![]()
382° FESTINO DI SANTA ROSALIA IL TRIONFO DELLA CULTURA POPOLARE TRA FEDE E RAGIONE
Uno spettacolo visionario e poetico, ricco di umori popolari e ancestrali, dove storia e cronaca saranno ridotte all’essenziale, dove il racconto evocherà, piuttosto che descrivere, e dove la parola antica sarà accompagnata da un’accesa e moderna gestualità, all’interno di un impianto scenografico che ricreerà le architetture barocche sotto il segno di un bianco dominante, fra botole nascoste e meccanismi scenici continuamente sorprendenti. Questa l’atmosfera della notte della 382ª edizione del Festino di Santa Rosalia, le cui caratteristiche principali saranno costituite dal dialetto palermitano di Franco Scaldati e dalle coreografie acrobatiche di Daniel Ezralow, con i suoi ventiquattro formidabili ballerini. Un poeta-drammaturgo siciliano ed un maestro della danza internazionale forniranno l’anima allo spettacolo del 14 luglio (inizio alle 21), diretto da Davide Rampello, che anche quest’anno si snoderà in due tempi: il primo – e più corposo – sul piano del Palazzo Reale, il secondo dinanzi alla Cattedrale.
Forma e decorazioni tutte nuove, poi, per il gigantesco Carro trionfale, ricostruito sulla vecchia struttura degli ultimi due anni e ricco di motivi pittorici barocchi, macchina scenica pronta ad impensabili sorprese. I due quadri. Messa in secondo piano la parte strettamente storico-documentaria riferita all’epidemia che si abbatté nel 1624 a Palermo e che fece migliaia di vittime, prima del ritrovamento delle ossa di Santa Rosalia su Monte Pellegrino, abbandonate le figure-chiave delle edizioni precedenti (il pittore Van Dyck, il viceré Emanuele Filiberto, il cardinale Giannettino Doria), il Festino 2006 avrà al centro un vibrante dialogo tra il Narratore e il Medico: l’uno ad evocare le nefaste atmosfere della peste, male senza tempo, oscuro e inesorabile; e l’altro a cercare di indagarne le pustole, di trovarvi rimedio; l’uno a viverla come colpa che può essere riscattata solo con la fede; l’altro a scoprire l’impotenza della scienza e della ragione di fronte al flagello. Con il trionfo finale di Rosalia, dunque del miracolo dell’amore, che riporta Palermo (gli uomini) ad una stagione di speranza.
Così, in questa dialettica
fede-ragione, il Narratore svilupperà – nel corso del primo atto – un
racconto che parte dalle epidemie in tutte le epoche e in ogni parte del
mondo, da Atene a Costantinopoli, da Marsiglia a Londra, da Mosca a
Milano, per arrivare poi a Palermo: peste come metafora dell’offesa che
priva l’uomo della sua dignità e libertà, della paura che uccide i
sentimenti, della solitudine che violenta le pulsioni più autentiche,
vizio blasfemo che corrompe ogni virtù. Mentre il Medico descriverà gli
orrori della città invasa dalla malattia ed assisterà, incredulo, alle
prime guarigioni miracolose, testimoniate dalle cronache del tempo. Accanto al Narratore e al Medico, altri due personaggi “minori” corredano lo spettacolo: la Prostituta, personificazione del peccato redento (Elisa Parrinello); ed il Bambino, innocenza violata dai topi appestati che invadono la città-prigione. Un grande gazebo, di volta in volta nascosto e svelato, sarà la scena sul piano del Palazzo Reale, dove, fra balli corali e giochi d’ombre cinesi, si muoveranno danzatori, trapezisti e mangiatori di fuoco, e dove emergeranno alcuni uomini-statue, raffiguranti pezzi degli scacchi, a segnare il disegno del destino. Nella seconda parte, deposto il corpo della Prostituta malata sul Carro trionfale, nel frattempo apparso, dinanzi alla Cattedrale troneggerà un gigantesco armadio, circondato da altri quattro più piccoli. Questi ultimi, attraverso una serie di suggestioni sceniche, sveleranno, ad uno ad uno, il loro contenuto. Ospiteranno i quattro elementi della natura, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra, ovvero Annunciazione, Battesimo, Purificazione e Natività; ma anche i quattro Mandamenti di Palermo (Albergheria, Castellammare, Capo e Kalsa), che, a loro volta, richiamano gli ordini allegorici dei Quattro Cantoni di piazza Vigliena: le quattro stagioni e le quattro sante protettrici della città (Cristina, Oliva, Ninfa e Agata), prima dell’avvento di Santa Rosalia. E mentre il Carro trionfale, d’improvviso, si “sfoglierà”, in un crescendo luministico e musicale, trasformandosi in un raffinato teatrino da cui emergerà la statua di Santa Rosalia, il Medico e la Prostituta, ormai guarita dalla peste, entreranno nel grande armadio centrale: quello che rappresentava la città infetta, adesso è un tabernacolo rivestito d’oro, nel quale si celebra la rinascita della vita. Le musiche. La colonna sonora, realizzata da Mario Saroglia, punterà sul forte contrasto tra differenti stili musicali, attingendo dal repertorio classico e barocco, ma legandolo a sonorità attualissime e spingendosi fino alla musica elettronica e sperimentale.
Ai Quattro Canti e alla Marina. Terminato lo spettacolo, il Carro, trainato da 24 marinai, preceduto da tamburinai in costume, si muoverà lungo il Cassaro verso i Quattro Canti, dove il Sindaco salirà a deporre l’omaggio floreale dinanzi ai piedi della statua di Santa Rosalia, pronunciando la frase rituale Viva Palermo e Santa Rosalia!, sotto una piccola pioggia di fuochi d’artificio, di coriandoli e petali di rosa. Il Carro proseguirà, poi, il suo cammino lungo la parte finale del Cassaro, rischiarato da fiaccole e “padelle romane”, passerà sotto Porta Felice, allestita come una galleria luminosa a tre arcate in stile barocco, con luci gialle e bianche, e girerà per il Foro Italico, fermandosi dinanzi a palazzo Forcella-De Seta. In chiusura gli strepitosi giochi di fuoco al Foro Italico illumineranno a festa il cielo sopra Palermo. Per lo spettacolo pirotecnico, curato anche quest’anno dalla ditta La Rosa, verranno utilizzati 10 mila tubi di lancio, disposti lungo il Foro Italico e su un’apposita piattaforma a mare. Per allestire i fuochi, dall’11 luglio, lavoreranno 20 persone. Corollari del Festino. Anche quest’anno, il periodo del Festino sarà costellato da spettacoli di musica folk e popolare sul tema di Santa Rosalia, ad opera di autori e gruppi palermitani cultori dell’argomento. Il progetto 2006 s’intitola Il tempio nei mercati ed intende riavvicinare i palermitani ai luoghi che erano i principali centri produttivi e commerciali della città, per riscoprirne la storia e il legame con la fede popolare che tanti importanti monumenti ci ha lasciato. Così, dal 3 al 14 luglio, i concerti si svolgeranno in otto splendide chiese barocche, scelte tra le tante che si trovano all’interno dei tre principali mercati storici della città: la Vucciria, il Capo e Ballarò. Anche questo è un modo per legare la città alla sua Patrona. |