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Anno MCMXCV

essendo Papa Sua Santita' Giovanni Paolo II Karol Wojtyla
e Arcivescovo della Diocesi di Palermo
Il Cardinale Salvatore Pappalardo

Gli Artisti

Luca Alinari, Mario Bardi, Hsiao Chin, Domenico Spinosa, Ibrahim Kodra, Salvatore Fiume, Antonio Possenti, Mimmo Paladino, Lia Pasqualino Noto, Armando De Stefano, Trento Longaretti, Ennio Calabria, Remo Brindisi, Leonardo Cremonini, Ernesto Treccani

Le quindici stazioni della Via Gloriae Crucis
Alla Chiesa S. Francesco Saverio di Palermo

Donarono

Ideazione e coordinamento Luigi Badagliacco

Esposizione permanente - Ingresso libero
Catalogo in omaggio

Ma dopo Auschwitz, il Ruanda, il Kurdistan, la Bosnia, sar?possibile ancora parlare di Dio? Come il segno umano potr?ancora atteggiarsi ad evocare il mistero indicibile? Chi si assumer?la responsabilita' di rompere l’imbarazzo tra il dire – tacere?

L’itinerario contemplativo di Dionigi, l’Areopagita che, attraverso la riflessione riconciliante di Tommaso d’Aquino sull’analogia, si risolve nella possibilita' seppure faticosa dell’affermazione- negazione - eminenza nel discorrere su Dio; il pathos critologico di Lutero che nell’affermazione della negazione (sub contraria specie) trova l’unica possibilita' perch?il pensare ed il parlare dell’uomo su Dio non divenga profanazione; l’evidenza della forma unica e irrepetibile del Crocifisso – Risorto nell’interruzione balthasariana di quella continuita' – contiguita' pretesa dal linguaggio umano...; il silenzio dei molti ora sgomento, ora lamento taciuto, ora stupore inafferrabile, ora stanchezza pesante, ora in – differenza che vive di perenne domanda, ora rabies senza parola...ci aiuta a porre correttamente, ma senza risolverlo, il problema teologico dell’arte contemporanea, sia al livello della stessa utilizzazione del linguaggio umano (troppo compromesso dalla sua contiguita' con discorsi di soprusi e violenza), sia al livello delle sue capacita' intercomunicative (ma per quale umanita' se essa ?stata pi?volte smembrata?) e, infine, al livello della sua teologicita' (per quale discorso su Dio?).

Eppure, sia che taciamo sia che parliamo, il nostro silenzio potrebbe essere pi?grave per la sua connivenza, e la nostra parola potrebbe avere ancora la possibilita' di essere redenta, principio di una redenzione cosmica e storica.

Il problema non ?tra figurativo e non figurativo, semmai tra sfigurazione e trasfigurazione, non tra sacro e profano, piuttosto tra santo e peccato! Ed in ogni caso la forma non pu?mancare, anche se: quale forma porter?il peso di questa condizione umana impossibile?

La ricerca dell’arte si fa interprete di questo disagio immane che accompagna la riflessione sbigottita della contemporaneita' se l’arte pone la figura non ?per rappresentare semmai per evocare il fatto che, nonostante tutto, qualcosa pu?essere ancora pronunziato, ora attraverso il superamento della delimitazione, ora attraverso la liberazione dalla riproduzione, ora attraverso il potenziamento del segno grafico...; se si libera dalla figura ?per affermare l’onnidimensionalita' della forma, alfine di salvaguardare la liberta' del gesto artistico dal peso cosmico e di affermare che ogni discorso grammaticato ?vano se non assume il senso della discontinuita' della rottura, e la consapevolezza del decadimento.

Al cuore di tutto – cristologicamente – l’affermazione della "medieta' quot; del linguaggio, "nella quale la mediazione operata dall’Incarnazione si rivela nella sua piena verita' La cristologia apre la Via ad una nuova antropologia, che media in modo nuovo il rapporto tra lo spirito finito dell’uomo e l’infinita' divina" (Gadamer, Verita' e metodo, 491).

Ma, se il Verbo ?immagine del Dio invisibile (che pure si rivela attraverso la sua stessa invisibilita' , che nella sua storia personale ha vissuto in pieno e drammaticamente la condizione umana, fino al rifiuto e all’oscurita' tenebrosa della morte; egli ?altres?uomo che ha perso la forma di uomo (cosi l’avevano gi?presentito i carmi i saiani del servo di Jahw? discontinua con le figure della gloria umana dell’appagamento, riconoscibile piuttosto sotto il peso della croce o innalzato su di essa, in quella forma, sommamente divina, che lo rende solidale con l’uomo negato; gloria crucis, allora, senza risoluzioni o accorciamenti, ma nella reciproca sospensione del linguaggio, del gesto, del dire – negando – affermando, del negare – affermando – negando e altro ancora!

Gli artisti sono unici in quel magistero che parla attraverso il silenzio della loro opera, mentre invitano a tacere (mysterion da muein, far tacere!) dinanzi a quella passione dell’umanita' che tocca le profondita' stesse di Dio; c’?somiglianza tra questo loro silenzio e la passione "secondo Giovanni" il quale in esse ha potuto scorgere, gravida di splendore, la gloria stessa di Dio nella morte di Ges?

Cos? nella Via gloriae crucis vengono ad intrecciarsi, compenetrandosi, le due dimensioni della condizione umana: gli occhi sbarrati di Giuda in M. Bardi, l’immobile rigidita' dei soldati in I. Kodra, l’imbarazzante rifiuto di Pietro portato alle strette in S. Fiume, lo smascheramento di tutte le istituzioni nel conigliesco volto di Pilato in A. Possenti, lo scricchiolare del corpo di Ges?sotto l’immane peso della croce in M. Paladino, l’indifferente giuoco del sorteggio della veste ai piedi del Crocifisso in T. Longaretti, lo sguardo smarrito del Cristo colpito dalla lancia – stilo in R. Brindisi, il corpo squarciato e teso tra cielo e terra in E. Calabria...; ma altrettanto, la freschezza e la regale bellezza dell’acqua in L. Alinari, il turbinante rosso purpureo che dal cielo viene a fecondare la terra in Hsiao Chin, il reciproco mirarsi di Ges?e Maria ritrovatisi e sostenentisi sulla stessa Via in L. Pasqualino Noto, il sereno abbandonarsi del voto del Figlio nella mano del Padre in D. Spinosa, il rasserenante e maestoso innalzamento della croce in A. De Stefano, la pacata e composta deposizione di Ges?nel grembo della terra come gi?in Maria nella sua nascita in L. Cremonini, il sorprendente bagliore sprigionantesi dalla tomba, ormai vuota per sempre in E. Treccani...; l’itinerario della "passione secondo Giovanni" ha potuto cos?magistralmente dispiegarsi con tutta la drammaticita' del dolore dell’uomo, ma anche soffuso di aura di risurrezione .

Proposta religiosa quella della Via gloriae crucis che, tra antico e nuovo, con stili differenti e dosature diverse, sostiene la nostra contemplazione dell’immenso dolore che pu? essere sop-portato perch?sostenuto da Dio stesso che cammina con l’umanita'

Un grazie a Luigi Badagliacco (e a Laura sua moglie) ideatore convinto e instancambile di un'iniziativa che lo ha trovato capace di intessere e sviluppare rapporti amichevoli con tutti gli artisti.

 

Don Cosimo Scordato - Rettore

Palermo, 14 Settembre 1997 - Festa dell’Esaltazione della Croce

 

 

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