualificarne il profilo. Il capillare sistema commerciale, la rilevanza della dimensione portuale, della cantieristica e della logistica, il crescente sistema di offerta turistica, lo straordinario patrimonio storico-architettonico-culturale, la diffusa presenza di centri di eccellenza nella formazione e nella ricerca scientifico-sanitaria, il fitto reticolo di professionisti e consulenti, rappresentano tutte aree di potenziale innesco di un processo forte di crescita, senza tuttavia che, una o più di queste aree, abbiano raggiunto una dimensione ed una diffusione tali da caratterizzare il processo di crescita. Sembra quindi che proprio questo debba essere l’obiettivo primario della Città-regione: affrancarsi da un modello di crescita policentrico ed aspecialistico, e sviluppare i caratteri salienti di una ben individuata strategia. Per quanto il governo della Città possa assolvere ad una funzione di orientamento sulle grandi scelte, permangono tuttavia ampi margini di autonomia in capo a Soggetti istituzionali diversi da quello propriamente comunale (Unione Europea, Stato, Regione, Provincia, Comuni di prima e seconda fascia), con i quali andrà comunque ricercato un dialogo continuo e fattivo. Ma esiste, ancor prima, un problema irrisolto di evoluzione della società palermitana verso un modello partecipato e responsabile di crescita. Palermo deve essere infatti la Città dei diritti, dei doveri e delle pari opportunità; e non sembri questa una mera affermazione di principi, dai contenuti più o meno indefiniti, perchè ancora lunga appare la strada che separa la condizione di oggi dalla speranza di domani. Può risultare inconsueto che, nello stilare un programma di governo, si preveda, accanto alla lista degli impegni “offerti”, anche la lista degli impegni “richiesti”, ma il contratto sociale che il Sindaco uscente di Palermo propone ai Cittadini si fonda, espressamente e chiaramente, anche su questa condizione. Se infatti risulta di immediata percezione la consapevolezza dei diritti soggettivi, assai meno diffusa risulta la consapevolezza dei doveri collettivi; se cioè, tutti i Cittadini hanno diritto di fruire, ad esempio, di un efficiente servizio idrico o di raccolta dei rifiuti, assai meno radicata risulta la coscienza dei comportamenti individuali sottesi. Come del resto accade nella buona pratica delle “pari opportunità”, dove serve evitare il paradosso che si assicuri la copertura sociale del cittadino deviato e poi recuperato e ne resti invece tacitamente escluso colui che abbia, puntualmente e correttamente, assolto agli obblighi formativi ed ai doveri della convivenza civile. In una società, come quella palermitana nella quale, più forte che in altre parti del Paese, si pone l’esigenza di garantire livelli minimi di assistenza a larghe fasce di popolazione, risulta più ardua la ricerca del delicato equilibrio tra l’aiuto al meno fortunato e l’impiego di porzioni troppo ampie della ricchezza collettiva, a scapito quindi dei programmi di crescita. Su questo terreno è stata davvero pesante l’eredità ricevuta cinque anni orsono; questa amministrazione, consapevole di aspettative già consolidate e della necessità di riprendere corretti processi di crescita, ha operato con grande equilibrio per uscire dal precariato e riaffidare gradualmente alle attività economiche il compito naturale di promuovere lo viluppo. A ben vedere la linea scelta si è mossa lungo il sottile crinale tra una politica ragionata ed intelligente di welfare ed una politica anacronistica, votata alla mera assistenza attraverso la ridistribuzione delle risorse. Su di una più equilibrata combinazione di diritti e di doveri si fonda quindi la proposta di un patto sociale per Palermo, per attuare concretamente l’obiettivo della solidarietà, ma per conseguire al medesimo tempo il traguardo della crescita e dello sviluppo. Dopo avere assunto ed in buona parte soddisfatto l’impegno a dotare la Città delle necessarie infrastrutture di base (dalla regolare fornitura idrica alla metanizzazione, dalla cura del verde ai grandi sistemi di trasporto, dall’attenzione per l’ambiente alla