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COLLOVÀ METTE IN SCENA “AMLETO” CON UNA COMPAGNIA RUMENA. IL DEBUTTO VENERDÌ 15 AL NUOVO MONTEVERGINI

 

Debutta venerdì 15 settembre alle 21.15, sul palcoscenico del Nuovo Montevergini, lo spettacolo Hamlet - Album di famiglia diretto da Claudio Collovà, promosso dall’Amministrazione comunale nell’ambito di Kals’art 2006, risultato di una coproduzione tra la Cooperativa teatrale Dioniso di Palermo ed il Teatrul Mic (Piccolo Teatro) di Bucarest, in collaborazione col Palermo Teatro Festival.

Lo spettacolo, in lingua rumena, si avvale di un cast artistico e tecnico interamente rumeno e della direzione di uno dei registi più interessanti della scena italiana. Frutto di una collaborazione che ha visto impegnato il lavoro di una ventina circa di persone, è stato in prova ed in allestimento nella capitale rumena a luglio e agosto. Prima dell’inizio, al pubblico verrà distribuita copia della sinossi in italiano.

Si replica ogni sera fino a giovedì 21, escluso lunedì 18. Ingresso libero.

Lo spettacolo verrà proposto a Bucarest nella prossima stagione, a partire da ottobre, e rimarrà in cartellone al Teatrul Mic per due anni. Previste, inoltre, tournée in Italia e in Romania.

 

La vicenda. Hamlet - Album di famiglia è una lettura contemporanea della grande tragedia shakespeariana, con inserimenti e testi provenienti anche da altre fonti, soprattutto Heiner Müller, Rilke e Majakovskij. Concentra la sua attenzione sul ristretto nucleo familiare del re Claudio, della regina Gertrude, Ofelia e Amleto, accompagnati nel viaggio verso il compimento del loro destino da un personaggio d’invenzione, chiamato dalla regia Calauza (traghettatore), curatore dei destini e dell’esistenza sulla terra.

Ambientato in una stanza, il cui pavimento è interamente assediato dai libri che Amleto avrebbe voluto leggere – se fosse stato risparmiato alla missione della vendetta –, il dramma si svolge attraversando un percorso originale che non tiene conto della successione narrativa della tragedia.

Come in tutti gli spettacoli di Collovà, importante rilievo viene dato all’aspetto pittorico, visivo e visionario. La scenografia – del britannico Andrew Walsh, già collaboratore in passato del regista palermitano – è essenziale, allusiva e basata sull’opera fotografica del ceco Ian Saudeck, così come i costumi ideati da Velica Panduru. La musica è stata composta da Tom Brandus.

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La messa in scena di un capolavoro assoluto come Amleto in un’inedita e certamente stimolante edizione di Claudio Collovà è un altro segnale di attenzione che questa Amministrazione dà agli artisti più interessanti di questa città – che siano giovani, di generazione matura o “storici” – sostenendoli nel loro lavoro e nella loro crescita professionale.

L’aver voluto promuovere questo importante spettacolo conferma la nostra stima per un regista ormai noto e apprezzato in Italia e all’estero, che sa coniugare con grande sensibilità e fantasia la sua matrice palermitana e mediterranea con la cultura e le atmosfere europee.

Ed è di particolare apertura e rilievo il fatto che Collovà abbia preparato lo spettacolo in Romania, terra di lunga tradizione drammaturgica, lavorando con un’équipe interamente rumena, e che questo spettacolo rimanga in cartellone per un lungo periodo nel teatro della città di Bucarest, per poi andare in tournée in Italia e nella stessa Romania. Diffondendo così – e mi pare una cosa notevolissima – il nome e la cultura di Palermo.

Con l’Amleto di Collovà, infine, riapre al teatro il Nuovo Montevergini, questo straordinario gioiello nel centro storico, che torna ad essere centro di cultura e punto di riferimento per i giovani di Palermo.

 

Diego Cammarata
Sindaco di Palermo

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Con l’Amleto riletto da Claudio Collovà, uno dei nostri migliori registi, riparte la stagione teatrale del Nuovo Montevergini, punto di riferimento per tanti artisti palermitani in uno spazio suggestivo recuperato dall’Amministrazione comunale.

Questo spettacolo, preparato da Collovà in Romania, è, inoltre, occasione per far conoscere all’estero la nostra città e le capacità dei nostri artisti, oltre che un modo per offrire al pubblico una lettura contemporanea e innovativa dell’opera di Shakespeare.

