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BIBLIOTECA COMUNALE
ex chiesa di San Michele
piazzetta Brunaccini
1 – tel. 091 7407571 - 091 7407583
orari: da lunedì a venerdì ore 9-13
martedì, mercoledì e giovedì anche
15-18
chiusura sabato
ingresso libero
dir.biblioteca@bib.comune.palermo.it
(chiusa il 15/07 per la festa della
patrona)
Fu istituita nel 1760
come Pubblica Libreria del Senato su iniziativa del principe di San
Vincenzo e di un gruppo di nobili illuminati. Dopo l'espulsione dei padri
Gesuiti dalla Sicilia, la Pubblica Libreria occupò nel 1775 parte
della Casa Professa, edificata nella seconda metà del ’
La Biblioteca Comunale
si è arricchita nel tempo grazie soprattutto a donazioni di studiosi e
ai lasciti degli ordini religiosi: dai diplomi e scritture relativi alla
storia siciliana del periodo normanno alle Costituzioni federiciane, ai
codici membranacei, incunaboli, messali, miniature, edizioni rare del ’
Il classico arredo in legno scolpito della sala di lettura proviene dalla Biblioteca dell’ordine dei Gesuiti; nel ballatoio sono appesi i ritratti di uomini illustri siciliani. Pregevoli bassorilievi ornano le scale in marmo rosso di accesso alle sale; tra questi, un busto di Alessandro Vanni, opera di Ignazio Marabitti.
via Paolo Gili 4 –
tel. 091 6524942
da martedì a domenica dalle 9 alle 19
chiusura lunedì
Sala di lettura tel. 091 6520814
Biblioteca Gramsci
ingresso libero
mupaspaziespositivi@libero.it
(chiusa il 15/07 per la festa della
patrona)
Le ex Officine Ducrot si trovano all’interno di un’area di 55.000 mq, alle spalle del Castello della Zisa, e contengono una quarantina di capannoni, alcuni di grande bellezza, tutti, comunque, esempi interessantissimi di archeologia industriale, con una naturale vocazione a diventare una straordinaria cittadella della cultura, sull’esempio di analoghi luoghi di lavoro obsoleti. Qui furono realizzati i mobili liberty tra i più belli d’Europa, disegnati da Ernesto Basile, da quelli per Villa Igiea agli arredi di Montecitorio e delle grandi navi da crociera dei Florio.
Già attive come fabbrica di mobili Golia all’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891-92, acquistarono rilievo quando ne assunse la direzione Vittorio Ducrot, vulcanico ingegnere francese dalle travagliate esperienze politiche, che iniziò la collaborazione con Basile nel 1899, divenendo proprietario unico dell’impresa nel 1902. L’anno dopo, contava 20 macchine e 200 operai; venne poi quotata in Borsa e nel 1930 aveva 2.500 dipendenti. Il declino cominciò nel ’39, quando fu rilevata da un gruppo finanziario genovese. Nel ’40 venne costruita la palazzina dell’Aeronautica Sicula, su progetto da Salvatore Caronia Roberti. L’attività cessò nel ’68, mentre una variante al Piano Regolatore Generale ne prevedeva la demolizione per farne area edificabile: le ex Officine Ducrot avrebbero fatto la stessa fine delle ville liberty di via Libertà e via Notarbartolo, se non fossero state acquistate dal Comune nel ’95 e aperte, in minima parte, quasi subito.
Oggi, sono stati recuperati 12 capannoni, spazi adibiti, di volta in volta, a teatro, danza, mostre, concerti, convegni; una palazzina è sede del Centre Culturel Francais de Palerme et de Sicile e del Goethe Institut; un’altra della biblioteca dell’Istituto Gramsci Siciliano. In questi anni, i Cantieri sono diventati un importante punto di riferimento culturale, apprezzato anche in Europa, ospitando migliaia di avvenimenti. Questo complesso di enormi potenzialità deve, tuttavia, trovare il suo recupero globale; e fra i progetti, c’è quello di un museo d’arte contemporanea, previsto su un’area di oltre 9.000 mq.
CIVICA GALLERIA D'ARTE MODERNA
“EMPEDOCLE RESTIVO”
Complesso Sant’Anna la Misericoria - Piazza Sant’Anna ai Lattarini
www.galleriadartemodernapalermo.it
Orari per il pubblico
martedì - domenica, ore 9,30 - 17,30 - lunedì chiuso, anche se giorno
festivo.
