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IL CENTRO
STORICO DI PALERMO
I quattro mandamenti
MANDAMENTO MONTE DI PIETÀ
Posto di fronte al
mandamento Palazzo Reale (sempre a destra guardando i Quattro Canti), alle
spalle del cantone di nord-ovest, racchiude l’area compresa nel perimetro
tra corso Vittorio Emanuele, via Maqueda, corso Alberto Amedeo, piazza
Vittorio Emanuele Orlando e via Volturno. La vicenda urbanistica del
mandamento, particolarmente complessa e stratificata, è la risultante di
una serie di interventi succedutisi dalla metà del XV secolo ai primi del
XVII, il più importante dei quali fu l’interramento delle acque del
Papireto (il cui letto si trovava nella zona tra piazza SS. Cosma e
Damiano e via Candelai).
Zona un tempo di
insediamenti militari, vi sorsero edifici religiosi e aristocratici,
mentre nella parte più a valle, dove le paludi formate dalle acque del
Papireto rendevano l’aria poco salubre, si formò un’edilizia povera, al
servizio spesso di mercati e di piccole attività commerciali.
Luogo simbolo del
potere religioso, il mandamento è segnato dalla presenza della Cattedrale
(vedi corso Vittorio Emanuele), alle cui spalle c’è la
cappella di S. Maria l’Incoronata, in parte riedificata nel secondo ’800,
la cui origine risale al periodo normanno come ampliamento della basilica
cristiana precedente alla realizzazione della Cattedrale. Sul lato
occidentale, c’è la cinquecentesca Loggia dell’Incoronazione, così
chiamata perché, secondo la tradizione, i re appena incoronati vi si
affacciavano per ricevere l’omaggio del popolo. Di fronte, l’oratorio
dei SS. Pietro e Paolo, opera degli ultimi anni del XVII secolo di
Paolo Amato, con un vivacissimo portale e un interno riccamente decorato a
stucchi e marmi mischi. Troviamo, poi, il cinquecentesco oratorio dei
Pellegrini, la settecentesca chiesa dell’Angelo Custode, la
chiesa di S. Maria di Monte Oliveto (o Badìa Nuova), del
1623,
progettata da Mariano Smiriglio, con estrosa facciata e decorazione della
volta di Piero Novelli; la seicentesca chiesa del Noviziato dei Gesuiti
(dedicata a S. Stanislao Kostka), con facciata del
1704
e, all’interno,
apparato decorativo rococò e interessanti opere d’arte; palazzo Guccia,
edificato alla fine del ’700
sul bastione del Papireto; la piccola chiesa della SS. Annunziata a
Porta d’Ossuna; la settecentesca chiesa della Sacra Famiglia (o
delle Cappucinelle); palazzo Fernandez (sede dell’Accademia di
Belle Arti), fondato nei primi del ’700,
ma poi finito di realizzare alla fine dell’800
secondo un nuovo progetto di Giuseppe Damiani Almeyda; il vicino
palazzo Mulinelli di S. Rosalia, cinquecentesco (sede di una parte
dell’Accademia di Belle Arti); palazzo Artale di Collalta,
costruito nel ’600
e rimaneggiato nella
prima metà dell’800;
palazzo Del Castello di S. Isidoro, con portale
tardo-cinquecentesco.
Nella zona ci
sono tre chiese che prendono il nome dalla “Guilla”, rione che prendeva il
nome da una copiosa vena d’acqua che sgorgava nei pressi del Papireto
(dall’arabo wadi, “fiume”, poi corrotto in “guida”, “guidda”, “guilla”):
la chiesa di S. Agata alla Guilla (sembra che la santa avesse in
questa zona la sua casa), di origine normanna, ricostruita tra la fine del
XV e l’inizio del XVI secolo, con finestre in stile gotico-catalano e
portale con colonne di scuola gaginesca; la chiesa di S. Giovanni
Battista alla Guilla, d’epoca normanna, ma interamente ricostruita
alla fine del ’700;
e la chiesa dei SS. Quaranta Martiri alla Guilla, edificata nei
primi del ’600
dai Pisani (dedicata ai soldati di una legione romana uccisi in una palude
gelata nel
320
d.C.), con affreschi di Guglielmo Borremans all’interno.
L’ampio
edificio del Monte di Pietà, da cui prende nome il mandamento, nacque
nel
1550
come opificio per la realizzazione di panni; quarant’anni dopo, fu
modificato e destinato a Monte dei Pegni; ulteriori trasformazioni ebbe
nel XVIII secolo, fra cui il portico neoclassico. Di fronte, l’oratorio
di S. Stefano, di origine tardo-cinquecentesca.