gestione dei grandi eventi, dalla rinnovata centralità della cultura al recupero dell’immagine cittadina, dalla crescita esponenziale dei flussi turistici di qualità al contenimento della criminalità comune) è ora tempo di porre al centro del rapporto tra la società palermitana e gli organi di governo che essa vorrà scegliere, la crescita dell’economia e con essa il recupero della dignità e del ruolo che competono alla quinta metropoli d’Italia. Senza la crescita dell’economia e senza lo sviluppo, non sarà infatti possibile soddisfare le legittime aspettative di tanti nostri giovani i quali, dopo avere beneficiato di un modello formativo di eccellenza, debbono, anche nelle espressioni migliori, intraprendere il sofferto percorso dell’emigrazione, dando vita ad una insostenibile perdita di capitale sociale. La conseguenza ultima è di mantenere in loco i costi sociali e familiari del loro addestramento e della loro formazione, ed offrire invece ad altri territori l’opportunità di metterne a profitto i saperi. Questo impegno dobbiamo ai nostri giovani, questo dobbiamo a noi stessi, alla nostra storia, ad un futuro che non si chiami solo rimpianto. La condizione di Palermo, come del resto quella dell’intero Mezzogiorno, non consente tuttavia di affidare la logica della crescita esclusivamente al libero mercato. Occorre un intervento che consenta di fare si che - a fronte della ricchezza che ne produce altra - non vi sia una sacca di grandi povertà che si vanno allargando, distaccandosi sempre di più dal processo di sviluppo. In altre parole, deve essere forte il meccanismo di una vera solidarietà capace di alimentare giustizia sociale. Deve, però, essere chiaro che nessuno ha il diritto di confondere tutto ciò con l’assistenzialismo parassitario che sperpera risorse senza produrre sviluppo e che ha rappresentato tristemente, in un passato che non ci appartiene, una fonte di squilibri e disvalori utili a produrre consenso, in danno ed in assenza di un progetto serio che non può che essere ispirato dalle tre parole che simboleggiano la chiave e la premessa della nostra concreta azione di governo della città: diritti, doveri, pari opportunità. Le dinamiche cittadine La Città di Palermo – e con essa parte del suo hinterland più prossimo – si colloca secondo il Censis nel novero delle aree siciliane caratterizzate da un trend più sostenuto e da una produttività segnatamente maggiore. I principali indicatori socio-economici testimoniano infatti di una Città complessivamente più dinamica rispetto al contesto regionale e meridionale. In termini demografici Palermo si caratterizza per un tasso di natalità ed uno di mortalità, l’uno più alto e l’altro più basso, del Mezzogiorno e della media italiana; ancora in materia di capitale sociale, a Palermo si qualifica come positivo il più basso indice di vecchiaia, di presenza cioè delle componenti più anziane. Nell’ambito di questo fenomeno l’ampiezza si fa forte in confronto con altre parti del territorio italiano, con una incidenza degli over 65 rispetto alla fascia fino a 14 anni, che a Palermo si attesta al 97%, mentre nel Mezzogiorno lievita fino al 103% e nella media italiana raggiunge addirittura il valore del 137%. Una forbice di ben quaranta punti tra il nostro territorio ed il resto d’Italia, costituisce uno straordinario fattore di crescita ed una grande opportunità di espansione sociale, e ci impegna vieppiù nella direzione dello sviluppo e della crescita sociale.. Ma l’evoluzione registrata dal quadro demografico cittadino suggerisce ancora una breve riflessione, per il rilevante impatto di alcuni fenomeni sulla vita e sul governo della Città. E’ la famiglia infatti la principale destinataria dei mutamenti intervenuti, come testimoniano la riduzione del numero medio dei suoi componenti e la crescita sensibile dei nuclei familiari monocomponente. In un trentennio infatti la popolazione palermitana è aumentata un po’ meno del 20% mentre il numero delle famiglie è lievitato del 70%. Con uno sguardo all’ultimo decennio, la popolazione tende a stabilizzarsi per l’emigrazione nei comuni di cintura ed in altre parti