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IL COMPLESSO DI SANT'ANNA 

 

Ubicato nel cuore del centro storico, dove sorge l’antico mercato dei Lattarini, il complesso di Sant’Anna la Misericordia (o alla Misericordia o della Misericordia) è formato dall’ex convento francescano della chiesa di Sant’Anna, una delle più scenografiche del Barocco palermitano, e dall’attiguo palazzo Bonet, sito di fronte a piazza Croce dei Vespri e palazzo Gangi.

Esso mantiene tuttora, rispettivamente, i connotati dell’architettura residenziale di fine ’400, in stile gotico-catalano, con alcune bifore rimesse in luce (palazzo Bonet); e di una residenza conventuale seicentesca, che si articola attorno ad un magnifico chiostro con colonne in marmo grigio e arcate a tutto sesto, preceduto da un bel portale d’ingresso, d’impronta manierista, dei primi del ’600.

Il complesso occupa tutto l’ampio lato contiguo alla chiesa di Sant’Anna, continua sulla stretta omonima via, si affaccia su piazza Croce dei Vespri e gira lungo vicolo dei Corrieri, ad angolo con piazza Aragona. Una zona che è ideale prosecuzione di via Alloro, e che giunge fino al quartiere della Kalsa; a pochi metri, sul lato occidentale, si trova la chiesa di San Francesco d’Assisi; mentre su quello orientale, si arriva al Teatro Santa Cecilia e a piazza Rivoluzione (la Fieravecchia). A monte, esso è delimitato da piazza Borsa e da via Roma. Siamo nel cuore del mandamento Tribunali.

 

 

 

IL SITO

Qui sorgeva in epoca musulmana il popoloso mercato Sûq-el-attârin, “mercato dei droghieri” (da cui il nome Lattarini), dove si commerciavano droghe e spezie; oggi, in un tessuto urbanistico che conserva ancora le sue caratteristiche medievali, vi hanno sede numerose rivendite di vestiti, stoffe e cordami, ed è compreso tra via Roma, piazza Borsa e via Alessandro Paternostro (già via dei Cintorinai, dove si vendevano cuoio e pelli), un tempo lambite dal mare.

L’area fu poi chiamata piano della Misericordia, da un’antica chiesa intitolata alla Madonna della Misericordia, ivi esistente fin dal XIII secolo, ubicata nel luogo dove oggi si trova il piccolo oratorio di Gesù e Maria, sull’angolo orientale della piazza.

Secondo la tradizione, alla fine del XIII secolo, quando la Sicilia era sotto la dominazione angioina, nell’area del complesso si trovava la residenza di Giovanni di Saint-Rémy, l’odiato prefetto e Gran Giustiziere del re Carlo d’Angiò. Allorché Palermo insorse nella Guerra del Vespro (1282), il palazzo fu assalito dal popolo e più di 2 mila francesi vennero massacrati. Nel 1737, a memoria dell’evento, nella piazza Croce dei Vespri fu posta una colonna commemorativa; quella di oggi è una copia sostituita nel 1873, perché l’originale era in rovina. Nella murata d’angolo di palazzo Bonet, c’è, poi, una colonnina in basso recante nel capitello lo stemma della famiglia ed una targa a ricordo della rivolta del Vespro.

Nel tardo Medioevo questa zona fece parte del quartiere ebraico, che si estendeva fino all’attuale via Maqueda, e nel piano della Misericordia (poi piano della Guzzetta) trovò spazio

il macello degli Ebrei, fino alla loro espulsione nel 1492.

Zona di importanti palazzi, oggi vi spiccano soprattutto due importanti edifici settecenteschi: il sontuoso palazzo Valguarnera-Gangi, col prospetto principale in piazza Croce dei Vespri (mentre il retro, con il giardino pensile, dà su piazza Sant’Anna) e il palazzo del principe Campofranco, poi Lucchesi Palli, riconfigurato nell’800 in stile neogotico (ad angolo con piazza Aragona).

 

 

 

PALAZZO BONET

La costruzione venne avviata dal mercante catalano Gaspare Bonet nel 1487-88 e completata intorno al 1525. La sua importanza fu subito acclarata e divenne modello di riferimento per alcune tra le più belle dimore nobiliari della città, che risulta anche da fonti documentarie: nel contratto stipulato per l’edificazione del suo palazzo di via Alloro (1490), ad esempio, Francesco Abatellis chiedeva all’architetto Matteo Carnelivari di ripetere alcuni particolari costruttivi e decorativi della dimora del suo amico Bonet. 

