Lo Spasimo Gli eventi culturali allo Spasimo
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| La chiesa dello Spasimo con l'annesso ex ospedale "Principe Umberto" si trova in quella parte della città storica detta "Kalsa", nel mandamento Tribunali. E' questa una delle parti più antiche di Palermo, la cui fondazione risale ad epoca araba tra il 937 ed 938, quando l'emiro Halil Ibn Ishaq, mandato in aiuto all'emiro di Palermo, crea la nuova cittadella fortificata. La chiesa di S. Maria dello Spasimo sarà realizzata ai limiti del perimetro della cittadella. E' attorno al 1506 che inizia la storia dello " Spasimo", quando il giureconsulto palermitano Giacomo Basilicò dava ai padri di Monte Oliveto terreni e rustici per farvi chiesa e convento. La denominazione fu forse voluta proprio dal giureconsulto per la sua particolare devozione verso la "Madonna che soffre dinanzi al Cristo in croce", che volle anche rappresentata nell'opera pittorica commissionata, dallo stesso Basilicò, a Raffaello Sanzio nel 1516. Il dipinto in questione fu oggetto di vicende travagliate. Come riferisce il Vasari la nave su cui | ![]() |
| viaggiava verso Palermo naufragò e la tela,
salva per il buon imballaggio, fu recuperata presso Genova. Soltanto più tardi gli
Olivetani poterono riaverla a Palermo per l'interessamento del Pontefice. I lavori di
costruzione della chiesa e dell'annesso convento andarono avanti per parecchi anni; il
complesso però non venne mai completato in quanto, nel 1536, l'aggravata minaccia della
armata turca e la volontà di affermazione della politica estera della grande potenza
spagnola indussero il vicerè di Sicilia Don Ferrante Gonzaga ad affidare all'ingegnere
militare Antonio Ferramolino il potenziamento della difesa militare dell'isola e
soprattutto di Palermo, modificando l'antico sistema difensivo normanno della città,
cosicchè nel programma delle nuove mura l'area a ridosso della chiesa e del convento
venne scelta per l'edificazione di un baluardo di difesa in grado di assorbire le notevoli
azioni dinamiche difensive ed offensive delle nuove armi da fuoco collocate su di esso. Il
bastione dello Spasimo fu il primo ad essere realizzato. Le prime carte a stampa di
Palermo, Bonifazio (1580), Florimi (1580), Cartari (1581) rappresentano l'area dello
Spasimo nella sua configurazione definitiva murata e bastionata. Nel 1573 i padri
Olivetani, venduti chiesa e convento al Senato, si trasferiscono nel convento di S.
Spirito, fuori le mura, portando con loro il dipinto di Raffaello. L'importante opera
pittorica, nel 1661, per il mercato di favori ed inganni finì nelle mani di tale D.
Giovanni Dies che la donò al vicerè D. Ferdinando D'Ayala il quale a sua volta la fece
pervenire al re di Spagna Filippo V, restando poi il quadro definitivamente in quel paese
dove oggi è esposto al museo del "Prado" di Madrid. La chiesa dello Spasimo, a
navata centrale di grandi dimensioni ed ampie cappelle laterali, alla fine del cinquecento
si presentava come un impianto unico a Palermo, riproponendo la tipica concezione spaziale
dell'architettura gotico settentrionale, caratterizzata dalla predominanza delle
volumetrie, dallo slancio in vertcale di abside, a pianta poligonale coperta da una volta
stellare, di coro, coperto da volta a crociera costolonata e di transetto ed ancora
caratterizzato dalla presenza di possenti arcate a sesto acuto e di quattro grandi
monofore sguinciate sui muri conclusivi dell'impianto a croce. Il linguaggio gotico non
aveva avuto nell'isola grande diffusione in quanto, nel XIII e XIV secolo, periodo di
maggiore affermazione in Europa, la Sicilia era stata improntata da un diverso linguaggio
architettonico, detto "chiaramontano", che esaltava sia nello spirito che nelle
forme la tradizione arabo-normanna dei secoli XI e XII. Nella chiesa pur tuttaVia
cesistevano, ed oggi sono ancora visibili, accanto ai caratteri gotico-settentrionali i
segni di altri stili, dal "carnalivariano" del grande arcone ribassato del
pronao d'ingresso e dei basamenti di alcuni dei piedritti della struttura portante, al
gotico fiorito delle monofore che danno luce alle cappelle laterali, allo pseudo-arabo