del Paese, mentre il fenomeno dei single, per scelta o per eventi subiti, risulta ancora in crescita. Le proiezioni possibili fanno presagire che l’evoluzione quantitativa dei nuclei familiari si stabilizzi su modesti incrementi, che le famiglie numerose registrino un ulteriore sensibile calo e che le famiglie monocomponente continuino nella loro dinamica di crescita. Tutto ciò ovviamente non è estraneo al fabbisogno abitativo che viene determinato, nel prossimo quinquennio, inferiore a cinque mila abitazioni nel taglio medio di tre-quattro stanze; fabbisogno questo che va comunque integrato anche tenendo conto delle abitazioni degradate e che vanno recuperate o sostituite. L’obiettivo della crescita si fonda anche su presupposti culturali, rispetto ai quali non giova il mero rinvio della responsabilità al soggetto di governo del territorio, che pure ha l’obbligo di favorire le migliori condizioni; la quota di giovani palermitani, laureati e diplomati, risulta ancora troppo bassa, come del resto ancora troppo bassa risulta la quota di palermitani adusi alla lettura di giornali quotidiani; a questo proposito addirittura il divario con il resto del Paese supera i dieci punti percentuali. Per altro verso il “brand” della Città continua a risultare prodigiosamente attrattivo; ne costituisce una conferma il sostanziale progresso nella domanda turistica, che si compendia in un solo dato: la spesa fatta nella Città negli ultimi cinque anni dalla sola componente straniera è aumentata del 98% a fronte di uno striminzito +9% nella media meridionale e rispetto ad una flessione nella media italiana (-1%). Anche con riguardo al parametro della criminalità comune, Palermo si pone in una posizione decisamente più favorevole, con una quota di 215 crimini per dieci mila abitanti, rispetto ad un dato nazionale superiore a 230; in materia di crimini violenti, invece, il dato palermitano si attesta ad un livello appena superiore al dato italiano (16 eventi per dieci mila abitanti rispetto ad una media di 14 eventi). Merita infine segnalare, per le evidenti implicazioni sottese, che i dati distribuiti appena poche ore fa dal Ministero delle Finanze offrono una immagine lusinghiera della Città di Palermo, con riguardo al reddito medio pro capite. I dati, che hanno una disaggregazione comunale, consentono un confronto con gli altri capoluogo del Mezzogiorno, ivi inclusi Abruzzo e Molise; essi mostrano che soltanto Cagliari sopravanza, con un delta assai modesto, Palermo, mentre tutti gli altri grandi comuni meridionali si collocano al di sotto (Bari) o allo stesso livello (Napoli) di reddito imponibile, così sancendo definitivamente il recupero di Palermo rispetto alle punte, anche più avanzate, del Mezzogiorno. Palermo nel suo essere E’ il centro propulsore della politica siciliana, delle istituzioni, delle funzioni pubbliche, del grande terziario scientifico e di ricerca, della didattica di alta fascia, dei servizi sanitari, dell’intermediazione bancaria e finanziaria, di prestigiose istituzioni culturali e di una brillante tradizione di creatività intellettuale ed artistica. La densa presenza a Palermo di rappresentanze diplomatiche e consolari, soprattutto di matrice mediterranea, di autorevoli istituzioni culturali estere, di radicate comunità straniere, di enti di promozione del partenariato euromediterraneo, di circuiti e di rappresentanze commerciali, di operatori turistici rilevanti, fa risaltare il carattere internazionale della Città; tutto questo insieme - unitamente alla presenza costante di personalità, intellettuali, artisti, cineasti, letterati di levatura internazionale attratti dal contesto storico culturale cittadino ma anche dal mito e dal fascino rappresentati dalla Sicilia e da Palermo - rappresenta il più solido fondamento del profilo e del ruolo internazionale di Palermo, specie in ambito euromediterraneo. Palermo ha così tutti i crismi, le risorse e le potenzialità per esercitare il ruolo che le compete di Città leader, vivace, forte ed autorevole, al pari delle altre grandi aggregazioni metropolitane italiane, così come di quelle mediterranee.
