Opere realizzate dal
2002
Parchi e giardini storici
Giardino della Zisa
Un’area recuperata che è
anche il primo grande giardino realizzato in città negli ultimi cinquant’anni, a
parte il Parco d’Orleans per il quale i lavori sono in corso. Il cantiere, fermo
per diversi anni, è ripartito nel febbraio del 2004, dopo una complessa vicenda
burocratica risolta e culminata nella stipula di una transazione fra il Comune e
la ditta subentrata all’impresa capofila fallita nella seconda metà degli anni
Novanta. La crisi finanziaria della ditta, controversie giudiziarie e varie
difficoltà burocratiche avevano imposto un lungo stop al cantiere, facendo
precipitare nel degrado tutta la grande spianata ai piedi del “castello”. Complessivamente, la spesa è stata di circa 5 milioni di euro: 2,3 milioni per le opere eseguite nella prima parte dell’appalto, 2,7 per quelle avviate l’anno scorso. L’allestimento, completato dopo oltre un anno di lavori, si ispira all’originario disegno islamico, seppur con alcuni dettagli inevitabilmente contemporanei. Di impronta prettamente mediterranea, invece, l’arredo a verde nelle aiuole, con più di 60 essenze diverse tra alberi di agrumi, aromi, bacche, arbusti e piante fiorite (l’impresa appaltatrice dovrà curarne la manutenzione per due anni, cioè nel periodo di attecchimento e crescita della vegetazione). Tutta la fascia centrale è attraversata dall’imponente vasca d’acqua, che si sviluppa per circa 130 metri in asse col portale del “castello”: un’ideale prosecuzione del sistema sciadirwan-canale della sala della fontana che si trova all’interno del Palazzo. Caratteristici gli zampilli e il leggero ma costante movimento dell’acqua in superficie (cosiddetta “laminazione”).
Portato a termine, inoltre, il recupero dei tredici dammusi davanti al “castello”, strutture in muratura costruite nell’epoca in cui la Zisa fu adibita a baglio agricolo. Al loro interno saranno allestiti punti d’informazione per i turisti e altri servizi. Nuova anche la recinzione del giardino, con un’orlatura stilizzata dalle forme arabeggianti. Con una modifica progettuale è stato possibile, poi, definire il pergolato che costeggia il margine ovest della villa. La variante ha recepito alcune richieste della Soprintendenza regionale ai Beni culturali e ambientali, che ha esteso alla nuova area verde il vincolo monumentale già in vigore per l’antica dimora dei re normanni. Riassumendo i lavori in cifre: 30 mila metri quadrati di superficie; 236 punti luce; una vasca d’acqua con capienza di 260 metri cubi; 13 dammusi ristrutturati; 12 viali e vialetti, con 3.800 metri quadrati di pavimentazione autobloccante in calcestruzzo, 6.250 metri quadrati in battuto di tufina e 4.253 metri quadrati in piastrelle di cotto; oltre 60 varietà di piante. Nata come residenza estiva dei re normanni (la fecero costruire Guglielmo I e Guglielmo II fra il 1165 e il 1180), autentica culla di “ozi e sollazzi” di corte, la Zisa trae il proprio nome dall’arabo al-aziz (“la splendente”). Il “castello” appare, nel suo insieme, come un richiamo al paradiso coranico. Un riferimento, questo, che è possibile cogliere nel suo prospetto imponente, nella raffinata leggerezza degli ambienti e, appunto, nella sua posizione al centro di un vasto parco ricco di corsi d’acqua. In origine, l’area faceva parte del Genoard (“Paradiso della Terra”), il grande parco reale di caccia che si estendeva nella parte nord-occidentale della città e comprendeva edifici – fra questi, anche la Cuba e il palazzo dell’Uscibene – circondati da floridi giardini con fontane e grandi vasche, utilizzate come peschiere. La Zisa rappresenta certamente un unicum in tutta l’area del Mediterraneo, visto che di analoghi edifici nordafricani rimangono, oggi, soltanto i ruderi. Nelle epoche successive alla sua edificazione, subì numerose modificazioni, alle quali deve l’aspetto attuale e l’impropria denominazione di “castello”. Dopo essere stata fortificata nel XV secolo, diventò prima un centro agricolo e poi, nel XVII secolo, residenza della famiglia dei Sandoval. Nel salone principale, la Sala della Fontana, si può vedere come l’acqua sgorgasse dal pavimento e scorresse lungo la cabaletta all’esterno. Di particolare interesse sono le tre muqarnas (volte a forma alveolare) in stucco e i mosaici bizantini, circondati da colonnine angolari, che raffigurano scene di caccia. Nel piano superiore, la Sala Belvedere, originariamente scoperta, aveva un invaso in marmo per la raccolta dell’acqua piovana.
Importo complessivo: 5 milioni di euro. |