della cupoletta che copre l'avancorpo settentrionale.La chiesa verosimilmente non fu mai
completata nel suo impianto e se descrizioni, incisioni di fine ottocento e fotografie dei
primi del novecento la documentano con le coperture di abside coro e transetto, appare
ancora incerta l'esistenza della copertura della navata che oggi si presenta a cielo
aperto caratterizzata dai forti, alti alberi di sommacco (Ailanthus altissima), rigogliosi
nel verde, che rendono l'insieme ancora più straordinario in questo senso di rovina
romantica.Pur tuttaVia una copertura è immaginabile in considerazione dell'avanzamento
dei lavori, della presenza già di opere di decoro architettonico come quella eseguita nel
1526 da Antonello Gagini come struttura di riquadro della scultura della "Madonna del
riposo", scolpita per la cappella Anzalone, oggi conservati a Palazzo Abatellis e
dall'edicola marmorea, sempre realizzata dallo stesso Gagini, ed oggi smembrata e
conservata nella sede gesuitica di Villa S. Cataldo a Bagheria, in cui era collocato il
famoso quadro di Raffaello; nonchè della realizzazione di cappelle gentilizie e sepolture
come risulta da documenti d'archivio relativi a quegli anni. Nel 1582 il vicerè
Marcantonio Colonna intervenne sul Senato della città perchè le rappresentazioni di
teatro, che erano occasione di pubblico godimento, avvenissero allo Spasimo l'unico grande
spazio in alternativa alla "corte pretoriana" sino allora utilizzata. Ed allo
Spasimo a partire dal febbraio del 1582 furono rappresentate in più occasioni delle
tragedie, tra le quali "il martirio di Santa Caterina" (in varie edizioni nel
1584 e nel 1588), il "Ratto di Proserpina" nel 1596, i drammi di Torquato Tasso,
la "Commedia degli intrighi" nel 1608 ed altro ancora. La grave epidemia di
peste del 1624 e la conseguente necessità di integrare gli spazi ospedalieri a Palermo
impose la trasformazione di parte del complesso monumentale in "lazzaretto" per
gli ammalati. Nel XVII° secolo, cessata l'epidemia, allorchè il Senato palermitano
decise di costruire magazzini di grano e cereali in ambienti che fossero asciutti e ben
ventilati, vicino ai porti d'imbarco, molti degli ambienti dell'ex convento furono
utilizzati per tale scopo. Nell'aprile del 1674, nella grande navata, riprendeva invece
l'attività teatrale con la rappresentazione di commedie. Tale utilizzazione come luogo di
spettacolo terminava attorno al 1692 a seguito della costruzione del Teatro Santa Cecilia.
La ricorrenza del "Festino" e la celebrazione a partire dal 1686 con i carri
trionfali, macchina scenica a forma di barca sormontata da una sempre diversa composizione
architettonica, impose un rimessaggio capiente della grande struttura lignea che poteva
offrire soltanto lo Spasimo, che, peraltro, già ospitava alcune preziose carrozze del
Senato. Il regio decreto del Giugno del 1818 che abolisce i "caricatori", i
magazzini granari, fa perdere d'importanza agli spazi dello Spasimo che, poco dopo, nel
1835, vengono trasformati in "deposito di mendicità" ad opera del Principe di
Palagonia. Si tratta, per la verità, degli stessi magazzini di prima che con poca aria e
luce offrono comunque un tetto a poveri e diseredati. L'uso a deposito prosegue anche in
periodo risorgimentale quando, nel 1852, il governo borbonico per volere di Carlo
Filangeri Principe di Satriano, luogotenente di Sicilia decide di rimuovere il "Genio
di Palermo" da Piazza Fieravecchia ritenendolo simbolo pericoloso e luogo di
confluenza di insorti e rivoltosi e depositandolo, vasca compresa, nei soliti magazzini da
cui, dopo l'entrata a Palermo di Garibaldi, fu prelevato dal popolo festante il 7 giugno
del 1860 e riportato nella Piazza. Anche l'uso "sanitario" dei locali prosegue
con la ubicazione in alcuni corpi di fabbrica del sifilocomio, "ospedale
meretricio" nella dizione dell'epoca, lì trasferito nel 1855 dall'Ospedale Grande di
Palazzo Sclafani e con la realizzazione nel 1898 delle nuove camerate al di sopra delle
cappelle laterali della chiesa e sul piano del bastione. La struttura sanitaria a partire
dal 1888 passò in carico all'Ospedale Civico che, con la dizione "Ospedale Principe
Umberto", lo ha detenuto per le proprie attività di cronicario geriatrico sino al