Il governo della Città nelle linee strategiche Palermo Città-regione pone un obiettivo vincolante e non derogabile: la co-leadership dei fondi comunitari. L’avvio della prossima sindacatura, in uno con la programmazione comunitaria 2007-2013, non costituisce una mera concomitanza temporale quanto piuttosto l’opportunità, forse irripetibile, per orientare verso il capoluogo le risorse idonee a supportarne le potenzialità di crescita. Una progettualità più ampia e di matrice europea, vuole spostare il baricentro degli investimenti e delle nuove iniziative proprio verso quella dimensione metropolitana che Palermo interpreta nel contesto regionale ed italiano; la stessa destinazione preferenziale delle risorse comunitarie coinvolge in maniera evidente l’Asse di interventi denominato “città”. Rispetto a questa straordinaria opportunità, Palermo è chiamata ad una vera e propria governance, con pari dignità rispetto alla Regione Siciliana, delle risorse comunitarie per realizzare i processi che sono stati avviati, ma anche per dare vita e visibilità a nuovi percorsi di crescita e di sviluppo. Nella elencazione delle macro-aree di intervento, le politiche per lo sviluppo ed il lavoro, la lotta all’esclusione sociale e le politiche culturali si pongono come i preminenti punti di riferimento. La gestione delle specifiche iniziative sarà invece preceduta da alcune scelte di ri-orientamento della macchina comunale fondate sul decentramento amministrativo verso le periferie, per la prima volta intese come un unicum, verso una diversa politica delle utility comunali e verso la scrittura di una squadra per il governo della Città prioritariamente orientata alla qualità ed alla competenza dei suoi componenti, ancor prima dei, sia pur legittimi, vincoli di rappresentanza.
Le principali direttrici di intervento Le logiche e le sottese politiche di intervento sul territorio palermitano si pongono in un percorso di continuità con i cinque anni trascorsi. Questa scelta non significa tutela di maniera delle cose fatte, ma si fonda piuttosto su una strategia precisa che, dopo anni di disinteresse politico ed amministrativo, ha voluto puntare alla riscrittura del profilo di Palermo. L’amministrazione uscente ha così assicurato una serie di servizi ed infrastrutture di base, considerate irrinunciabili per la dimensione ed il ruolo di Palermo, ma principalmente ha incardinato una rete di iniziative tutte legate dal medesimo filo: lo sviluppo e la crescita nel rispetto della qualità della vita. Sono quattro le direttrici di intervento che il Sindaco uscente propone ed offre alla valutazione dei Cittadini Palermitani: mobilità, vivibilità, strutture e cultura. La scelta di “aprire” con la mobilità delle persone e delle merci e di “chiudere” con la cultura, passando dalle nuove grandi strutture e dal tema della vivibilità, vuole offrire alla riflessione collettiva una strategia in discontinuità con il passato, quando l’agenda era prioritariamente dettata dalla necessità improrogabile ed emergenziale di assicurare in prima battuta alcuni bisogni di base per i Cittadini.
La mobilità Alle politiche di mobilità si riconducono esigenze economiche, ambientali, salutistiche e di qualità della vita. Spostarsi comodamente e velocemente è un diritto soggettivo ed un precipuo interesse collettivo. Dalle anomalie di funzionamento della mobilità urbana discendono rischi concreti ed accertati per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Il dato di partenza, con riguardo ad esempio alla dotazione viaria, non era dei più confortanti, come dimostra l’incremento esponenziale dei mezzi in circolazione (oltre il 400% in più dagli anni Cinquanta) a sostanziale parità di sedi stradali disponibili; anche la dotazione per la mobilità su ferro soffriva una cronica carenza. Le politiche attuate in questa direzione dall’amministrazione uscente hanno puntato, in termini più emergenziali, a superare la profonda ferita tra la parte nord e la parte sud della Città, determinata dalla improvvida collocazione della Circonvallazione cittadina, e ad attribuire al contempo alla modalità del ferrato, in sedi non concorrenti con gli assi stradali, un ruolo nuovo e strategico. A questa filosofia di interventi si riconducono i sottopassi, i sovrappassi e la riorganizzazione della Circonvallazione, così come la tormentata vicenda del passante ferroviario che punta a liberare i tratti urbani ferrati dalla concorrenza con i servizi ferroviari di media distanza, senza infliggere nuove ferite al tessuto urbano. La linea di interventi, già concretamente avviata si fonda, nel breve periodo, sulla sostituzione progressiva del traffico veicolare con mezzi ad alimentazione elettrica, quali realizzeranno le tre tratte servite da tram. Il secondo tassello è rappresentato dall’affidamento prossimo del cantiere per la realizzazione dell’anello ferroviario interrato, da Piazza Giachery al Porto. Il terzo tassello si fonda sul più ampio ricorso