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Manno

Pittori.

I fratelli Antonio, Salvatore, Vincenzo e Francesco Manno si formarono nella cerchia di Vito D'Anna, i primi tre collaborarono in seguito alla conduzione di un'affermata bottega. Antonio nacque nel 1739 e mor?nel 1810. Una delle sue prime opere citate dal biografo Gallo ?la Madonna che d?la bandiera a Ruggero, vincitore dei Saraceni, oggi al Museo diocesano. Collabor?col D'Anna agli affreschi di Villa Filippina, che termin?dopo la morte del maestro e del SS. Salvatore.

Affresc?la volta del salone dell'attuale Palazzo Fatta nel 1771; nello stesso periodo esegu?sette tele per la chiesa madre di Mistretta. Sono del 1774 gli affreschi della chiesa del Collegio di Maria a Palermo.

Affresc? inoltre, la volta di uno dei saloni di palazzo Valdina con il Ritorno dalle Fiandre in Sicilia della Famiglia Pap?/i> (distrutto).  Si spos?nel 1780 con M. Paola Sapienza e nello stesso anno realizz?alcune tele per la Comune di Ragusa.  

Sono di sua mano i decori di molti palazzi aristocratici, fra i quali Belmonte Riso e Geraci. Innumerevoli anche le tele dipinte per le chiese palermitane.  Nel 1788 l'artista venne nominato accademico di S. Luca, conte palatino e cavaliere dello Speron d'oro.  Si ammal?mentre lavorava agli affreschi della Collegiata di S. Nicol?a Nicosia.

Vincenzo vide la luce intorno al 1750; pi?degli altri fratelli s'interess?di ?amministrazione degli interessi dell'arte?. Il suo nome compare per la prima volta negli affreschi della chiesa madre di S. Stefano di Quisquina.   Decor?parte della volta della chiesa di S. Giuseppe a Palermo su disegni di Antonio, che vi aveva realizzato i Quattro Dottori della Chiesa.

Vincenzo replic?i bozzetti a S. Lorenzo a Trapani,  a S. Croce a Palermo (oggi distrutti) e nella Cattedrale di Mdina a Malta, dove rimase circa tre anni. Tornato in Sicilia, lavor?a Ragusa Ibla.  Al volgere del secolo, con il fratello Salvatore, eremita, decor?con il Trionfo di S. Rosolia la volta dell'Eremo della Santa alla Quisquina.  Nel 1800 decor?la chiesa di S. Lorenzo a Trapani su modelli di Antonio per S. Ignazio all'Olivella a Palermo.

A Vincenzo, pur con interventi di Antonio, sono stati attribuiti i ritratti del Palazzo Reale di Palermo. Nel 1812 divenne accademico di S. Luca.  Secondo alcune fonti Vincenzo ?presente a Roma ancora nel 1827.

Francesco nacque nel 1752 e mor?a Roma nel 1831.

Dei fratelli fu il pi?aperto al nuovo e la sua attivita' si svolse quasi esclusivamente a Roma, dove si rec?nel 1786 su interessamento del barone Pisani e con una lettera di presentazione del principe di Torremuzza al cardinale Maffei, che lo avvi?alla scuola di Pompeo Batoni. Alla morte di questi venne ammesso allo studio di Domenico Preziado, segretario dell'Accademia di S. Luca.

Nella Comune eterna il pittore lavor?intensamente, impegnandosi fra l'altro nella decorazione di palazzo Altieri, eseguendo dipinti per palazzo Braschi su commissione di Pio VII e due tele per la chiesa delle Cappuccine al Quirinale.  Nel 1800 progetta' la chiesa di S. Maria di Costantinopoli della comunita' siciliana a Roma.  Nel 1806 anche lui venne nominato accademico di S. Luca.

Realizz?anche una tela raffigurante S. Vincenzo Ferreri e il paralitico per la chiesa dei Domenicani a Pera, Costantinopoli. Nel 1832 decor?la sala dell'udienza nel Quirinale.

Si pensa che intorno al 1820 abbia soggiornato per breve tempo in Sicilia.

Salvatore, il pi?giovane dei fratelli, lavor?a Palermo in bottega con il ruolo di aiuto: ?aveva l'incarico del preparativo delle cose dell'arte tutti e tre poi, a gara, computavano l'esecuzione delle opere?. Scelse la vita religiosa, divenendo eremita presso il santuario di S. Rosalia alla Quisquina. Mor?dopo il 1831.

Luigi, figlio di Vincenzo,  fu anch?egli eremita alla Quisquina e alla sua morte, nel 1858, vennero trovati nella sua cella nove dipinti di buona fattura.

 

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