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PRIMO ITINERARIO
Oratorio dei Bianchi
L’oratorio della compagnia del Santissimo Crocifisso dei Bianchi, sorto a partire dal XVI secolo sulle spoglie della più antica chiesa di Santa Maria della Vittoria, ospita a pianterreno ciò che resta della decorazione a stucco di due altari realizzati da Giacomo Serpotta tra il 1703 e il 1704 per la chiesa del convento delle Stimmate. La chiesa fu distrutta nell’ultimo quarto del XIX secolo per la costruzione del Teatro Massimo, ed oggi si possono ammirare gli stucchi dopo il restauro voluto dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo. Nella chiesa di monache clarisse lavorò anche Giuseppe Serpotta, precisamente ai due altari del Santissimo Crocifisso e di San Lorenzo (1700-1701), mentre Giacomo si impegnò per gli altri due della Madonna della Pietà e dello Spirito Santo. Splendide reliquie sono dunque le statue sopravvissute che raffigurano Santa Rosalia e alcune Allegorie, ma anche le rappresentazioni ad altorilievo entro i tondi, che stavano posti all’apice degli altari, ed i cherubini, i putti, gli angeloni. Questi ultimi, che un tempo dovevano osservarsi da una grande distanza, mostrano le migliori forme del maestro, che le realizza con una pienezza e turgore delle carni degne di quelli dell’oratorio di San Lorenzo. L’attuale disposizione dei rilievi consente di studiare le tecniche di lavorazione del Serpotta. Si notano infatti l’abbozzo ben delineato nelle fisionomie che viene ricoperto da uno o due sottili strati di stucco, e si può pure osservare la grande cura del maestro per gli effetti di chiaroscuro nei volti e nelle espressioni, che vengono accentuati con l’uso del trapano.
Chiesa di Santa Maria della Pietà
Nell’ultimo quarto del XVII secolo le monache domenicane del monastero sito entro Palazzo Abatellis iniziarono la costruzione di una nuova e grandiosa chiesa, alla quale collaborarono importanti artisti locali, tra cui l’architetto Giacomo Amato, autore della facciata. La decorazione a stucco delle pareti dell’aula è avvicinata da Donald Garstang ai modi di Paolo Corso e Vincenzo Messina, che rivelano capacità nettamente inferiori rispetto a quanto stava mostrando Giacomo Serpotta in altri cantieri. Il maestro stuccatore sarebbe stato coinvolto, insieme al fratello Giuseppe e al figlio Procopio, solamente nel 1708 per la decorazione della navata, sempre secondo i disegni dell’Amato. Gli stucchi fanno da contorno agli affreschi di Antonino Grano e sono basati sulla presenza di ghirlande di fiori, foglie e frutta, putti, e grandi angeli che reggono tondi di chiara derivazione romana. È probabile che Giacomo abbia realizzato solo alcune delle figure più complesse, come gli angeli piuttosto che i putti che non sembrano alla sua altezza. Procopio Serpotta sarà nuovamente chiamato nel 1722 per stuccare il sottocoro intorno agli affreschi di Guglielmo Borremans insieme a Nicolò Sanseverino su disegni di Gaetano Lazzara. Anche in questo caso è problematico distinguere le due mani, ma di certo vi sono numerose affinità fra i putti sopra i portali e quelli della controfacciata di San Mercurio, o tra gli angeli della controfacciata e quelli della chiesa di Santa Ninfa dei Crociferi. Un ultimo intervento della famiglia Serpotta si ha nel 1756 con Giovan Maria, figlio di Procopio, che vi esegue, insieme a Domenico Guastella, quegli angeli ad altorilievo che fanno da cornice all’Agnus Dei.
Chiesa di Santa Maria degli Angeli (la Gancia)
Alla fine del XV secolo i Frati Minori Riformati di Santa Maria di Gesù decisero di realizzare una chiesa con convento annesso entro le mura della città, una “gancia” per l’appunto. Riuscirono ad attuare il loro proposito nei primi anni del secolo successivo e in breve tempo la chiesa divenne un ricettacolo di importanti opere d’arte pittoriche e scultoree. Nei primi anni ’80 del XVII secolo si procedette a realizzare un complesso apparato a stucco con statue di Apostoli e santi Francescani. Giacomo Serpotta fu l’autore nel 1681 di quelle dei Santi Pietro e Paolo, oggi non più esistenti. Probabilmente il maestro eseguì molti altri interventi a stucco ma tuttora si possono ammirare solo quelli della cappella dello Sposalizio della Vergine posta alla sinistra del presbiterio. Serpotta, intorno al primo o secondo decennio del XVIII secolo, realizza le cornici degli affreschi di Filippo Tancredi e della tavola cinquecentesca di Vincenzo da Pavia che da’ il nome alla cappella. Spiccano i due splendidi angeli che secondo il gusto romano si librano come reggendo la pittura, e il nuovo tipo di “teatrino”, che come genere precede quelli della chiesa di Sant’Agostino, in cui è raffigurato L’Imperatore Augusto che ha la visione della Vergine. Sulla parete sinistra, sopra l’affresco, il Serpotta non rinuncia alla sua carica di dolcezza e originalità inserendovi un putto vestito da frate francescano. Di problematica attribuzione sono gli stucchi della cappella della Madonna di Guadalupe che, secondo Garstang, potrebbero essere stati ampiamente realizzati dalla bottega.