alle nuove tecnologie informatiche e sul presidio capillare del territorio, attraverso idonee cabine di regia, per l’assunzione rapida di misure idonee per assicurare la fluidità del traffico veicolare. Il passaggio definitivo delle politiche per la mobilità è rappresentato dalla realizzazione dell’ultima tratta dell’anello ferroviario sotterraneo, Porto-Politeama-Lolli. Sono di tutta evidenza i benefici diretti (minori costi e minori tempi) ed i benefici indiretti (salvaguardia della salute) indotti dalle linee tram e principalmente dalla chiusura dell’anello ferroviario sotterraneo; è appena il caso di ricordare che tale infrastruttura realizzerà nei fatti un collegamento metropolitano, con una frequenza di passaggio dei convogli inferiore ai due minuti e con una copertura totale sui nodi nevralgici della Città: stazione centrale, policlinico-civico, presidenza ed assemblea regionale, notarbartolo, fiera, sampolo, porto, politeama, lolli. A ben vedere all’interno del cerchio, e con distanze minimali, resta ricompreso l’apparato pubblico, istituzionale e commerciale della Città di Palermo. L’auspicata, prossima definizione della vicenda del passante ferroviario darà maggiore fluidità all’anello ferroviario sotterraneo. Tuttavia, con la lungimiranza richiesta dai doveri di amministrazione di una delle principali metropoli italiane, occorre porsi due obiettivi strategici sul piano della mobilità: la nuova tangenziale e la metropolitana sotterranea sulla direttrice est-ovest . Palermo in atto, a causa della saturazione pressoché completa degli assi autostradali di entrata e di uscita dalla Città, lato Messina e lato Trapani, abbisogna, anche in una logica di protezione civile, di alleggerire i due assi in questione. Ciò è possibile soltanto con una nuova tangenziale metropolitana idonea a scavalcare la Città sul fronte sud, consentendo un collegamento diretto tra Messina e Trapani al di fuori del tratto urbano, anche per superare il paradosso che il grande Asse europeo, il Corridoio Uno Berlino-Palermo, resti impigliato ancora nella Circonvallazione cittadina. L’amministrazione, dopo avere reperito la copertura finanziaria per lo studio di fattibilità della metropolitana leggera tra la Stazione centrale e Tommaso Natale-Resuttana, assume come traguardo la pianificazione esecutiva dell’opera e la sua realizzazione.
La vivibilità La vivibilità cittadina si pone come obiettivo prioritario di una politica della Città che persegue la salute dei cittadini, la loro qualità della vita e l’attrattività del territorio rispetto ai flussi esterni dei potenziali utenti. Dopo avere realizzato un vero e proprio boom di presenze turistiche straniere, supportato dalla crescita esponenziale dell’offerta ricettiva; dopo avere conseguito una marcata destagionalizzazione delle presenze turistiche, grazie anche al patrimonio storico-architettonico e culturale, Palermo lancia ora una nuova scommessa, e proprio sul terreno ambientale, attraverso la valorizzazione e l’utilizzazione organica dei grandi poli di attrazione ambientale esistenti nel territorio urbano, quali il Parco dell’Oreto, la costa sud, il water front urbano, la riserva di Monte Pellegrino ed il Parco della Favorita, il tutto nella cornice unificante del piano integrato per il verde cittadino. Un programma questo che, una volta attuato, iscrive Palermo di diritto nella graduatoria internazionale di vertice della vivibilità. Palermo, che pure ha conosciuto gli effetti nefasti della crescita edilizia incontrollata, ascrive a proprio merito la salvaguardia ambientale pressoché totale di due grandi porzioni del proprio territorio: il Monte Pellegrino ed il Parco della Favorita; proprio per il rilancio di quest’ultimo sono di imminente avvio i lavori di riqualificazione ambientale. Anche il recupero della costa sud Sant’Erasmo-Acqua dei Corsari è in corso, mentre l’intervento per il water front può registrare l’avvio del recupero ambientale-architettonico della Cala e del Castello a mare. Restano comunque numerose le iniziative in cantiere attraverso le quali l’amministrazione si impegna a completare il programma di restituzione del mare ai Cittadini, anche in coerenza con l’antico etimo della Città Pan Ormus, tutto porto. Ma la sfida forse più suggestiva e di grande impatto si gioca sul Parco dell’Oreto che, per estensione, qualità del patrimonio ambientale e per gli ampi margini di recupero che prospetta, si qualifica come il principale insediamento di fruizione del territorio metropolitano. La riqualificazione ambientale dell’esteso bacino fluviale attraverso azioni di disinquinamento, il recupero delle aree vegetate adiacenti, la riqualificazione delle aree urbane degradate, la creazione di percorsi per la fruizione turistica, il rilancio dell’imprenditoria agricola ed artigiana residente nell’area ed infine la creazione di un ente di governo, rappresentano le tappe salienti del percorso di costituzione del Parco dell’Oreto.