Ancora una volta Palermo si riconferma luogo di produzione di eventi che sottolinea il suo ruolo di città che guarda al futuro, valorizzando e riaffermando la propria identità.
 

Tommaso Romano
Assessore alla Cultura

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Cooperativa teatrale Dioniso - Palermo

Teatrul Mic - Bucarest

Kals’art Festival 2006

Palermo Teatro Festival

 

Hamlet - Album di famiglia

Uno  spettacolo di Claudio Collovà

 

Da Shakespeare, Műller, Rilke, Majakovskij

 

 

 

con

 

Amleto Constantin Lupescu
Ofelia  Simona Popescu
Gertrude Coca Bloos
Claudio Avram Birău
Călăuza Mihaela Rădescu
   
Scenografia  Andrew Walsh
Costumi  Velica Panduru
Musica Tom Brandus
   
Assistente alla regia Alexandru Mihăescu
Assistente alla scenografia Dan Titza
Direttore artistico del Teatrul Mic Mihai Dinvale

                   

 

Nuovo Montevergini

 

venerdì 15, sabato 16, domenica 17, martedì 19, mercoledì 20 e giovedì 21

ore 21.15

 

Ingresso libero

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NOTA DI REGIA

 

 

Elsinore è una piccola prigione, con una finestra centrale aperta sull’oscurità.

Una stanza coperta di libri, che molto tempo prima erano leggibili e utili. Una stanza abitata da un ridotto nucleo familiare: Amleto, Ofelia, Gertrude e Claudio. I morti della tragedia, quelli che non sono sopravvissuti alla violenza. Con loro, un personaggio d’invenzione, chiamato Calauza (“traghettatore” potrebbe essere una plausibile traduzione), letteralmente atterrato in questo mondo claustrofobico per testimoniare, proteggere, ricordare. E soffrire per il loro oblio. Un album di famiglia di poche pagine e l’opera fotografica del ceco Jan Saudek, come principale fonte d’ispirazione.

Questo è stato il punto di partenza del nostro lavoro. Le immagini hanno significato tutto all’inizio. Ma le visioni coagulano la forma, le azioni, i conflitti, le parole: così la narrazione di Shakespeare è rotta in frammenti d’esistenza, la sua storia giudicata insufficiente alla comprensione e noi abbiamo usato l’immaginazione per andare oltre la realtà del testo. Hamletmachine di Heiner Müller per distruggerlo, le parole di Rilke da I quaderni di Malte Laurids Brigge per sospenderlo, la poesia di Majakovskij, La nuvola in calzoni, per trasformarlo in una protesta contro l’orrore del nostro tempo; e naturalmente Shakespeare, compresso, allusivo e aperto a personali interpretazioni. “Il resto è silenzio”.

È la prima volta che mi accade di lavorare con un teatro e con attori rumeni. Un viaggio intenso, profondo, un’esperienza emozionante. Ho imparato molto dal loro coraggio, sensibilità, arte. È molto difficile tradurre in parole i miei sentimenti al riguardo. Il solo pensiero ha di nuovo a che fare con l’idea di famiglia.

Il mio più grande ringraziamento a tutti loro, dal profondo del mio cuore, soprattutto per avere avuto tanta fiducia in me. E grazie alla mia città per avere deciso di rendere visibile questo nostro tentativo anche in Italia.

 

Claudio Collovà

 

 

Bucarest, 1 agosto 2006

 

SINOSSI
 

Scena 1 - Calauza e un attore sono seduti alla finestra. Per interpretare Amleto, l’attore viene truccato da clown. La Danimarca è una prigione. Il matrimonio di Gertrude, madre di Amleto, è stato celebrato subito dopo il funerale di suo padre. Il fantasma del vecchio re – ucciso dal fratello Claudio – è tornato a chiedere vendetta. Amleto nega di averlo mai incontrato. Dopo un lungo bacio di addio, Calauza spinge Amleto dentro la stanza e scompare nella nebbia. Amleto crede di vedere un’ombra, ma nega con forza la sua tragedia. «È tutta immaginazione – dice – e non voglio accettare di credere a questa terribile visione. Le mie orecchie sono fortificate contro questa storia. Ho avuto una guardia tranquilla. Non si è mosso un topo».