(La Galleria chiude alle 18.30 ma l’ultimo ingresso è alle 17.30).
Ingresso gratuito fino al 6 gennaio 2007
La biglietteria chiude alle ore 17,30.
Ingressi (dal 7 gennaio 2007)
Intero euro 7,00 Ridotto euro 5,00
Ubicato nel cuore del centro storico, dove sorge l’antico mercato dei Lattarini, il complesso di Sant’Anna la Misericordia (o alla Misericordia o della Misericordia) è formato dall’ex convento francescano della chiesa di Sant’Anna, una delle più scenografiche del Barocco palermitano, e dall’attiguo palazzo Bonet, sito di fronte a piazza Croce dei Vespri e palazzo Gangi.
Esso mantiene tuttora i connotati dell’architettura residenziale di fine ’400, in stile gotico-catalano, con alcune bifore rimesse in luce (palazzo Bonet); e di una residenza conventuale seicentesca, che si articola attorno ad un magnifico chiostro con colonne in marmo grigio e arcate a tutto sesto, preceduto da un bel portale d’ingresso, d’impronta manierista, dei primi del ’600.
Il complesso occupa tutto l’ampio lato contiguo alla chiesa di Sant’Anna, continua sulla stretta omonima via, si affaccia su piazza Croce dei Vespri e gira lungo vicolo dei Corrieri, ad angolo con piazza Aragona. Una zona che è ideale prosecuzione di via Alloro, e che giunge fino al quartiere della Kalsa; a pochi metri, sul lato occidentale, si trova la chiesa di San Francesco d’Assisi; mentre su quello orientale, si arriva al Teatro Santa Cecilia e a piazza Rivoluzione (la Fieravecchia). A monte, esso è delimitato da piazza Borsa e da via Roma. Siamo nel cuore del mandamento Tribunali.
Restaurato di recente dall’Amministrazione comunale, il vasto complesso di Sant’Anna sarà tra breve la nuova sede della Civica Galleria d’arte moderna, fino a poco tempo fa ospitata nel Ridotto del Teatro Politeama Garibaldi (in via Turati), dove nacque nel 1910, su impulso di Empedocle Restivo, assessore comunale, giurista e cultore delle arti, e a lui poi dedicata.
Negli ampi saloni della nuova sede si potranno ammirare dipinti e sculture in gran parte di artisti siciliani fra meta ’800 e i primi vent’anni del ’900, provenienti dal vecchio Museo Nazionale di Palermo, da chiese, conventi e donazioni private; mentre un migliaio sono le opere conservate nei depositi. Opere di gusto neoclassico, romantico, realista, che formano una particolare e prestigiosa collezione che rispecchia un’epoca di grande vivacità imprenditoriale e culturale della città, dominata dai Florio e dai Basile, e segnata dall’Esposizione Nazionale del 1891-92. Fra i pittori principali, Francesco Zerilli, Tommaso Riolo, Giuseppe Patania, Salvatore Lo Forte, Giuseppe Sciuti, Erulo Eruli, Francesco Lojacono, Ettore De Maria Bergler, Antonino Leto, Michele Catti; e poi ancora, Domenico Morelli, Onofrio Tomaselli, Pietro De Francisco, Pippo Rizzo, Vittorio Corona, Giovanni Varvaro, Francesco Camarda, Mimì Lazzaro; fra gli scultori, Valerio Villareale, Benedetto De Lisi, Ettore Ximenes, Antonio Ugo, Mario Rutelli, Benedetto Civiletti, Vincenzo Ragusa, Domenico Trentacoste.
Pregevoli, inoltre, alcuni dipinti degli anni Trenta acquistati dalla Civica Galleria (Mario Sironi, Felice Casorati, Carlo Carrà, Francesco Trombadori, Renato Guttuso).
Il sito. Qui sorgeva in epoca musulmana il popoloso mercato Sûq-el-attârin, “mercato dei droghieri” (da cui il nome Lattarini), dove si commerciavano droghe e spezie; oggi, in un tessuto urbanistico che conserva ancora le sue caratteristiche medievali, vi hanno sede numerose rivendite di vestiti, stoffe e cordami, ed è compreso tra via Roma, piazza Borsa e via Alessandro Paternostro (già via dei Cintorinai, dove si vendevano cuoio e pelli), un tempo lambite dal mare.