1986. La navata centrale e gli altri locali addossati all'ingresso mantengono, dopo
l'unità d'Italia, l'uso a deposito di merci varie, ivi compresa la neve proveniente dalle
montagne per la realizzazione dei gelati del tempo. Le cappelle laterali alla navata,
abbattuti i muri divisori, vengono trasformate in navate laterali. Ancora nel novembre del
1930, necessitando un sito dove realizzare, al vero, il modello da "romanità
imperiale" delle colonne del prospetto del realizzando nuovo Palazzo delle poste, fu
deciso di costruirlo sotto le crociere di abside coro e transetto che, come documentano le
curiose fotografie d'epoca, vengono a ciò prontamente adibiti. Nel secondo dopoguerra la
navata centrale e le navate laterali vengono utilizzate dal Comune come deposito di
materiale artistico e di pregio, in generale proveniente da chiese e palazzi bombardati,
danneggiati e poi demoliti, Vi si trasportano ad esempio, i materiali della chiesa del
S.S. Salvatore, quelli provenienti dal cantiere di Palazzo Abatellis, dal Museo Nazionale;
vi si abbandonano i calchi in gesso dell'Accademia di Belle Arti, lapidi provenienti da
varie parti della città, alcune delle quali in lingua spagnola, le parti smontate del
portale della chiesa del Castello a mare; vi si trasporta e si colloca al centro della
corte opedaliera la fontana proveniente dal demolito convento annesso alla chiesa della
Concezione al Capo la cui notevole vasca in pietra di Billiemi verrà integralmente rubata
nel 1987. La molteplicità degli usi, il lungo abbandono, la totale mancanza di
manutenzione può far comprendere lo stato di abbandonoi raggiunto e di precarietà delle
strutture ed il loro lento ed inesorabile volgere verso la condizione di rovina. Il
collasso della imponente struttura militare della fortificazione sopra il piano del
bastione avviene nel dicembre del 1986. Il monumento dissestato e lesionato, rischia il
tracollo definitivo. Risolti i conflittuali problemi della proprietà degli immobili, nel
1988 hanno inizio i primi lavori di restauro finanziati dall'Assessorato Regionale per i
Beni Culturali ed Ambientali finalizzati alla eliminazione delle situazioni a maggiore
precarietà statica ed all'avvio in pari tempo del restauro vero e proprio. I lavori
portati avanti in questi anni, compatibilmente all'entità ridotta dei finanziamenti
sinora impegnati, hanno consentito esclusivamente il recupero dell'ex chiesa che, liberata
dalle superfetazioni e restaurata nella zona di abside, coro, transetto e pronao
d'ingresso, pur se ancora non completata in tutte le sue parti, si ripropone oggi
parzialmente fruibile nella sua eccezionale possanza e grandiosità a partire
dall'ingresso principale su vicolo dello Spasimo finalmente riaperto dopo circa
sessant'anni. Viene proposto alla visita anche il lato del chiostro cinquecentesco recentemente rimesso in luce, probabilmente mai completato nella sua interezza per gli eventi legati alla controversa costruzione del complesso. Dall'esame delle cartografie d'epoca, da documenti ritrovati, da disegni dei primi anni dell'ottocento rinvenuti in archivi, si era formato il nostro convincimento della possibile esistenza di notevoli altre strutture cinquecentesche non ancora rintracciate. Una più attenta lettura delle compagini murarie degli ambienti ospedalieri soggetti alle trasformazioni ottocentesche, il ritrovamento di inconsueti ringrossi nei muri, di tracce di peducci e di volte a crociera in muratura, sollecitavano ulteriormente una azione di saggio e verifica delle strutture murarie delimitanti la corte dell'ex ospedale, nell'ipotesi che un impianto più antico si celasse sotto l'abito ottocentesco. E grande è stata l'emozione di vedere comparire sotto strati di intonaco e di fodere murarie le prime strutture, rivelatesi poi un fatto episodico, una singola archeggiatura, ma l'intera ala del chiostro, leggibile in tutte le sue parti, in discreto stato di conservazione. Da qui la decisione, sentiti gli uffici competenti, di eliminare, là dove possibile, le murature di tompagno per consentire una prima fruizione delle strutture così come trovate, da riproporre alla città ancor prima dei lavori di restauro. |
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