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Filippo Aquila
Fiduciario di Casa Savoia, nato a Marina di Caronia
(Messina) nel 1896 e morto a Palermo nel 1986.
Dall’età di 4 anni e per tutta la vita visse a Palermo, vi
frequentò l’Istituto “Vittorino da Feltre”, il Liceo
“Garibaldi” e si laureò in Giurisprudenza.
Dopo
aver preso parte al corso per i “Volontari di un anno” a
Messina, dove è commilitone e si lega d’amicizia a Giuseppe
Tomasi di Lampedusa, nel corso della prima guerra mondiale è
inviato al fronte come ufficiale di Artiglieria di
complemento e vi parteciperà per tutta la sua durata,
impegnatoi nei combattimenti sul Carso, sul Monte Tomba e
sul Monte Grappa e guadagnando una croce di guerra al valor
militare.
Rientrato a Palermo intraprenderà l’attività professionale e
sposerà Elena Barocchiere, dalla quale avrà tre figli, due
maschi ed una femmina.
Poco
prima dell’esplosione della seconda guerra viene chiamato
ancora una volta alle armi con il grado di capitano, al
comando di un Gruppo di artiglieria a Marsala. Allo scoppio
del conflitto verrà assegnato al Comando del XII Corpo
d’armata, con le funzioni di ufficiale addetto al Generale
comandante. Durante il servizio ha ripetute occasioni
d’incontro con il principe Umberto di Savoia, il quale gli
dimostra stima e simpatia.
Dopo
lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel 1943, viene inviato
sul fronte di Gela con il ruolo di ufficiale osservatore del
Comando e si trova impegnato nei furiosi combattimenti che
ebbero luogo in quel settore, distinguendosi ed ottenendo la
proposta di concessione di una medaglia d’argento al valor
militare sul campo che non gli fu mai consegnata, a seguito
del volgere sfavorevole degli eventi militari e che, a
guerra finita, fu inspiegabilmente commutata in un encomio
solenne. Perverrà comunque al grado di colonnello, non
comune per un ufficiale di complemento.
Lasciata la Sicilia al seguito del XII Corpo d’armata, ha
sempre più frequenti occasioni di incontri con Umberto di
Savoia e ne guadagna sempre di più la considerazione, sino a
divenire l’uomo di fiducia di Casa Savoia per il Meridione
d’Italia. Ciò sino al giorno del referendum istituzionale,
in cui intercorse una drammatica telefonata con il Re che
gli rese noto il proposito di lasciare immediatamente
l’Italia.
Aquila, caduta la Casa Savoia alla quale era stato sempre
fedele, non volle accettare incarichi politici o di altro
genere e si dedicò alla famiglia ed al lavoro per il resto
della sua lunga vita.
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