L’area fu poi chiamata piano della Misericordia, da un’antica chiesa intitolata alla Madonna della Misericordia, ivi esistente fin dal XIII secolo, ubicata nel luogo dove oggi si trova il piccolo oratorio di Gesù e Maria, sull’angolo orientale della piazza.
Secondo la tradizione, alla fine del XIII secolo, quando la Sicilia era sotto la dominazione angioina, nell’area del complesso si trovava la residenza di Giovanni di Saint-Rémy, l’odiato prefetto e Gran Giustiziere del re Carlo d’Angiò. Allorché Palermo insorse nella Guerra del Vespro (1282), il palazzo fu assalito dal popolo e più di 2 mila francesi vennero massacrati. Nel 1737, a memoria dell’evento, nella piazza Croce dei Vespri fu posta una colonna commemorativa; quella di oggi è una copia sostituita nel 1873, perché l’originale era in rovina. Nella murata d’angolo di palazzo Bonet, c’è, poi, una colonnina in basso recante nel capitello lo stemma della famiglia ed una targa a ricordo della rivolta del Vespro.
Nel tardo Medioevo questa zona fece parte del quartiere ebraico, che si estendeva fino all’attuale via Maqueda, e nel piano della Misericordia (poi piano della Guzzetta) trovò spazio il macello degli Ebrei, fino alla loro espulsione nel 1492.
Zona di importanti palazzi, oggi vi spiccano soprattutto due importanti edifici settecenteschi: il sontuoso palazzo Valguarnera-Gangi, col prospetto principale in piazza Croce dei Vespri (mentre il retro, con il giardino pensile, dà su piazza Sant’Anna) e il palazzo del principe Campofranco, poi Lucchesi Palli, riconfigurato nell’800 in stile neogotico (ad angolo con piazza Aragona).
Palazzo Bonet. La costruzione venne avviata dal mercante catalano Gaspare Bonet nel 1487-88 e completata intorno al 1525. La sua importanza fu subito acclarata e divenne modello di riferimento per alcune tra le più belle dimore nobiliari della città, che risulta anche da fonti documentarie: nel contratto stipulato per l’edificazione del suo palazzo di via Alloro (1490), ad esempio, Francesco Abatellis chiedeva all’architetto Matteo Carnelivari di ripetere alcuni particolari costruttivi e decorativi della dimora del suo amico Bonet.
L’edificio, in stile gotico-catalano (di questo stile pre-rinascimentale, a Palermo, troviamo, oltre a palazzo Abatellis, sede della Galleria regionale della Sicilia, anche palazzo Ajutamicristo e la chiesa di Santa Maria della Catena), era un rigoroso blocco quadrato, con alta murata d’angolo e paramento a piccoli conci, tipica dell’architettura medievale siciliana. L’accesso alla dimora era costituito da una corte, di cui oggi è stato portato alla luce il portico con tre archi ogivali sostenuti da pilastri poligonali.
Dopo alcuni decenni, il palazzo fu acquistato nel 1582 dai Gesuiti, che lo rivendettero in seguito alla famiglia dei Bologna. In quegli anni, i padri del Terzo Ordine di San Francesco ottennero il permesso di costruire intorno ad un’antica cappella voluta da Gaspare Bonet una piccola chiesa ed un convento (1591).
L’ex convento. Intanto, a due passi, nel 1606 veniva posta la prima pietra della chiesa di Sant’Anna (originariamente dedicata a Santa Maria della Misericordia), su progetto di Mariano Smiriglio. Nel 1618, i Padri Francescani acquistarono palazzo Bonet, creando le condizioni per un notevole ingrandimento del convento. Nel giardino del palazzo venne realizzato l’attuale chiostro del convento e negli anni successivi si susseguirono lavori di adattamento dell’antica dimora alle esigenze conventuali. Nel 1648 venne costruito lo scalone che immetteva al piano nobile dell’edificio ecclesiastico, mentre la torre del palazzo veniva trasformata in campanile. I lavori del convento si protrassero fino al 1695, modificando in modo sostanziale l’impianto originario dell’edificio, assimilandolo ad altre fondazioni conventuali seicentesche della città, come quelle dei Crociferi, di Santa Ninfa, dei Carmelitani Scalzi e degli Scolopi. Nel frattempo, la chiesa di Sant’Anna era stata ultimata (1632).