 

Scena 2 - Amleto ci parla truccato da clown. Album di famiglia, con tutti i personaggi della tragedia, presentati sotto forma di allucinazioni. Il testo è Hamletmachine di Heiner Müller. «Ciò che cerco di fare scrivendo – dice Muller – è rafforzare il senso del conflitto, dare forza allo scontro e alle contraddizioni. Non c’è altro modo. Non sono interessato alla risposta o alle soluzioni. Non ne ho. Sono interessato ai problemi e ai conflitti. Il mio primo principale interesse nello scrivere per il teatro viene da un impulso alla distruzione. Per trent’anni Amleto ha costituito un’ossessione, e alla fine ho scritto un breve testo, Hamletmachine, per tentare di distruggerlo». Musica e voci dall’esterno. Amleto clown piange calde lacrime per Ofelia. Suona la campana a morto.

 

Scena 3 - Amleto rientra nella stanza. È il giorno del funerale e del matrimonio. Lo attende Claudio con una bottiglia di vino in mano. Tentativo di complicità. La teoria di Claudio del superamento del lutto. «Non è colpa del cielo se i figli perdono i padri. È nella natura e così dev’essere». Gertrude avanza con il corpo del re in braccio, lo poggia sul davanzale. Orazione funebre di Claudio e presentazione della sua nuova sposa e regina. Gertrude lava il corpo. «Bisogna bruciarsi i vascelli alle spalle. Gettarsi a capofitto nel magma domestico. Essere felici. Il matrimonio è la sola via di uscita. L’isola». Amleto afferma di essere unicamente innamorato della poesia e del teatro. Gertrude e Claudio escono. Uno a destra, l’altro a sinistra.

 

Scena 4 - Amleto vuole che il cadavere di suo padre gli parli. Nessuna risposta è possibile o necessaria. L’assassinio di Claudio gli è noto da sempre.

 

Scena 5 - Primo tentativo di suicidio di Ofelia. Alle sue spalle, Calauza le ricorda l’antica ossessiva obbedienza a suo padre, Polonio. Ofelia tra due fuochi. Amleto esce. Ofelia racconta a Calauza il suo devastante incontro con Amleto. Primi segni di insanità.

 

Scena 6 - Sospensione della tragedia in biblioteca. Tutta la famiglia reale è assorta nella lettura. È il solo momento in cui Calauza si sente a casa. Testo di Rilke, in cui si esprime il rimpianto per l’abbandono della poesia. «Perché non sono sempre così?». Amleto abbandona la scena. «Cos’è che leggete, mio signore?» - «Parole, parole, parole». Ofelia lo segue.

 

Scena 7 - Gertrude e Claudio cercano nei libri tracce della follia di Amleto. Le parole di Calauza sono terribili per la madre: «Il vostro nobile figlio è pazzo». Altrettanto terribile è la risposta della regina: «Io sono la madre di un morto. Per chi pronunci le tue parole? Per colui che deve venire? In questa casa la festa della morte non è ancora alla fine». Claudio e Gertrude danno ordini a Rosencratz e Guilderstern, compagni di studio e vecchi amici di Amleto. A loro il compito di scoprire le cause del malessere di Amleto. Silenzio, nessuna risposta. I due non sono mai tornati ad Elsinore. Gertrude e Claudio, per dormire, si fanno largo tra i libri. Calauza, rimasta sola, compiange la sua natura esclusivamente “spirituale”. Testo di Rilke. Inutile tentativo di volo.

 

Scena 8 - Secondo tentativo di Ofelia, con una pistola puntata alla bocca. Amleto ha una sigaretta in mano. L’amore è morto. «Và in convento». Testo di Heiner Müller: Ophelia-Machine, in cui vengono elencati innumerevoli tentativi di suicidio. Ofelia porge la pistola ad Amleto. «Oggi ho smesso di uccidermi».

 

Scena 9 - Claudio si risveglia in preda ad un incubo. Tenta una preghiera di pentimento al cielo: «La mia colpa è passata, ma quale preghiera può servire al mio caso? Perdona il mio turpe assassinio? Così non può essere perché ancora possiedo quelle cose per cui commisi l’assassinio: la mia corona, la mia ambizione e la mia regina». Amleto non vuole vendicarsi, mentre Claudio prega e si purga l’anima.

 

Scena 10 - Dialogo tra Gertrude e Amleto. Il collo della regina è appesantito dalle collane. Il turpe assassinio di Claudio viene dichiarato. Gertrude è accusata di cecità e di complicità. Gertrude, curva sotto il peso di infinite colpe, vomita.

 

Scena 11 - Terzo ed ultimo tentativo di suicidio di Ofelia. Canzone dei fiori.

 

Scena 12 - I becchini, veri clown-filosofi della tragedia, disquisiscono sulla vita e sulla morte. E sulla possibilità che un suicida possa essere sepolto con rito cristiano. Indovinelli e giochi di parole. Amleto parla con il becchino. Indaga sul processo della putrefazione.