L’edificio, in stile gotico-catalano (di questo stile pre-rinascimentale, a Palermo, troviamo, oltre a palazzo Abatellis, sede della Galleria regionale della Sicilia, anche palazzo Ajutamicristo e la chiesa di Santa Maria della Catena), era un rigoroso blocco quadrato, con alta murata d’angolo e paramento a piccoli conci, tipica dell’architettura medievale siciliana. L’accesso alla dimora era costituito da una corte, di cui oggi è stato portato alla luce il portico con tre archi ogivali sostenuti da pilastri poligonali.

Dopo alcuni decenni, il palazzo fu acquistato nel 1582 dai Gesuiti, che lo rivendettero in seguito alla famiglia dei Bologna. In quegli anni, i padri del Terzo Ordine di San Francesco ottennero il permesso di costruire intorno ad un’antica cappella voluta da Gaspare Bonet una piccola chiesa ed un convento (1591).

 

L’EX CONVENTO

Intanto, a due passi, nel 1606 veniva posta la prima pietra della chiesa di Sant’Anna (originariamente dedicata a Santa Maria della Misericordia), su progetto di Mariano Smiriglio. Nel 1618, i Padri Francescani acquistarono palazzo Bonet, creando le condizioni per un notevole ingrandimento del convento. Nel giardino del palazzo venne realizzato l’attuale chiostro del convento e negli anni successivi si susseguirono lavori di adattamento dell’antica dimora alle esigenze conventuali. Nel 1648 venne costruito lo scalone che immetteva al piano nobile dell’edificio ecclesiastico, mentre la torre del palazzo veniva trasformata in campanile. I lavori del convento si protrassero fino al 1695, modificando in modo sostanziale l’impianto originario dell’edificio, assimilandolo ad altre fondazioni conventuali seicentesche della città, come quelle dei Crociferi, di Santa Ninfa, dei Carmelitani Scalzi e degli Scolopi. Nel frattempo, la chiesa di Sant’Anna era stata ultimata (1632).

Il grande chiostro porticato del convento, realizzato a partire dal XVII secolo, è a pianta quadrata con una sequenza di ventotto archi, a pieno centro, per lato; la lunga teoria di snelli elementi architettonici spiccano per la loro bicromia, conferitagli dal grigio della pietra di Billiemi del plinto, della colonna e del capitello, e dal giallo dorato della pietra calcarenitica degli archi.

Nell’ambito dei lavori di restauro, sono stati ritrovati affreschi con motivi decorativi rocaille della seconda metà del ’700, quando vennero realizzati nuovi dormitori per i frati. Un sistema decorativo che oggi compare su tre delle quattro facciate del chiostro del convento. 

 

LE TRASFORMAZIONI NEL TEMPO

Il terremoto del 1726 causò gravi danni alle fabbriche, ed in particolare alla chiesa, che venne restaurata ed in parte riconfigurata dagli architetti Francesco Ferrigno e Giovanni Biagio Amico. A quest’ultimo si deve il prospetto della mossa e fantasiosa facciata (1736), l’unico esempio palermitano in cui il parametro murario s’inflette, abbandonando la consueta bidimensionalità. Altri danni furono arrecati dai sismi del 1751 e del 1823, che indussero alla demolizione del terzo ordine del prospetto della chiesa e del campanile realizzato sopra la torre di palazzo Bonet.

Il grave dissesto finanziario della comunità francescana aveva portato, agli inizi dell’800, a modificare ancora una volta parte del convento per trasformarne i locali in case d’affitto. Altri interventi sostanziali furono dovuti, poi, all’insediamento delle Regie Scuole Normali nel 1818 e al definitivo mutamento della destinazione d’uso in seguito alla soppressione degli ordini religiosi nel 1866.

Nel 1870, il convento ospitò il quartiere delle Guardie daziarie municipali e l’Ufficio amministrativo dei dazi comunali; otto anni dopo, in alcuni locali venne istituito il Liceo ginnasio Umberto I, apportando notevoli trasformazioni all’edificio. Nel 1929, i frati francescani tornarono ad occupare una piccola parte del convento e ad officiare nella chiesa, per anni divenuta “granaio municipale”. All’interno del convento è situato anche l’oratorio della confraternita di Maria Vergine del Rifugio, creato sin dal 1616 e radicalmente trasformato nel 1888.

 

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