Il grande chiostro porticato del convento, realizzato a partire dal XVII secolo, è a pianta quadrata con una sequenza di ventotto archi, a pieno centro, per lato; la lunga teoria di snelli elementi architettonici spiccano per la loro bicromia, conferitagli dal grigio della pietra di Billiemi del plinto, della colonna e del capitello, e dal giallo dorato della pietra calcarenitica degli archi. Nell’ambito dei lavori di restauro, sono stati ritrovati affreschi con motivi decorativi rocaille della seconda metà del ’700, quando vennero realizzati nuovi dormitori per i frati. Un sistema decorativo che oggi compare su tre delle quattro facciate del chiostro.
Le trasformazioni nel tempo. Il terremoto del 1726 causò gravi danni alle fabbriche, ed in particolare alla chiesa, che venne restaurata ed in parte riconfigurata dagli architetti Francesco Ferrigno e Giovanni Biagio Amico. A quest’ultimo si deve il prospetto della mossa e fantasiosa facciata (1736), l’unico esempio palermitano in cui il parametro murario s’inflette, abbandonando la consueta bidimensionalità. Altri danni furono arrecati dai sismi del 1751 e del 1823, che indussero alla demolizione del terzo ordine del prospetto della chiesa e del campanile realizzato sopra la torre di palazzo Bonet.
Il grave dissesto finanziario della comunità francescana aveva portato, agli inizi dell’800, a modificare ancora una volta parte del convento per trasformarne i locali in case d’affitto. Altri interventi sostanziali furono dovuti, poi, all’insediamento delle Regie Scuole Normali nel 1818 e al definitivo mutamento della destinazione d’uso in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1866.
Nel 1870, il convento ospitò il quartiere delle Guardie daziarie municipali e l’Ufficio amministrativo dei dazi comunali; otto anni dopo, in alcuni locali venne istituito il Liceo ginnasio Umberto I, apportando notevoli trasformazioni all’edificio. Nel 1929, i frati francescani tornarono ad occupare una piccola parte del convento e ad officiare nella chiesa, per anni divenuta “granaio municipale”. All’interno del convento è situato anche l’oratorio della confraternita di Maria Vergine del Rifugio, creato sin dal 1616 e radicalmente trasformato nel 1888.
MUSEO PITRE'
Chiuso per restauri
via Duca degli
Abruzzi 1 – tel. 091 7404879/ 7404882
Immerso nel parco della Favorita, il Museo etnografico siciliano dedicato all’antropologo ed etnologo palermitano Giuseppe Pitrè, studioso di fama europea, è una delle istituzioni più apprezzate in Europa nel suo genere. Custodisce oltre 4 mila oggetti della tradizione popolare e della vita quotidiana contadina dalla fine del ’700 ai primi del ’900 provenienti da ogni parte dell’Isola: costumi, utensili domestici, manufatti legati all'attività agro-pastorale, alle feste, alla religione e alla magia, pitture su vetro, ex voto, balocchi, cartelloni e carretti dell’Opera dei Pupi; e ancora, la collezione dei presepi di terracotta del plasticatore trapanese Giovanni Matera (1658-1718) e le riproduzioni in gesso di forme di pani e dolci tradizionalmente preparati per determinate festività; oltre ad una ricchissima biblioteca di circa 24 mila volumi, tra cui cinquecentine, testi rari, manoscritti di Pitrè, 3.600 tra fotografie, diapositive e stampe, e un cospicuo archivio.
Fondato da Pitrè nel 1910 in piccoli locali di via Maqueda, il museo venne trasferito nel 1934 nel luogo dove oggi si trova: all’interno, cioè, del plesso dei servizi attigui alla Palazzina Cinese, la singolare costruzione (con tettucci a pagoda e decorazioni in stile orientale) progettata da Giuseppe Venanzio Marvuglia nel 1799 per Ferdinando IV di Borbone.
Attorno ad uno spazioso cortile si susseguono una settantina di sale, secondo l’allestimento, modernissimo per quei tempi, voluto nel 1934 da Giuseppe Cocchiara, allievo e continuatore del magistero di Pitrè. Al piano terra si trovano le ricostruzioni d’ambiente, articolate nelle seguenti sezioni: Abitazioni rurali e urbane; Caccia e pesca; Agricoltura e pastorizia (collari bovini e ovini, bastoni, cucchiai, etc,); Arti e mestieri (venditori ambulanti e insegne di bottega); Filatura e tessitura; Costumi (celebri quelli di Piana degli Albanesi); Magia e religione; Giochi fanciulleschi e strumenti musicali; Intagli e manufatti; Arte figulina; Ceramica popolare (fiaschette, bottiglie, “alberelli”, lucerne, etc.); Presepi; Feste e spettacoli; Tradizioni cavalleresche; Carretti e bardature.
