Ma dopo
Auschwitz, il Ruanda, il Kurdistan, la Bosnia, sar?possibile ancora parlare di Dio? Come
il segno umano potr?ancora atteggiarsi ad evocare il mistero indicibile? Chi si
assumer?la responsabilita' di rompere limbarazzo tra il dire tacere?
Litinerario contemplativo
di Dionigi, lAreopagita che, attraverso la riflessione riconciliante di Tommaso
dAquino sullanalogia, si risolve nella possibilita' seppure faticosa
dellaffermazione- negazione - eminenza nel discorrere su Dio; il pathos critologico
di Lutero che nellaffermazione della negazione (sub contraria specie) trova
lunica possibilita' perch?il pensare ed il parlare delluomo su Dio non
divenga profanazione; levidenza della forma unica e irrepetibile del Crocifisso
Risorto nellinterruzione balthasariana di quella continuita'
contiguita' pretesa dal linguaggio umano...; il silenzio dei molti ora sgomento, ora
lamento taciuto, ora stupore inafferrabile, ora stanchezza pesante, ora in
differenza che vive di perenne domanda, ora rabies senza parola...ci aiuta a
porre correttamente, ma senza risolverlo, il problema teologico dellarte
contemporanea, sia al livello della stessa utilizzazione del linguaggio umano (troppo
compromesso dalla sua contiguita' con discorsi di soprusi e violenza), sia al livello
delle sue capacita' intercomunicative (ma per quale umanita' se essa ?stata pi?volte
smembrata?) e, infine, al livello della sua teologicita' (per quale discorso su Dio?).
Eppure, sia che taciamo sia che
parliamo, il nostro silenzio potrebbe essere pi?grave per la sua connivenza, e la nostra
parola potrebbe avere ancora la possibilita' di essere redenta, principio di una
redenzione cosmica e storica.
Il problema non ?tra figurativo
e non figurativo, semmai tra sfigurazione e trasfigurazione, non tra sacro e profano,
piuttosto tra santo e peccato! Ed in ogni caso la forma non pu?mancare, anche
se: quale forma porter?il peso di questa condizione umana impossibile?
La ricerca dellarte si fa
interprete di questo disagio immane che accompagna la riflessione sbigottita della
contemporaneita' se larte pone la figura non ?per rappresentare semmai
per evocare il fatto che, nonostante tutto, qualcosa pu?essere ancora pronunziato, ora
attraverso il superamento della delimitazione, ora attraverso la liberazione dalla
riproduzione, ora attraverso il potenziamento del segno grafico...; se si libera dalla figura
?per affermare lonnidimensionalita' della forma, alfine di salvaguardare la
liberta' del gesto artistico dal peso cosmico e di affermare che ogni discorso
grammaticato ?vano se non assume il senso della discontinuita' della rottura, e la
consapevolezza del decadimento.
Al cuore di tutto
cristologicamente laffermazione della "medieta' quot; del linguaggio,
"nella quale la mediazione operata dallIncarnazione si rivela nella sua piena
verita' La cristologia apre la Via ad una nuova antropologia, che media in modo nuovo il
rapporto tra lo spirito finito delluomo e linfinita' divina" (Gadamer, Verita'
e metodo, 491).
Ma, se il Verbo ?immagine
del Dio invisibile (che pure si rivela attraverso la sua stessa invisibilita' , che nella
sua storia personale ha vissuto in pieno e drammaticamente la condizione umana, fino al
rifiuto e alloscurita' tenebrosa della morte; egli ?altres?uomo che ha perso la forma
di uomo (cosi lavevano gi?presentito i carmi i saiani del servo di Jahw?
discontinua con le figure della gloria umana dellappagamento, riconoscibile
piuttosto sotto il peso della croce o innalzato su di essa, in quella forma, sommamente
divina, che lo rende solidale con luomo negato; gloria crucis, allora,
senza risoluzioni o accorciamenti, ma nella reciproca sospensione del linguaggio, del
gesto, del dire negando affermando, del negare affermando
negando e altro ancora!
Gli artisti sono unici in quel
magistero che parla attraverso il silenzio della loro opera, mentre invitano a tacere (mysterion
da muein, far tacere!) dinanzi a quella passione dellumanita' che tocca le
profondita' stesse di Dio; c?somiglianza tra questo loro silenzio e la passione
"secondo Giovanni" il quale in esse ha potuto scorgere, gravida di splendore, la
gloria stessa di Dio nella morte di Ges?
Cos? nella Via gloriae crucis vengono ad intrecciarsi, compenetrandosi, le due
dimensioni della condizione umana: gli occhi sbarrati di Giuda in M. Bardi,
limmobile rigidita' dei soldati in I. Kodra, limbarazzante rifiuto di Pietro
portato alle strette in S. Fiume, lo smascheramento di tutte le istituzioni nel
conigliesco volto di Pilato in A. Possenti, lo scricchiolare del corpo di Ges?sotto
limmane peso della croce in M. Paladino, lindifferente giuoco del sorteggio
della veste ai piedi del Crocifisso in T. Longaretti, lo sguardo smarrito del Cristo
colpito dalla lancia stilo in R. Brindisi, il corpo squarciato e teso tra cielo e
terra in E. Calabria...; ma altrettanto, la freschezza e la regale bellezza
dellacqua in L. Alinari, il turbinante rosso purpureo che dal cielo viene a
fecondare la terra in Hsiao Chin, il reciproco mirarsi di Ges?e Maria ritrovatisi e
sostenentisi sulla stessa Via in L. Pasqualino Noto, il sereno abbandonarsi del voto del
Figlio nella mano del Padre in D. Spinosa, il rasserenante e maestoso innalzamento della
croce in A. De Stefano, la pacata e composta deposizione di Ges?nel grembo della terra
come gi?in Maria nella sua nascita in L. Cremonini, il sorprendente bagliore
sprigionantesi dalla tomba, ormai vuota per sempre in E. Treccani...; litinerario
della "passione secondo Giovanni" ha potuto cos?magistralmente dispiegarsi con
tutta la drammaticita' del dolore delluomo, ma anche soffuso di aura di risurrezione
.
Proposta religiosa quella della
Via gloriae crucis
che, tra antico e nuovo, con stili differenti e
dosature diverse, sostiene la nostra contemplazione dellimmenso dolore che pu?
essere sop-portato perch?sostenuto da Dio stesso che cammina con lumanita'
Un grazie a Luigi Badagliacco (e
a Laura sua moglie) ideatore convinto e instancambile di un'iniziativa che lo ha trovato
capace di intessere e sviluppare rapporti amichevoli con tutti gli artisti.
Don Cosimo Scordato - Rettore
Palermo, 14 Settembre 1997 - Festa
dellEsaltazione della Croce |