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SPAZI PER LA CULTURA

Recupero del Teatro Garibaldi

Non una classica ristrutturazione, e neppure un restauro in chiave filologica. Piuttosto, una rivisitazione funzionale e concettuale delle architetture esistenti: ruderi che diventeranno un’affascinante cornice “archeologica” attorno allo spazio della messinscena. È la filosofia che ispira i lavori di recupero del Teatro Garibaldi.

Il progetto è figlio delle riflessioni sulle recenti evoluzioni dell’arte teatrale e sull’uso degli spazi scenici, a cominciare dalle sperimentazioni degli anni Sessanta. Innanzitutto, la platea e la scena vengono concepite come un’unica entità, con configurazioni sempre imperniate sulla frontalità tra pubblico e spettatori. Nella sala teatrale sarà installata una tribuna telescopica, cioè retrattile: una gradinata da 150 posti, capace di estendersi per 8 metri e 90 fino ai margini del palcoscenico ma anche di richiudersi in una scatola lignea con ingombro ridotto a 1 metro e 25. La scena, appunto, sarà tutto il resto: il palco e l’ex retropalco, ma anche lo spazio intorno alla gradinata. Un’altra particolarità riguarderà proprio il palcoscenico, che sarà come una prosecuzione della sala, sullo stesso piano, con la parte più profonda (l’ex retropalco) lasciata a vista e a una quota leggermente più alta.

Inoltre, la prima parte del palcoscenico sarà composta da pedane mobili parallele che potranno essere sollevate fino a creare una scalettatura, con la possibilità di ribaltare, così, la frontalità tra scena e sala: in questo caso, richiudendo la platea telescopica, si potranno utilizzare l’emiciclo e le occhiaie dei palchi come spazio scenico. All’interno della sala, gli interventi per ricostituire le parti strutturali mancanti o danneggiate consisteranno in semplici ritocchi.

Con un vero e proprio restauro artistico, invece, sarà rimessa a nuovo la tela sotto all’arco scenico, nella quale sono ricordate le date delle battaglie di Garibaldi in Sicilia. La parte antistante la sala sarà riorganizzata con una sequenza di tre spazi d’accesso e raccolta del pubblico: una corte scoperta, aperta sulla strada (una rientranza simile a una piazza), un primo foyer interno e un vestibolo. I piloni sul fronte strada saranno restaurati.

Prevista anche una completa ristrutturazione per il corpo di fabbrica adiacente alla sala teatrale. L’edificio conterrà il backstage, i camerini, i servizi igienici per gli attori, i magazzini per il deposito delle scene e dei costumi. Al piano superiore saranno allestite le sartorie, le lavanderie, gli uffici, i servizi igienici e le foresterie per gli artisti. Saranno creati anche una caffetteria, una sala atelier e bookshop.

Infine, accanto al giardinetto interno, a destra della sala, troveranno posto i servizi igienici per il pubblico. Il baglio sarà risistemato col mantenimento dei sommacchi esistenti e ospiterà un piccolo bar, in modo che sia possibile utilizzarlo anche come foyer estivo.

Importo complessivo: 4 milioni e 600 mila euro

 

Sistemazione delle aree esterne intorno alla Scuola di cinema

Nuove pavimentazioni, arredi a verde, revisione dei sottoservizi. Questa la “ricetta” per rimettere a nuovo viali e reti di sottosuolo intorno ai tre padiglioni dei Cantieri culturali alla Zisa già ristrutturati e destinati a sede della Scuola nazionale di cinema (Dipartimento documentario).

L’intervento serve non solo per tirare a lucido le aree esterne ma anche per ridare piena funzionalità alle sottostanti condutture adibite allo smaltimento delle acque nere e piovane.

In dettaglio, la superficie dei marciapiedi attorno ai tre edifici della Scuola di cinema sarà in lastre di Billiemi uguali a quelle presenti in un piccolo tratto già pavimentato, mentre sulle corsie carrabili è previsto un nuovo manto di mattoncini auto-bloccanti. Per quanto riguarda le reti fognarie delle acque nere e piovane, si provvederà al ripristino e alla parziale reintegrazione delle condutture esistenti. Sarà salvaguardato con una ringhiera e resterà in vista un grosso ingranaggio metallico che veniva utilizzato per far ruotare i vagoni del trasporto merci quando il complesso industriale era ancora in attività. Prevista, infine, la realizzazione di un’aiuola ornamentale.

Importo complessivo: 698 mila euro

 

 

Museo Pitrè

Nell’edificio un tempo annesso alla Palazzina Cinese, oggi sede del Museo etnografico “Giuseppe Pitrè”, si lavora per il rifacimento degli impianti di riscaldamento, condizionamento, idrici, elettrici, telefonici, televisivi e radiotelefonici. Previsto, inoltre, il restauro delle superfici decorate e dei beni mobili di interesse storico ed artistico. L’intera struttura sarà adeguata alle norme vigenti in materia di sicurezza. Il progetto comprende anche la risistemazione delle partizioni e delle finiture interne, degli intonaci, degli infissi esterni, della pavimentazione e dei tetti.

Importo complessivo: 2 milione e 576 mila euro

 

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