Opere realizzate dal 2002

Parchi e giardini storici

Restaurati gli arredi d’arte di Villa Giulia

La grande suggestione del giardino monumentale. L’affascinante estetica della Palermo ottocentesca e del suo salotto a cielo aperto, primo autentico giardino pubblico della città. A novembre del 2005, dopo quasi 30 mesi di lavori (appalto del 2002), sono tornati alla bellezza d’un tempo gli arredi d’arte di Villa Giulia e quei “fregi” architettonici che lunghi decenni di incuria e di abbandono avevano profondamente sfigurato.

Le quattro esedre, tempietti della musica in stile neopompeiano disegnati da Damiani Almeyda; la coffee house (futuro locale di ristoro); i cippi che ricordano i siciliani illustri; l’elegante recinzione in ferro con colonne e vasi in pietra calcarea; i lampioni in ghisa della celebre Fonderia Oretea. Questi i pregiati ornamenti restaurati, che “raccontano” le rivisitazioni della villa nel XIX secolo.

Sono stati realizzati sia gli interventi di carattere conservativo, per consolidare strutture e murature deteriorate nei manufatti, sia le complesse ricostruzioni estetiche, soprattutto nelle parti affrescate e stuccate (principalmente nelle esedre e nel sepolcreto).

Il tutto, comunque, in assoluta armonia con le caratteristiche originarie delle opere, grazie anche a uno studio propedeutico che ha consentito di conoscere a fondo i materiali e le pigmentazioni originali e, quindi, di riprodurle, secondo le più avanzate tecniche di restauro.

Villa Giulia fu il primo giardino pubblico della città, realizzato nel 1778 per volere del Senato Palermitano nel piano di San Erasmo fuori le mura, su progetto di Nicolò Palma. Intitolato alla viceregina Giulia D’Avalos Guevara, moglie del viceré Marcantonio Colonna, fin da subito venne definito il “giardino del popolo”.

Di pianta perfettamente quadrata, rispondente agli schemi dei giardini geometrici all’italiana, Villa Giulia è uno dei più significativi esempi della produzione architettonica di stampo illuminista. Originariamente privo di mura, il giardino si apriva verso il mare attraverso il neoclassico portale monumentale, costruito tra il 1778 e il 1788 e prospiciente l’attuale Foro Umberto I. Nel 1789 la realizzazione del Senatorio Orto Botanico, contiguo alla villa, innescò una serie di trasformazioni che interessarono il giardino per oltre un ventennio: l’area venne recintata e ai quattro angoli si realizzarono rotonde con sedili o coffee house.

All’inizio del XIX secolo fu realizzato anche il nuovo ingresso su via Lincoln, costituito da due corpi di guardia (i propilei) che assegnano nuova forza all’asse parallelo al mare. Furono creati una collinetta artificiale con finte rovine romane e un bosco di cipressi con i busti di celebri personaggi siciliani.

Un’ultima stagione di rinnovamento della villa iniziò nel 1860. Si realizzarono l’impianto di illuminazione a gas, con lampioni in ghisa prodotti dalla Fonderia Oretea, e soprattutto le quattro esedre prospicienti la piazza centrale (1866-68), progettate da Giuseppe Damiani Almeyda e decorate con affreschi e stucchi policromi. Intorno alla fontana della piazza centrale (quella del Dodecaedro, di Marabitti) fu posta un’elegante cancellata in ferro con puttini in ghisa. Poi, tra il 1860 e il 1875, il parco statuario del giardino si arricchì dei busti di artisti, grazie alle donazioni di privati cittadini.

Alcuni interventi di recupero avevano preceduto, a partire dal 1997, quello portato a termine nell’autunno 2005. Hanno riguardato il parco statuario, le finte rovine, alcuni elementi d’arredo, il portale su via Foro Umberto I e una prima messa in sicurezza delle esedre e della coffee house.

Importo complessivo: 1 milione e 805 mila euro