Seconda sede del Museo Pitrè
L’antico Palazzo Tarallo, in via delle Pergole 74, in pieno centro storico, è la seconda sede del Museo Pitrè (dopo quella “storica” che si trova nelle dipendenze della Palazzina Cinese, attualmente chiusa per restauro), inaugurata il 27 marzo 2007.
Recentemente restaurato dall’Amministrazione comunale - assessorato al Centro storico e dotato di tutti gli standard tecnologici e di sicurezza necessari per le sue finalità culturali, Palazzo Tarallo ospita la biblioteca specializzata del Museo, mostre permanenti e temporanee di carattere etnografico, il teatrino dell’Opera dei Pupi (nel quale vengono realizzati spettacoli), un laboratorio di restauro e la “stanza della memoria” di Giuseppe Pitrè.
Nelle ex scuderie, a piano terra, è in corso fino al 29 aprile una mostra di ex voto dalle collezioni del Museo: pitture su latta per ringraziare la Madonna e i Santi di un miracolo ricevuto, espressione di una devozione popolare che fino alla prima metà del ’900 si esprimeva con immediatezza visiva attraverso la raffigurazione, a tinte forti, della situazione estrema di pericolo e della soprannaturale salvezza.
La
biblioteca del Museo Pitrè c/o Palazo Tarallo è aperta per la
consultazione da lunedì a venerdì ore 09:00 - 13:00 e mercoledì
pomeriggio 15:30 - 17:30
L’allestimento museale
Le esposizioni. Nell’allestimento museografico curato dall’architetto Antonio Di Lorenzo, a Palazzo Tarallo trovano spazio mostre temporanee e permanenti, che hanno come oggetto aspetti particolari della cultura e delle tradizioni popolari. L’esposizione permanente è allestita negli ambienti del piano nobile, fra i quali spicca l’ampio salone affrescato da Pietro Martorana, che contiene un bel letto seicentesco con testata in ferro battuto. Qui verranno organizzati incontri culturali e presentazioni di libri. Nelle altre sei sale del primo piano sono stati collocati due eleganti portantine settecentesche e alcuni manufatti del Museo di gusto e committenza colta e aristocratica, anche se realizzati in quelle stesse botteghe artigiane da cui uscivano opere di uso più popolare; tra i quali, alcuni mobili dipinti, di fine ’700, provenienti dall’ex Museo nazionale (oggi Museo archeologico regionale “Antonino Salinas”). Si tratta di un cassettone, un armadio, un mobile-altare, una “scarabattola” e due teche. Pur essendo di provenienza diversa, essi presentano alcuni dati omogenei: appartengono al XVIII secolo, sono di manifattura siciliana e hanno la cifra comune di essere dipinti. Gli artigiani che li realizzarono avevano come modello di riferimento i mobili a cineserie dell’alta aristocrazia, largamente diffusi.
Nelle sale sono esposte anche una decina di stampe litografiche d’epoca, contenenti l’alfabeto del contadino e motti di saggezza popolare.
Il teatrino dell’Opera dei Pupi. Al pianterreno, nei locali originariamente adibiti a scuderie e rimessa per le carrozze, si possono ammirare, il frontale del teatrino ottocentesco del Pitrè e il teatrino completo assemblato da Cocchiara nei primi del ’900. Qui vengono realizzati spettacoli dell’Opera dei Pupi.
La stanza della memoria. Sempre nel piano nobile, come omaggio al fondatore del Museo, c’è una “un angolo della memoria” dedicato a Giuseppe Pitrè, con il suo tavolo da lavoro, i suoi occhialini ed i suoi libri. Qui è esposta una “cartapecora” con dedica encomiastica di Ugo Antonio Amico a Pitrè (primi del ’900), decorata da un acquerello di Rocco Lentini raffigurante una Musa.
Il laboratorio di restauro. Una sala del primo piano è adibita a laboratorio. Il pubblico può seguire le diverse fasi dell’intervento in fieri e, tramite pannelli illustrativi, viene informata delle tecniche in uso e delle lavorazioni seguite.