 

Scena 13 - Ritratto da un album di famiglia. Una stoffa rossa, riesumata dalla tomba, copre il pavimento della stanza. Di fronte al potere annientatore della storia, Amleto, ormai raggelato, rinuncia. Testo di Heiner Müller da Hamletmachine: «Io non sono Amleto. Non recito più alcuna parte. Le mie parole non dicono più niente. I miei pensieri succhiano il sangue alle immagini. Il mio dramma non ha più luogo? Dietro di me verrà approntato l’ornamento. Da gente cui il mio dramma non interessa, per gente cui non ha niente da dire. Neanche a me interessa più. Non sto più al gioco». Ultima poesia finale, da La nuvola in calzoni di Majakovskij: «Lasciatemi / Non mi fermate / Che io menta / O abbia ragione / Non potrei essere più calmo / Guardate: / hanno di nuovo decapitato le stelle / e insanguinato il cielo, come un mattatoio! / Ehi, voi! / Cielo! / Toglietevi il cappello. / Me ne vado! / Sordamente. / L’universo dorme. / Poggiando sulla zampa / l’orecchio enorme con zecche di stelle». Tutti i libri sono coperti di rosso. Ogni traccia svanisce e lentamente la foto di famiglia si dissolve nel buio.

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Claudio Collovà

 

Regista teatrale nato a Palermo, autore di numerosi spettacoli, ha debuttato nel 1987 con Il cavaliere bizzarro di Michel de Ghelderode. I suoi lavori sono stati prodotti, tra gli altri, dal Politecnico di Roma, da Teatridithalia di Milano, dallo Stabile d’Innovazione di Pescara, dal Festival sul Novecento di Palermo, dall’Istituto della Cultura di Bamako (Mali), dal Teatro Garibaldi di Palermo, dal Teatro Biondo Stabile di Palermo. Molti dei suoi lavori sono stati presentati in festival internazionali di teatro.

La sua poetica, principalmente legata alla pittura ed alla fisicità dell’attore, s’incrocia spesso con la danza e trae origine da fonti d’ispirazione non solo teatrali.

Tra i suoi lavori più conosciuti, ricordiamo Le buttane di Aurelio Grimaldi, Eredi su Magritte, Miraggi Corsari da Pasolini, Fratelli di Carmelo Samonà, La caduta degli angeli dai Drammi celtici di W. B. Yeats, K. l’agrimensore dal Castello di Kafka, La famiglia da Re Lear di Shakespeare, La terra desolata di Eliot. Dal 1997 ad oggi ha curato progetti teatrali cui hanno partecipato minori dell’area penale. Il suo Donne in tempo di guerra da Le Troiane di Euripide ha inaugurato il Festival di Berlino nel 2005. L’ultimo suo lavoro (aprile 2006) è Cagliostro di Salvo Licata, per il Festival “PalermoMia”, promosso dall’Amministrazione comunale.

Ha curato progetti di scrittura e di sperimentazione teatrale e seminari sulla pittura di Bacon, Goya, Magritte, Bosch, Bruegel, Hopper e Caravaggio. Ha collaborato come regista ad un progetto con il Deutches Theater di Berlino; mentre per l’Unione dei Teatri d’Europa ha diretto uno studio sul Woyzeck di Büchner al Wihelma Theater di Stoccarda, poi coprodotto nel 2005 col Teatro Garibaldi di Palermo.

Ha, inoltre, scritto e diretto alcuni cortometraggi in digitale, tra cui Nadja da Bréton e L’alchimista da Pasolini. Con la coreografa Rossella Fiumi ha codiretto Dramma involontario dall’Otello di Shakespeare; e con la coreografa Alessandra Luberti ha codiretto L’Echo dall’opera pittorica di Paul Delvaux.

Come attore ha lavorato, tra gli altri, con Antonio Neiwiller, negli spettacoli Dritto all’inferno, Salvare dall’oblio, Canaglie, e con Mario Martone, Elio De Capitani e Mimmo Cuticchio.

Lavora regolarmente nel campo della formazione tenendo seminari in tutta Italia. Ha insegnato presso le Università di Palermo, Pescara e Milano. Presso la Iulm, Libera Università di Milano, è tuttora impegnato presso la cattedra di Storia del Teatro, Cinema e Televisione.

