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CENTRO STORICO E BENI MONUMENTALI

 

Il parco archeologico del Castello a mare

L’intervento punta a creare un autentico parco archeologico intorno ai resti del Castello a mare, prezioso frammento di storia incastonato fra la “vecchia” Palermo ed il suo golfo. Un modo per recuperare il “dialogo” tra l’area delle rovine e il mare.

Il progetto è stato redatto dalla Soprintendenza culturale ai beni culturali nell’ambito di un accordo col Comune, che funge da stazione appaltante.

Con una nuova campagna di scavi, saranno ulteriormente portate alla luce le strutture murarie del maschio arabo. Inoltre, saranno restaurate le parti superstiti e si ripristinerà la vista sul mare, con l’eliminazione di alcuni capannoni industriali.

A lavori conclusi, quindi, riemergeranno tutti gli elementi dell’antico insediamento e l’originaria sagoma del porto. Sarà creata anche una passeggiata a mare che contribuirà a valorizzare il rapporto fra il panorama costiero e la suggestiva cornice della città vecchia. La parte su strada sarà configurata a raso per non nascondere i reperti archeologici.

Il parco del Castello a mare rappresenterà lo spunto per creare un percorso didattico guidato, con strumenti di orientamento su base informatica e postazioni informative lungo il percorso che sarà realizzato all’interno del complesso monumentale.

Malgrado la mancanza di dati storici certi sull’origine del Castello a mare, si presuppone l’esistenza, fin dalle epoche antiche, di un presidio fortificato sulla penisola che da nord chiudeva l’accesso al porto dell’antica Panormos: si ha notizia di una prima fondazione in età musulmana. La struttura tra il XII e il XIV secolo mantenne, probabilmente, una configurazione planimetrica in forma di quadrilatero. Nel XV secolo fu realizzata la nuova cinta che ampliò l’area del castello verso la città, inglobando anche una cappella. Intorno al 1496 fu costruito il torrione cilindrico all’angolo ovest della nuova cinta muraria della fortezza, il cosidetto Baluardo di San Pietro.

Dal 1553 al 1601, il castello fu sede del tribunale dell’Inquisizione e delle sue carceri. Nel 1860, identificato dalla popolazione quale simbolo dell’abbattuto potere Borbonico, il castello venne preso d’assalto e parzialmente distrutto. Dopo l’unità d’Italia, il complesso fu adibito a caserma.

Importo complessivo: 5 milioni e 164 mila euro.

Recupero dell’ex monastero di Santa Chiara

L’intervento per la ristrutturazione dell’ex monastero di Santa Chiara riguarda, essenzialmente, il risanamento delle murature al piano terra e al piano superiore. Il progetto comprende l’eliminazione di alcuni tramezzi al primo piano per porre rimedio ad alcune lesioni. Previsto, inoltre, il ripristino delle pareti che versavano in cattivo stato e di alcune pavimentazioni, oltre a uno scavo di tipo archeologico per verificare l’eventuale presenza dei resti di un muro punico.

Importo complessivo: 313 mila euro.

Chiesa dei santi Euno e Giuliano

L’intervento riguarda il recupero della ex chiesa dei Santi Euno e Giuliano, in piazza Magione, con un completo restauro sia dell’intero edificio che della cripta sottostante. Il complesso monumentale risale al XVII secolo e fu fondato dalla confraternita dei Seggettieri e dei Vastasi. Il progetto comprende le opere di consolidamento murale e strutturale, la copertura del tetto, la realizzazione degli infissi e l’installazione degli impianti elettrico, idrico, fognario e di climatizzazione, oltre al ripristino delle superfici decorate. Saranno rimessi a nuovo anche la canonica e i locali a uso abitativo a cui si accede dall’ex piazza Sant’Euno. Abbandonata e sconsacrata ormai da decenni, la chiesa è in stile barocco. Fu edificata fra il 1651 e il 1658 e completamente distrutta dal terremoto del 1823. In seguito venne parzialmente ristrutturata e riaperta al culto.

Importo complessivo: 1 milione di euro.