La Biblioteca. È allestita nei saloni al secondo piano (intitolati a Giuseppe Bonomo, di recente scomparso), con sala di lettura dove sono stati collocati i busti di Giuseppe Pitrè, di Giuseppe Cocchiara (quest’ultimo di Giovanni Rosone) e del poeta Ignazio Buttitta (opera dello scultore Giacomo Rizzo). Contiene la biblioteca specializzata del Museo, con esclusione del Fondo manoscritti e rari (che rimane nella sede storica della Palazzina Cinese), ed i circa 3 mila volumi donati dal professore Bonomo, oltre a numerosi periodici e ad una consistente raccolta di tesi specialistiche svolte da studenti universitari. La biblioteca possiede anche un’importante documentazione iconografica, comprendente una prestigiosa raccolta di stampe e fotografie di autori diversi, come Interguglielmi, Incorpora, Giannone, Uzzo.
La storia dell’edificio
Palazzo Tarallo di Ferla - Cottone d’Altamira (o, più semplicemente, Palazzo Tarallo) si trova nel mandamento Palazzo Reale, a ridosso delle mura di Santa Agata, tra via delle Pergole e via Chiappara al Carmine, nel cuore dell’antico quartiere dell’Albergheria. Esso costituisce una preziosa testimonianza dell’architettura civile nobiliare “minore” sei-settecentesca della città.
Il nucleo principale fu la domus magna del ricco possidente Pietro Muscarello, originario di Partitico, edificata agli inizi del XVII secolo su una preesistenza cinquecentesca. Spetta a Francesco Tarallo, primo barone di Baida, il compito di rifondare il palazzo nella seconda metà del ’600 per risiedervi stabilmente. La parte principale dell’edificio l’aveva ricevuta in dote sposando Nunzia Muscarello, figlia di Pietro. A quest’edificio se ne aggiunsero altri, sia collaterali che nelle immediate vicinanze. Con il successivo acquisto della ducea di Miraglia, i Tarallo raggiunsero una ragguardevole condizione di prestigio: conseguenza immediata delle mutate condizioni economiche e sociali fu il trasferimento della residenza principale nella strada del Cassaro. La dimora di via delle Pergole venne data in affitto. Nel 1736, in occasione del matrimonio tra Isabella Tarallo Rau Impellizzeri, figlia di Pietro Tarallo, secondo duca di Miraglia, e Giuseppe Gaetano Cottone, marchese di Altamira, tutte le proprietà immobiliari dei Tarallo tra via delle Pergole e via Chiappara al Carmine vennero assegnate come dote nuziale. In seguito ai danni subiti dal terremoto del 1751, il palazzo venne ristrutturato e riconfigurato. I lavori terminarono nel 1752 e vi furono coinvolti numerosi artigiani e artisti dell’epoca; le decorazioni pittoriche furono affidate a Pietro Martorana, allievo di Gaspare Serenario e padre del più celebre Gioacchino, che, con l’enfasi tipica dell’epoca, realizzò quattro grandi affreschi nelle volte delle sale del piano nobile (l’unico dipinto ad essere sopravvissuto raffigura Il Trionfo di Betsabea con il re Salomone), tredici soprapporta con scene tratte dalla vita di Cristo, due ovali raffiguranti la Vergine del Carmine e San Giuseppe e numerose decorazioni di porte, pareti e soffitti lignei. Dopo la morte del marchese d’Altamira, nel 1757, il palazzo venne ereditato dalla figlia secondogenita Maria Cirilla, sposata con Girolamo Marassi, duca di Pietratagliata. Quest’ultima lo assegnò, come bene dotale, alla primogenita, anch’essa di nome Cirilla, in occasione del suo matrimonio, nel 1818, con Luigi Alliata Moncada, terzogenito del principe di Villafranca. L’introduzione, nel 1844, di un livello ammezzato tra il primo e secondo piano, e il frazionamento degli ambienti principali del piano nobile, per la trasformazione in appartamenti d’affitto, furono causa del declino dell’edificio. Alla fine dell’800, venne acquisito dalla famiglia Di Napoli, alla quale si devono le più recenti trasformazioni. Gli eredi di Federico Di Napoli e il barone Giuseppe Chiaramonte Bordonaro furono gli ultimi proprietari del palazzo prima della vendita al Comune di Palermo, avvenuta agli inizi degli anni Ottanta del ’900.
PALAZZO ZIINO
via Dante 53
– tel. 091 7407631 (portineria)
Soprintendenza alle istituzioni culturali: tel. 0917407619
Gipsoteca e spazio mostre: tel.