Fra le chiese più
belle del mandamento c’è quella di S. Agostino, edificata nel XII
secolo (ma più volte restaurata), dove la nuda facciata medievale –
ornata, però, da un rosone fiorito – fa contrasto con il bianco splendore
dell’interno, ricco di decorazioni ed opere d’arte, e dal quale si accede
all’elegante chiostro del convento (seconda metà del ’500).
Di fianco alla chiesa, il complesso dello Spirito Santo (ex caserma
Falletta), di origine trecentesca, con chiesa dei primi del ’600
e convento adibito
nell’800
a caserma dei Vigili del fuoco, oggi recuperato. Di fronte alla
chiesa di S. Agostino, palazzo Trucco, seicentesco, ristrutturato
nel secondo ’700,
la seicentesca chiesa dei SS. Diecimila Martiri, appartenuta
all’omonima Compagnia e rifatta nel XVIII secolo, e palazzo Barlotta di
S. Giuseppe, di fondazione medievale e ristrutturato nel tardo ’600.
Il mandamento
racchiude al suo interno uno dei mercati storici della città, quello del
Capo, il cui nome deriva da Seralcadio, l’antica denominazione del
quartiere (dall’arabo sâri-al-qadî, “strada del Kadì”, magistrato);
per la sua posizione, che era nella parte superiore del quartiere,
infatti, la zona fu chiamata “caput Seralcadii”, e la dizione Capo rimase
nel linguaggio comune. L’ingresso del mercato è segnato dalla
settecentesca Porta Carini (così chiamata perché da qui partiva
l’antica strada per quel paese); e all’interno del caratteristico mercato,
sono numerosi gli edifici religiosi che s’incontrano: fra questi, spiccano
la chiesa dell’Immacolata Concezione (1604),
sorprendente per la sontuosa decorazione barocca “a marmi mischi”; la
chiesa di Maria SS. della Mercede, d’origine quattrocentesca, ma
rimaneggiata nei secoli; la chiesa di S. Ippolito, trecentesca, con
facciata rifatta nel ’700
da Andrea Palma; la chiesa di S. Gregorio Magno a Porta Carini,
fondata secondo la tradizione dallo stesso S. Gregorio e poi distrutta dai
Saraceni, riedificata dai Normanni e quindi rinnovata nel XVIII secolo; e
le cinquecentesche chiese di S. Marco e del SS. Crocifisso di Lucca.
Nella
vicina piazza Beati Paoli, incontriamo la cinquecentesca chiesa dei SS.
Cosma e Damiano e la chiesa di S. Maria di Gesù al Capo, di
fondazione quattrocentesca, ma il cui impianto risale alla metà del ’600.
Fra gli altri
monumenti del mandamento, ricordiamo: l’ottocentesca chiesa di S. Maria
del Giusino; la chiesa dei Tre Re, fondata a fine ’500
(rimane un bel portale) e rifatta nel ’700,
con decorazione a stucco di scuola serpottiana; palazzo Leone-Cupani,
d’origine seicentesca e ristrutturato nell’800;
la chiesa di S. Maria di Montevergini, con l’imponente facciata del
1704
di Andrea Palma e affreschi di Guglielmo Borremans; la chiesa di S.
Paolino dei Giardinieri, fondata alla fine del XVI secolo, bombardata
durante l’ultima guerra e ripristinata come moschea negli anni Novanta del
XX secolo; palazzo Vanni di S. Vincenzo, edificato nel ’600
inglobando resti di strutture medievali; l’oratorio di S. Onofrio,
della metà del ’500
e rimaneggiato nel ’700.
Nei pressi del Capo,
c’è un altro tipico mercato cittadino, quello di stoffe in via Sant'Agostino
che, oltrepassata via Maqueda, continua in via Bandiera.
Dall’800
in poi, il quartiere ha subito profonde modificazioni, con gli
sventramenti del rione della Concezione e del bastione d’Aragona, sulla
cui area è sorto negli anni Trenta del ’900
il Palazzo di Giustizia, e del rione S. Giuliano per far posto al
Teatro Massimo: quest’ultimo, uno dei più grandi e fastosi teatri
d’opera d’Europa, fu iniziato da Giovan Battista Basile nel
1864
e ultimato dal figlio
Ernesto nel
1897;
in stile corinzio, con pronao alla sommità della splendida scalinata e
cupola, alla sua decorazione parteciparono i migliori pittori, scultori e
artigiani siciliani dell’epoca.
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