Palazzo Gulì

I lavori riguardano il risanamento architettonico di Palazzo Gulì, edificio la cui storia è intimamente legata a quella del Monastero di Santa Maria de Latinis (detto del Gran Cancelliere), fondato nel 1171, di cui il palazzo rappresenta la propaggine prospiciente il corso Vittorio Emanuele.

Previste opere di ristrutturazione e recupero funzionale soprattutto per il piano terra e il corpo scala principale, da adeguare alle normative antincendio. Nel piano rialzato, le unità immobiliari saranno unificate in una sorta di “area terziaria”, sviluppando un percorso connesso al corpo scala e all’ascensore centrale. Al piano nobile si unificheranno le due grandi unità immobiliari. Il secondo piano, quello più manomesso, ha richiesto interventi più consistenti con veri e propri consolidamenti, demolizioni e ricostruzioni della struttura portante. Previsto anche il rifacimento di tutti gli impianti tecnologici.

Per gli intonaci esterni è stata scelta una calce con colorazioni a base naturale, per quelli interni il mezzo stucco. Materiali diversificati anche per le pavimentazioni: marmette di graniglia negli spazi interni, marmo di Billiemi per gli esterni.

Fino al 1567, il complesso monastico non prospettò mai sul Cassaro, perché esistevano unità edilizie che fungevano da filtro tra il monastero e il Cassaro stesso. Con la rettifica del Cassaro, si liberarono aree che furono in una prima fase acquisite da importanti famiglie mercantili per poi passare al monastero che già possedeva, nella migliore tradizione, alcuni locali denominati “la vista”, dai quali le suore potevano affacciarsi sul Cassaro senza essere viste.

Durante i moti garibaldini l’intero palazzo subì tali danni che l’Amministrazione comunale ne consentì un’ampia ricostruzione ad opera dei fratelli Gulì, nuovi acquirenti per una quota parte, che realizzarono tre elevazioni non allineandosi, quindi, agli antichi profili degli edifici adiacenti.

L’allineamento si ebbe con un’ulteriore sopraelevazione realizzata tra il 1860 e il 1880.

Gli eventi bellici della Seconda guerra mondiale distrussero totalmente il monastero, di cui rimane soltanto una debole traccia nel piccolo parlatorio nel vicolo del Gran Cancelliere. Da qui il lento e inesorabile degrado strutturale di Palazzo Gulì, di cui il Comune divenne proprietario nei primi anni Novanta effettuando poi alcune opere di consolidamento.

Importo complessivo: 3 milioni e 249 mila euro.


Sistemazione di piazza Baronio Manfredi all’Albergheria

 

Via le baracche, spazio ad aiuole, alberi e posti auto in piazza Baronio Manfredi e piazzetta San Nicolò all’Albergheria. I lavori sono quasi al traguardo: resta da fare soltanto l’impianto luci. L’intervento prevede l’ampliamento dello slargo che si trova a pochi passi dall’antico mercato di Ballarò, attraverso la demolizione di diversi manufatti abusivi, fatiscenti e pericolanti, alcuni dei quali ridotti a ruderi in stato di totale abbandono e perfino trasformati in discarica. Obiettivo del progetto, oltre alla bonifica, anche la creazione di un parcheggio arredato a verde e illuminato, con una cinquantina di posti auto (già realizzati e messi a disposizione degli utenti).

Un altro fronte dei lavori è quello di piazzetta San Nicolò all’Albergheria, per la sistemazione di una parte della pavimentazione, del marciapiedi e dell’impianto di illuminazione pubblica.

Importo complessivo: 153 mila euro.

 

Messa in sicurezza del Baglio Scorzadenaro

Opere di messa in sicurezza e consolidamento per il Baglio Scorzadenaro, nei pressi di via Altofonte, che è stato danneggiato dal terremoto del 6 settembre del 2002. L’intervento, finanziato con i fondi statali stanziati per l’emergenza sismica, prevede la demolizione delle parti pericolanti e il rifacimento di solai, coperture e di alcune strutture in muratura.

L’immobile, ridotto a rudere, rientra fra i beni sottoposti a tutela da parte della Soprintendenza regionale. In origine era un corpo residenziale inglobato in un complesso di forma quadrangolare costituito da diversi edifici.