091 7407627
orari: da martedì a domenica ore 9-19.30
chiusura lunedì
ingresso: euro 5
Per
la visita alla Civica Galleria d’arte moderna a Palazzo Ziino e
Museo Pitré si può acquistare un singolo biglietto al costo di €12
mupaspaziespositivi@libero.it
Mediateca: tel. 091 7407618
orari: da lunedì a sabato ore 9,30-18,30
domenica ore 9,30-13,30
ingresso libero
Per le
postazioni telematiche è necessaria la prenotazione (anche telefonica al
091 7407618)
(chiusa il 15/07 per la festa
della patrona)
Nato come “casa della cultura” nel 1999, è un edificio a tre piani, con spazi particolarmente idonei per manifestazioni e iniziative nel cuore della città. Sorge all’interno della lottizzazione di fine ’800 realizzata nell’area dell’Esposizione Nazionale del 1891-92. Dimora della famiglia dell’avvocato Ottavio Ziino, fu progettato dal fratello Nunzio nel gusto neoclassico della Palermo tardo-ottocentesca e inaugurato nel 1895, due anni prima del Teatro Massimo. Nel 1960, il palazzo fu venduto all’Enpas, che per alcuni anni lo utilizzò come archivio; poi, il periodo dell’abbandono, concluso nel 1985, quando venne acquistato dal Comune e restaurato sotto la direzione dell’ingegnere Giorgio Fernandez.
Al piano terreno, si
trova, oltre ad un servizio di biglietteria automatica, il book shop,
con libri d’arte riguardanti soprattutto la Sicilia e dove è possibile
acquistare anche il merchandising museale. La gestione dei servizi
aggiuntivi di Palazzo Ziino è affidata ad Ingegneria per la Cultura, una
delle società con maggiore esperienza nel settore a livello nazionale. Al
primo piano, c’è la gipsoteca, dove, lungo 14 stanze, sono esposti 64
gruppi scultorei in gesso, provenienti dai depositi della Civica Galleria
d’Arte Moderna, che portano le firme di celebri artisti siciliani fra ’
Il secondo piano (15 stanze) è dedicato alle mostre temporanee (oltre ad un salone per incontri e dibattiti), che ha visto susseguirsi in due anni, fra le altre, retrospettive del Gruppo dei Quattro, di Giovanni Fattori, Afro, Saro Mirabella, Piero Guccione, e le esposizioni Sulle orme di Caravaggio e Fiori d’autore. Nelle 10 stanze del terzo piano è ospitata la mediateca – sezione della Biblioteca Comunale - che richiama decine di visitatori ogni giorno, soprattutto giovani. Conta 30 postazioni multimediali accessibili gratuitamente, di cui 4 per non vedenti; qui è possibile connettersi ad internet e, con l’assistenza di un gruppo di tutor, usufruire di una serie di servizi, quali l’editing ipertestuale (montaggio di immagini, suoni, testi), l’editing video, la video-conferenza (con traduzioni simultanee).
via Santa Maria
dello Spasimo 13 – tel. 091 6161486
orari: tutti i giorni ore 8-23,45
ingresso libero
mupaspaziespositivi@libero.it
(chiusa il 15/07 per la festa della
patrona)
Restaurato nel 1995 come affascinante rudere romantico a cielo aperto, con i suoi alberi di sommacco cresciuti all’interno, tuttora cantiere aperto alla ricerca delle tracce di una ricca e variegata memoria, il complesso di Santa Maria dello Spasimo sorge nel quartiere della Kalsa (Al Khalisa, cioè l’Eletta), la cittadella fondata dagli Arabi nel 937. La sua storia comincia, però, nel 1506, quando il giureconsulto Giacomo Basilicò donò il terreno ai padri di Monte Oliveto per costruirvi chiesa e convento; e proprio a lui si deve la denominazione Spasimo, in segno di devozione alla “Madonna che soffre davanti a Cristo in croce”. Devozione che portò gli Olivetani a commissionare un dipinto sul tema al grande Raffaello. Ma lo Spasimo di Sicilia rimase solo per un breve periodo di tempo a Palermo, per poi, dopo confuse vicende, essere donato a Filippo V di Spagna (oggi si trova al Museo del Prado di Madrid).