La Cooperativa teatrale Dioniso

 

La Cooperativa teatrale Dioniso, fondata a Palermo nel 1985 da un gruppo di artisti siciliani – attori, scenografi, registi, musicisti, tecnici e drammaturghi – fin dall’anno della sua fondazione ha contribuito a sviluppare un lavoro mirato all’affermazione del teatro di ricerca e di sperimentazione, proponendosi anche come società in grado di proporre e gestire progetti di formazione teatrale.

Nel corso di questi anni, ricchi di importanti riconoscimenti di critica e pubblico non solo siciliano, gli spettacoli della Cooperativa sono stati ospitati in importanti rassegne e prestigiosi festival nazionali e internazionali, portando fuori dalla Sicilia un linguaggio teatrale ormai chiaramente identificabile. I progetti hanno sempre come linee guida il rispetto e la qualità delle componenti del processo creativo, la motivazione degli artisti impegnati, i fattori realizzativi, produttivi e divulgativi del lavoro svolto, la formazione di nuove professionalità tecniche ed artistiche sul territorio.

Dal 1987 ad oggi sono stati prodotti o co-prodotti più di trenta spettacoli, che sono stati recensiti dalle maggiori riviste specialistiche (Hystrio, Sipario, Prima Fila), dalle principali testate televisive e giornalistiche nazionali (Corriere della Sera, la Repubblica, Il Giornale di Sicilia, L’Ora, La Sicilia, Il Mediterraneo, l’Unità, Target, il Manifesto, il Diario, il Sole 24 Ore, Liberazione, Avvenimenti, il Tempo, Rai Uno, Rai Sat, Rai 3 Lazio, Rai 3 Sicilia) e dai più importanti critici di teatro italiani, oltre che siciliani. Da aprile 1997 ad oggi la Cooperativa ha portato avanti il suo abituale lavoro di ricerca e di sperimentazione teatrale coinvolgendo minori a rischio o sottoposti a misure cautelative presso il Centro di prima accoglienza Comunità Filtro del Centro di giustizia minorile “Malaspina” di Palermo, autorizzati a ciò in virtù delle norme che disciplinano le misure alternative in materia di processo penale a carico di imputati minorenni.

Con il sostegno dell’assessorato comunale alla Cultura e con il patrocinio del-l’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, sono stati condotti laboratori e messi in scena sei spettacoli che hanno mirato a promuovere, insieme ad una qualità artistica e organizzativa, anche un’altissima qualità sociale e umana.

La Cooperativa è formata in modo stabile dall’autore e regista Claudio Collovà, uno dei fondatori; dalla danzatrice e coreografa Alessandra Luberti, conduttrice anche dei laboratori relativi al training ed al lavoro sul movimento; dai musicisti e compositori Giacco Pojero e Nino Vetri; e dall’attrice Simona Malato.

 

Teatrul Mic di Bucarest

 

Fondato a Bucarest nel 1914, il Teatrul Mic (Piccolo Teatro) in origine portava il nome dell’attrice Maria Filotti ed era situato in via Sarindar, nel centro della città. Dopo la seconda guerra mondiale, il teatro divenne una fondazione statale chiamata Constantin Nottara Film Actor’s Studio; dal 1964 porta il nome attuale ed è membro dei Piccoli Teatri d’Europa.

La reputazione e la forza del teatro sono dovute essenzialmente ai successi artistici. Negli anni, il suo repertorio ha incluso opere diverse rappresentative della drammaturgia nazionale e mondiale. Il Teatrul Mic ha lanciato sulla scena nazionale e internazionale importanti registi, come Liviu Ciulei, Radu Penciulescu, Crin Teodorescu, Catalina Buzoianu e Silviu Purcarete. Tutti hanno lavorato in questo  teatro per anni.

Molti dei successi del Teatrul Mic – Richard II di William Shakespeare, Two for the Seesaw di William Gibson, The Tango di Slawomir Mrozeck, The Mad Woman of Chaillot di Jean Giraudoux, To Clothe the Nacked di Luigi Pirandello, The Master and Margarita di Mihail Bulgakov, Princess Ivona di Witold Gombrowicz e Richard III di William Shakespeare – hanno ricevuto importanti premi nazionali e internazionali.

Negli anni ’70 e ’90 nuovi nomi di registi – oggi talenti riconosciuti – hanno dato spazio all’uso di nuovi linguaggi teatrali, basati sulla diversità di espressione e rivolti ad una ricerca innovativa.

Oggi il teatro ha aperto in città un nuovo spazio capace di 90 posti (Teatrul Forte Mic), oltre allo spazio tradizionale di 300 posti.

Le produzioni ogni anno variano da cinque a otto a stagione e raccolgono alcune delle migliori espressioni artistiche di Bucarest.

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