Chiesa di San Francesco d’Assisi
Giacomo Serpotta fu chiamato dai frati francescani conventuali di San Francesco d’Assisi per ornare la loro principale chiesa con le sue ormai famosissime statue allegoriche di virtù. Ciò fu il segno che ormai il prestigio dell’artista aveva superato ogni confine e tutti i principali ordini religiosi volevano un segno della sua presenza nelle loro chiese. Giacomo vi realizza virtù francescane che dispone addossate ai pilastri della navata centrale. Con i bombardamenti del 1943 le statue furono seriamente danneggiate, ma oggi dopo lunghi interventi curati dall’Associazione Salvare Palermo si possono nuovamente ammirare nel loro splendore. Per quanto le Allegorie rimandino allo schema ormai consolidato del cosiddetto stile maturo di Serpotta, cioè quello che segue agli stucchi dell’oratorio del Rosario in San Domenico, vi sono pregevolissimi spunti di originalità proposti dal maestro che tratta le statue con la consueta qualità esecutiva. Spiccano tra le altre la tenerissima Mansuetudine con l’agnello, la severa Modestia che distoglie lo sguardo dallo specchio, e la Teologia che è la più berniniana fra le statue con quello svolazzo improvviso della veste.
Oratorio dell’Immacolatella
L’oratorio fu edificato dalla compagnia omonima fondata nel 1575. Tra il 1725 e il 1726 l’architetto Gaetano Lazzara sovrintese ai lavori di decorazione a stucco realizzati da Procopio Serpotta e Vincenzo Perez. Il recente restauro a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo consente oggi di riappropriarsi dei giusti toni della bianca materia che fa da contorno, sulla volta, agli affreschi di Vincenzo Dongiovanni, dipinti nello stesso periodo, con Storie della vita della Vergine. Sulla base dei suggerimenti di un teologo francescano vengono disposti i medaglioni dell’aula che raffigurano Dottori e Padri della Chiesa: San Girolamo, Sant’Agostino, San Gregorio Magno, Sant’Ambrogio, ma anche San Cirillo d’Alessandria, San Sofronio di Cipro, San Giovanni Crisostomo e Sant’Anastasio I Papa. Le vele della cupoletta presbiteriale, che contiene una stupenda coltre di nimbi in stucco, sono invece occupate dai quattro profeti maggiori: Isaia, Ezechiele, Geremia e Baruc. Tutte queste figure, dunque, sono state scelte per alludere alle virtù mariane, cui è dedicato l’oratorio, e per certificare che Maria Immacolata è testimone e strumento dell’Avvento e dell’avverarsi delle profezie bibliche.
Oratorio di San Lorenzo
L’oratorio sorse intorno al 1570 ad opera della compagnia di San Francesco sulle spoglie di un’antica chiesetta dedicata a San Lorenzo. Per questo motivo la dedicazione attuale ricorda entrambi i santi. Giacomo Serpotta vi intervenne a partire dal 1699 e fino al 1707 circa, con la collaborazione dell’architetto Giacomo Amato, innanzitutto per rinnovare la decorazione del presbiterio che conteneva la famosa Natività con adorazione dei pastori dipinta da Michelangelo Merisi da Caravaggio intorno al 1609. Il quadro, come è noto, fu trafugato nel 1969. Terminato l’intervento intorno alla preziosa tela, con uno schema di derivazione prettamente romana e con la realizzazione di due tra i più straordinari angeli che avesse mai realizzato, il Serpotta si dedicò all’aula. Essa nell’insieme è considerata forse il capolavoro assoluto del maestro palermitano, per la giusta proporzione tra la freschezza inventiva dei primi anni e la sapiente maturità nella tecnica esecutiva. È un’opera densa di immagini tra cui i “teatrini” con gli episodi della vita dei Santi Lorenzo (a sinistra) e Francesco (a destra), a cui sono accostate le statue allegoriche, tra le quali spiccano, ai lati del presbiterio, la matronale Ospitalità e la materna Carità. Tutto l’apparato è contrappuntato dai putti che, più che in ogni altro oratorio, sono scatenati in svariate attività. Molti sono coinvolti nelle scene, interagiscono con esse (ad esempio il putto che si scandalizza alla vista della Tentazione di San Francesco, oppure i tre che si aiutano per raggiungere le monete distribuite dall’elemosina, ecc.), altri sembrano del tutto indifferenti e appaiono estranei a evidenti significati teologici (come, ad esempio, i putti che soffiano bolle di sapone). In realtà tutto l’apparato gioca su una spiccata teatralità in cui i confini delle immagini sono spezzati ad uso della partecipazione di tutte le figure presenti. Inoltre le opere sono intessute su una trama che ha una chiaro messaggio teologico di marca francescana.
Chiesa dell’Assunta
La chiesa dell’Assunta, fondata nel 1628 insieme al convento annesso da Antonio Moncada duca di Montalto per la moglie ed altre congiunte, fu interamente decorata a stucco, come oggi si vede, intorno al secondo decennio del XVIII secolo. Vi lavorò, molto probabilmente, Procopio Serpotta forse con la collaborazione dello zio Giuseppe. Tutto l’apparato, recentemente restaurato a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Palermo, è attribuito alla progettazione del pittore Antonino Grano che rivela la profonda conoscenza dei modelli romani applicati peraltro nello stesso periodo entro la chiesa del Gesù a Casa Professa. Le figure sono volte alla celebrazione di Santa Teresa d’Avila, fondatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze, con la presenza anche qui di statue allegoriche di pregevole fattura. |