I lavori di costruzione della chiesa non vennero mai completati perché nel 1536, sotto la minaccia dell’armata turca, l’area fu scelta per la realizzazione di un baluardo difensivo, ancor oggi visibile sul livello della copertura absidale. Fu, poi, sede di spettacoli pubblici (per alcuni studiosi, anzi, si può considerare il primo “teatro stabile” italiano), lazzaretto in seguito all’epidemia di peste del 1624, magazzino di grano a meta del ’600, di nuovo teatro alla fine del secolo, ospizio di mendicità nel ’700. Nell’800 furono realizzati altri corpi di fabbrica ad uso ospedaliero, e questa destinazione ebbe fino al 1986, mentre la chiesa continuò ad essere utilizzata come deposito, soprattutto di materiale artistico.
Frutto di un’architettura tardo-gotica con influssi rinascimentali, la chiesa è caratterizzata dallo slancio verticale dell’abside, possiede un’ampia navata centrale con cappelle laterali e numerosi elementi di stile chiaramontano o carnelivariano, che esaltano la tradizione arabo-normanna. Nel portico ottocentesco è stata messa in luce parte del magnifico chiostro cinquecentesco che porta ad un grande salone, attuale sede di mostre. Tutto il complesso, oggi, è sede di prestigiose manifestazioni culturali di diverso tipo (concerti, spettacoli teatrali, progetti espositivi, etc.).
AREA DI SERVIZIO D'ARTE "GIACOMO BARAGLI"
Giardino Inglese, presso ex casa del
custode, accesso da Via Duca della Verdura, accanto alla pista di
pattinaggio.
tel. 091-730.00.29 -
091-782.93.71
orari: tutti i
giorni escluso il sabato e la domenica dalle 8.00 alle 13.30
solo il MERCOLEDI' dalle 8.00 alle 13.30 15.00
/ 17.30.
BIBLIOTECA
MULTIMEDIALE "VILLA TRABIA"
Villa Trabia, via Salinas 3 - tel. 091
7405941
orari: da lunedì a sabato ore 9-19
domenica ore 9-13
ingresso libero
(chiusa il 15/07 per la festa della patrona)
Una piccola ma preziosa struttura culturale al centro della città si trova al piano terra della casena di Villa Trabia alle Terre Rosse, oggi sede dell'assessorato alla Cultura, Turismo e Sport, circondata da uno splendido parco. La biblioteca conta circa 20.000 libri d'ogni genere (dai settori umanistici a quelli scientifici), 500 cd rom, 2.500 cd musicali (ascolto in cuffia) e 2.000 video cassette (film anche in lingua orginale); sette le postazioni internet (prenotare) e 36 i posti-lettura; 17 i quotidiani, italiani e stranieri, consultabili.
BIBLIOTECA DECENTRATA DI
BORGO NUOVO
largo Pozzillo 7 - tel. 222785
orari: da lunedì a venerdì ore 9-13.30
mercoledì e venerdì anche 15,30-17,30
ingresso libero
chiusura sabato e domenica
(chiusa il 15/07 per la
festa della patrona)
Tre ambienti con una biblioteca di circa 2.500 libri di ogni genere. Si effettuano prestiti della durata di un mese. Molto frequentata, soprattutto dagli studenti del quartiere.
BIBLIOTECA DECENTRATA DI
BRANCACCIO
via San Ciro 19 - tel. 091 6306842
orari: da lunedì a venerdì ore 8.30-13.30
lunedì e mercoledì anche 15-18
chiusura sabato e domenica
ingresso libero
(chiusa il 15/07 per la
festa della patrona)
Possiede circa 4.000 libri, con una sala di lettura e una sala con tre postazioni di computer (due collegati ad internet); oltre ad una sala dedicata ai ragazzi. Prestiti di libri per un mese.
BIBLIOTECA DECENTRATA DI
PALLAVICINO
via G. Spata 10/20 - tel. 091 6711054
orari: da lunedì a venerdì ore 8.30-13,30
mercoledì e giovedì anche
15,30-17,30
ingresso libero
chiusura sabato e domenica
(chiusa il 15/07 per la
festa della patrona)
Conta 6.500 libri circa di ogni genere. Servizio consultazione e prestiti (non oltre un mese). Organizza incontri con letture di fiabe per i giovanissimi del quartiere.
BIBLIOTECA DECENTRATA PRESSO LA SCUOLA MEDIA "BUONARROTI"
via Tembien 1 (Passo di Rigano) - tel. 091
6731001 ovvero 091 221001
orari: 9-
ingresso libero
Possiede 5.000 libri di vario genere, un centinaio di cd rom e altrettante video cassette, più quattro postazioni internet. Svolge servizio prestiti di libri fino a un mese.