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IL CENTRO
STORICO DI PALERMO
I quattro mandamenti
MANDAMENTO PALAZZO REALE
Stando ai Quattro Canti
e guardando in direzione della Stazione centrale, spalle a piazza Verdi,
il mandamento Palazzo Reale si trova a destra, alle spalle della chiesa
barocca di S. Giuseppe dei Teatini, ed è una delle zone più ricche di
storia della città, oltre ad essere l’antico luogo del centro del potere.
Al culmine, nel punto più alto
della città, di
fianco a Porta Nuova, si estende Palazzo Reale o dei Normanni,
edificato da questi ultimi su preesistenze puniche, romane, bizantine e
arabe. Sede regale e amministrativa, ma anche di opifici tessili e, sotto
Federico II, della celebre scuola poetica siciliana, al suo interno si
trova la straordinaria Cappella Palatina, uno dei monumenti più
celebri al mondo, fondata da re Ruggero nel
1130,
dove si fusero l’esperienza architettonica fatimida con la sontuosità
decorativa dei mosaici bizantini. Dopo un periodo di decadenza, il palazzo
venne ristrutturato e rimodulato dalla seconda metà del XVI secolo dai
viceré spagnoli. Altri interventi si ebbero nel ’700
e nell’800,
che lasciarono soltanto due delle torri esistenti (la Pisana e la Joaria).
Dal
1946
è sede dell’Assemblea regionale siciliana.
Di fianco al
Palazzo Reale, più in basso, il monumento a Filippo V, complessa
macchina trionfale barocca (1661).
E dinanzi, si estende Villa Bonanno, realizzata nel
1905,
dove si trovano interessanti resti di case romane d’epoca repubblicana e
imperiale. Nei pressi, la chiesa dei SS. Elena e Costantino, della
fine del ’500,
con l’omonimo oratorio settecentesco. Al di là, c’è piazza della Vittoria,
dove, a fianco del palazzo della Questura, si erge il trecentesco
palazzo Sclafani, con begli archi acuti bicromi in pietra lavica sopra
le finestre bifore della facciata e chiostro centrale; di fronte, il
seicentesco palazzo Pirrone. Sempre su piazza della Vittoria, c’è
la cappella di Maria SS. della Soledad, costruita nel
1590
da nobili spagnoli e profondamente rinnovata nel
1679
da Paolo Amato.
Alle spalle del
Palazzo Reale, la chiesa della Madonna dell’Itria (d’origine
bizantina), detta anche della Pinta, per la sacra rappresentazione
L’Atto della Pinta di Teofilo Folengo, messa qui in scena nel
1562;
demolita nel
1620,
fu riedificata cinquant’anni dopo. A fianco, l’oratorio di S. Mercurio,
con decorazione settecentesca in stucco di Procopio Serpotta.
In questo
mandamento ricade uno dei monumenti più universalmente noti e suggestivi
di Palermo, la chiesa di S. Giovanni degli Eremiti, dalle
caratteristiche cupolette rosse, costruita da Ruggero nella prima metà del
XII secolo e affidata ai Benedettini, in un sito che nei secoli aveva
avuto una funzione simbolica e sacrale. La tipica architettura
arabo-normanna è particolarmente riscontrabile nel delizioso chiostro del
convento (quest’ultimo non più esistente). Sulla stessa via dei
Benedettini, la chiesa di S. Giorgio in Kemonia (1765)
e la porta Mazzara, risalente ad epoca normanna, con i resti delle
fortificazioni cinquecentesche.
La configurazione
attuale del mandamento Palazzo Reale è il risultato degli interventi
compiuti tra la metà del XVI e la fine del XVII secolo: venne interrato il
fiume Kemonia (l’arabo “fiume del Maltempo”), sul cui letto fu costruita
la via Porta di Castro; fiume che si gettava a mare, subito dopo l’attuale
via del Ponticello. E vi sorse il quartiere dell’Albergheria, dove oggi
vediamo la chiesa di S. Francesco Saverio (1685-1710),
uno dei più significativi esempi di edificio a pianta centrale in Sicilia,
la piccola chiesa di S. Maria delle Balate (1631)
e palazzo Giallongo di Fiumetorto (1771),
con prospetto rococò, ma in penoso stato di degrado. Di fianco a quest’ultimo,
la chiesa di S. Nicolò con l’attigua torre, di origine
duecentesca e ampiamente modificata a metà del ’700.