La struttura risale probabilmente alla fine del XVI secolo, periodo in cui fu effettuata una consistente ristrutturazione dell’intero gruppo edilizio. È costituita da due elevazioni, con scala esterna posta sul retro e copertura a padiglione divisa in due da un muro centrale.

Importo complessivo: 814 mila euro

 

Messa in sicurezza del complesso monumentale di San Basilio

Opere di messa in sicurezza per il complesso monumentale di San Basilio, danneggiato dal terremoto del 6 settembre del 2002. Il progetto, finanziato con i fondi statali stanziati per l’emergenza sismica, prevede la demolizione delle parti pericolanti e il risanamento di alcune strutture in muratura.

Importo complessivo: 1 milione e 76 mila euro

 

Messa in sicurezza della chiesa di Santa Maria La Nova

Opere di messa in sicurezza per la chiesa di Santa Maria La Nova, danneggiata dal terremoto del 6 settembre del 2002. L’intervento, finanziato con i fondi statali stanziati per l’emergenza sismica, riguarda il miglioramento ed il consolidamento delle volte, di alcune parti in muratura, delle coperture lignee e del tamburo. Saranno sostituiti anche i solai.

Importo complessivo: 740 mila euro

 


Recupero di otto immobili storici

Cure antidegrado per otto architetture della Palermo antica in varie zone della città. Sono i lavori di restauro e risanamento conservativo previsti nell'ambito di un appalto "itinerante" partito dalla settecentesca Villa Pantelleria e che riguarda anche le ex case dei custodi di villa Bonanno e villa Sperlinga, i piloni all'ingresso del parco della Favorita, il muro perimetrale della riserva stessa, quello di fondo Malvagna, i piloni di via Villa Rosato e il portale di San Giuseppe, in via Oreto.

Nella settecentesca residenza nobiliare, che sorge nel vicolo Pantelleria, si interverrà soprattutto per mettere in sicurezza la copertura, il cui degrado minaccia anche gli spazi interni. Saranno eliminate le lesioni, revisionate le strutture portanti e sostituite sia le tegole che le parti lignee malconce. Previsti anche uno scavo nella zona antistante l'ingresso principale per stabilire se esistano o meno le fondazioni dello scalone e un lavoro di sistemazione sarà fatto sulla recinzione esterna.

Nella Casa del custode di villa Sperlinga, che come il giardino legò la sua storia al nome della famiglia Florio tra XIX e XX secolo, l'intervento sui prospetti prevede sia la disinfestazione e la parziale rimozione degli intonaci, rovinati dall'umidità, dalle incrostazioni e dai muschi, sia la reintegrazione delle superfici originarie. Prevista anche la sistemazione della copertura. L'area esterna sarà sistemata con una nuova pavimentazione e sarà anche creata una nuova ringhiera ornamentale lungo il perimetro.

Per la Casa del custode di Villa Bonanno, progettata da Giuseppe Damiani Almeyda per il giardino creato nel 1905 davanti a Palazzo dei Normanni, si prevede il restauro degli intonaci, degli stucchi e delle tinteggiature, ma anche la riparazione degli infissi.

Nel parco della Favorita, saranno completamente ripristinati il muro di fondo Malvagna
e quello che costeggia viale del Fante.

Interventi anche sui piloni posti all'ingresso del parco della Favorita, accanto a villa Case Rocca, con la ricostruzione di alcune parti in muratura e l’adeguamento del sistema di smaltimento delle acque piovane, in modo da evitare il ristagno d'acqua alla base del manufatto. Analogo lavoro sarà fatto sui piloni della via Villa Rosato.

In via Oreto, infine, si recupererà il portale di San Giuseppe, con la rimozione della vegetazione che nel tempo si è formata sulla superficie, la pulitura chimica, il rifacimento della stuccatura e il restauro degli elementi in legno.

Importo complessivo: 725 mila euro

 


Ex convento di Sant’Agata alla Guilla

Trattamento antidegrado per l’ex convento di Sant’Agata alla Guilla. Obiettivo dei lavori è mettere in sicurezza l’antico edificio che prospetta su via del Celso, nei pressi della Cattedrale.