Le grandi strutture Le principali capitali del mondo si sono intestate la funzione di trainare la crescita e lo sviluppo dei territori pertinenti; ne costituiscono un esempio città come Madrid o come Roma, che hanno assunto una funzione guida e di traino della crescita socio-economica. Questa grande opportunità si vuole offrire anche a Palermo, attraverso alcune grandi strutture finalizzate ad assurgere al ruolo di piattaforme tecnologiche e di capisaldi della nuova politica urbanistica della Città. La grande area residenziale e commerciale che risulterà dalla copertura della zona Lolli-Notarbartolo, la nascita di una nuova sede fieristica e di un nuovo quartiere, il completamento dell’anello digitale, un grande centro direzionale, in uno al riuso delle aree ex militari dimesse, schiudono una prospettiva di investimenti, di lavoro, di riqualificazione urbana, di implementazione della rete dei servizi e di immagine internazionale che non ha precedenti nella vita della Città. A queste iniziative si attribuisce da parte dell’amministrazione una funzione di traino della società palermitana che risulterà coinvolta in tutte le sue funzioni vitali: l’Università, le libere professioni, la ricerca, il mondo della cultura, le istituzioni, le imprese, le maestranze. Le iniziative per la cultura Si tratta forse dell’ambito di intervento al quale si riconduce la funzione più delicata e che allo stesso tempo può fare conto sui notevoli risultati conseguiti e sui progetti concreti già avviati. Si tratta della più grande risorsa immateriale. Palermo è Città di intensa e diffusa creatività artistica e culturale; la sua vitalità in campo teatrale, cinematografico e televisivo va ben oltre taluni datati stereotipi e si riflette anche nel successo delle nostre giovani leve in Italia ed all’estero. Una nuova generazione di scrittori riscuote già prestigiosi riconoscimenti, mentre la tradizione consolidata di studi etno-antropologici continua a trarre alimento da maestri e scuole di livello mondiale. Ma forse la maggiore novità scaturisce dall’affacciarsi impetuoso sulla scena di una nuova generazione di creativi; la politica intelligente e la buona amministrazione sono impegnate a sostenere, in modo diretto e determinato, la creatività diffusa; essa sarà il fondamento ed il propulsore dell’identità palermitana che si innova nella persistente vitalità delle sue radici millenarie. L’amministrazione ha operato per dotare Palermo, in tempi brevi, di alcuni fortissimi fattori di innesco culturale quali il Museo di Arte contemporanea di prossima realizzazione presso i Cantieri culturali della Zisa e, nello stessa area, la Scuola del Cinema con aule didattiche, teatro di posa, sale cinematografiche, laboratorio fotografico ed altre strutture di servizio. Insieme al polo di produzione televisiva in corso di avanzata realizzazione nell’area di Termini Imerese, alla rilanciata Fondazione del Teatro Massimo, al Museo di Arte Moderna nell’ex convento Sant’Anna ed alla prevista piastra attrezzata per i servizi culturali nell’ex stazione Lolli, sono state poste le premesse e create le condizioni per un lancio di Palermo sul proscenio culturale mondiale, non solo come terminale ma anche come fucina di iniziative nel campo delle arti letterarie, visive e teatrali. Un grande rilevo riveste nelle politiche culturali finalizzate al turismo, il rilancio in grande stile di alcune componenti del patrimonio culturale della Città per assicurare la più ampia fruizione del circuito di chiese ed oratori serpottiani, in stretta collaborazione con la Curia palermitana, e l’accesso ai grandi e prestigiosi palazzi nobiliari, d’intesa con l’Associazione delle dimore storiche.
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