Nella zona ebbe grande impulso l’attività edilizia a carattere religioso,
proliferarono gli oratori e si andarono configurando i fulcri di due
potenti ordini, la chiesa e il convento dei Gesuiti (Casa Professa) e il
Carmine Maggiore.
La chiesa del
Gesù (1564-1633),
ricchissima di marmi mischi e di opere d’arte, e con un suggestivo
chiostro settecentesco, è uno dei più rilevanti esempi del Barocco
palermitano. La Casa Professa occupava un vasto isolato che comprendeva
anche l’attuale palazzo Marchese, quattrocentesco, sul cui terzo
ordine fu innalzato il campanile della chiesa del Gesù (1731).
E negli ambienti della Casa Professa e del complesso di S. Michele
Arcangelo (di fondazione normanna) trova spazio la Biblioteca
comunale, che conta oltre 300.000
antichi e spesso rari volumi. Su piazza Casa Professa, c’è quel che rimane (il prospetto
puntellato) del Collegio della Famiglia di Maria a Casa Professa (1671)
e il settecentesco palazzo Pulvirenti.
Nei pressi di
palazzo Marchese vediamo la chiesa dei SS. Quaranta Martiri al
Casalotto, di fondazione medievale, ma il cui attuale aspetto
neoclassico è dei primi dell’800.
Subito dopo Casa Professa, invece, si nascondono la chiesa di S. Maria
delle Grazie al Ponticello, d’impianto cinquecentesco, e l’oratorio
delle Dame, fondato a fine ’500,
piccolo gioiello barocco con una preziosa decorazione pittorica.
L’altro grande
edificio religioso del mandamento è la chiesa del Carmine,
edificata da Mariano Smiriglio a partire dal
1627,
che ha una splendida cupola maiolicata, con una straordinaria decorazione
plastica nel tamburo. La chiesa si trova nel cuore del mercato di
Ballarò, uno dei quattro mercati storici, con la Vucciria, il Capo e
Borgo Vecchio; Ballarò deriva, probabilmente, dall’arabo suq-al-Balarî,
ad indicare il luogo dove vendevano le loro mercanzie i contadini
provenienti dal casale Balarâ, vicino Monreale. Nei pressi, c’è la
chiesa di S. Giuseppe del Collegio di Maria, della metà del ’700,
con un bell’altare maggiore stile Impero all’interno.
Tornando all’Albergheria,
troviamo porta S. Agata, d’età normanna, ad unico fornice; sulla
stessa strada, l’oratorio del Carminello, con i raffinati stucchi
di Giuseppe e Procopio Serpotta.
Dall’altra parte
del mandamento, nei pressi di piazza Bologna, si eleva il quattrocentesco
massiccio palazzo Speciale-Montaperto di Raffadali, con
belle bifore sul prospetto e scalone del XVIII secolo; quindi, la
chiesa di S. Chiara, di fondazione trecentesca, ma trasformata tra
seconda metà del ’600
e prima metà del ’700,
con una raffinata decorazione marmorea e affreschi di Olivio Sozzi,
Gaspare Serenario, Pietro Martorana, Gaspare Fumagalli, Antonino Grano, e
uno splendido altare maggiore in marmi e pietre dure; a fianco, il
settecentesco campanile. E poi, la chiesa di S. Giovanni all’Origlione,
eretta nel XVII secolo e rifatta alla fine del secolo successivo con
un’imponente facciata; il seicentesco palazzo Federico,
riconfigurato nel ’700,
che ingloba la torre Busuemi, di origine araba; palazzo
Bennati-Ventimiglia, del quale rimane solo il bel prospetto
settecentesco; e palazzo Oneto di S. Lorenzo, con prospetto e
cortile cinquecenteschi.
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