Rimasto per molto tempo in stato d’abbandono, l’immobile era anche stato danneggiato dal terremoto del settembre 2002. L’intervento, finanziato coi fondi statali stanziati per l’emergenza sismica, servirà soprattutto per consolidarne le strutture ed evitare che possano deteriorarsi ulteriormente col passare del tempo.

Il progetto prevede il risanamento delle murature con la sistemazione delle parti lesionate, il rifacimento dei solai in legno, delle pavimentazioni e delle coperture esterne.

Composto da un piano terra e tre elevazioni, l’ex convento di Sant’Agata alla Guilla è annesso all’omonima chiesa la cui edificazione risalire probabilmente al XII secolo, anche se l’attuale configurazione esterna è da riferire al periodo compreso tra fine XV e inizio XVI secolo.

 

 

 

Importo complessivo: 1 milione e 60 mila euro

 

Giardino di piazza Fonderia

Obiettivo dei lavori è realizzare, nell’area di circa mille metri quadrati che si affaccia sull’insenatura della Cala, un giardino con spazio-giochi per i più piccoli. Il progetto comprende anche il recupero dei locali dell’ex opificio che nella prima metà del Novecento contribuì, con la lavorazione del ferro e della ghisa, allo sviluppo della città liberty.

Il giardino sarà idealmente diviso in tre parti: il prato nell’area più vicina al fronte a mare; uno spazio attrezzato nella fascia centrale, dove troveranno posto anche i giochi per bambini; la zona più interna, al servizio di un piccolo bar all’aperto. Le aiuole saranno arredate con essenze mediterranee e piante odorose. Previsti viali pedonali e panchine.

L’intervento interesserà i locali dell’adiacente ex fonderia con interventi di tipo conservativo per gli elementi che mantengono tracce significative dell’impianto originario e azioni di ripristino per le parti che invece versano in cattive condizioni. Nella campata dell’ex opificio, una volta recuperata, sarà possibile allestire un caffè letterario e organizzare attività culturali.

Il nome della piazza trae origine proprio dall’edificio costruito nel 1601 e destinato alla fusione del materiale d’artiglieria. Le attività della fonderia cessarono definitivamente dopo i bombardamenti del 1943, che distrussero gran parte del fabbricato. 

Importo complessivo: 720 mila euro

 

Sistemazione del basolato e dei servizi in via Meli

Un vero e proprio restauro della pavimentazione per far rivivere l’antico look di via Meli e delle strade circostanti, caratterizzate, fino a circa un secolo fa, da un manto uniforme in basole di Billiemi. E ancora, una revisione completa dei servizi, per rimettere a nuovo rete fognaria e impianto d’illuminazione.

Sono gli obiettivi dei lavori che oltre alla via Meli riguardano l’omonima piazzetta, piazza San Giacomo la Marina, via dei Coltellieri e discesa San Domenico, per complessivi 3.900 metri quadrati di superficie.

L’intervento, consentirà di riproporre la configurazione originaria e interessa circa 18 mila basole, considerando quelle da restaurare e le lastre di nuova installazione.

Compatibilmente con le esigenze tecniche, nei 365 giorni di cantiere previsti si cercherà di circoscrivere le a singole porzioni di carreggiata, con l’obiettivo di garantire il più  possibile una fruizione agevole degli spazi, delle abitazioni e degli esercizi commerciali. In particolare, prevede che vengano rmesse a nuovo e ricollocate le basole in pietra di Billiemi ancora recuperabili e sostituite tutte le altre. Nuovo basolato, invece, in alcuni tratti che prima erano ricoperti d’asfalto.

In merito ai servizi, il progetto comprende l’installazione di 700 metri di condutture fognarie: saranno totalmente ricostruiti i collettori principali e secondari, con pozzetti per le ispezioni e per l’allacciamento delle singole utenze.

Previste anche nuove caditoie con sistema anti-ratto e la sistemazione dei marciapiedi. Pure l’impianto d’illuminazione sarà interamente rifatto: dai cavi aerei si passerà a un circuito totalmente interrato. Sarà creato anche qualche nuovo punto luce.

Importo complessivo: 1 milione e 580 mila euro

 

 

 

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