150° Anniversario dello sbarco in Sicilia di Garibaldi


Cronoprogramma 150° Anniversario dello sbarco di Garibaldi in Sicilia

 

 

27/05/2010 S.Anna

Inaugurazione: Mostra alle ore 19.00 evento ad inviti

dalle 20.00 alle 21.00 aperta al pubblico

     
28/05/2010 Teatro Garibaldi Inaugurazione del Teatro alle ore 20.00 ad inviti
    in collaborazione con l'Assessorato Regionale e dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana

29/05/2010   Piazza Politeama rappresentazione in costume: gruppi di re-enactmen andranno a caratterizzare il sito con la loro presenza dalle 1100 alle 13.00
     
  Ponte dell’Ammiraglio  ricreazione del setting dalle 15.30 alle 22.00. alle 21.00 rievocazione della battaglia
     
30/05/2010  Foro Italico Cerimonia di chiusura dell’evento: rievocazione dell’armistizio  - fanfara dell’arma dei carabinieri
     
FOTO DELL'EVENTO
le competenze

 

 

GARIBALDI A PALERMO

raccontare, ricordare, interpretare l’eroe dei due mondi

in occasione del 150° anniversario dello sbarco in Sicilia

un progetto di Philippe Daverio

 

 

Le celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia appaiono sempre di più come un momento saliente d’indagine sulla coscienza nazionale odierna e una verifica utilissima, sia politica che sociale, dell’identità attuale della Nazione.

 

In vero, non andrà ricordato solo il momento della proclamazione nel 1861, ma il percorso complessivo iniziato con la Battaglia di Solferino del ’59 (purtroppo celebrata in modo poco incisivo) e successivamente con l’eroico evento della spedizione dei Mille e dell’avventura politica che dalla Sicilia portò Garibaldi alla dittatura di Napoli.

È quindi centrale, per la memoria e per la coscienza d’oggi, la celebrazione del genetliaco palermitano.

 

L’evento di un secolo e mezzo fa richiede innegabilmente la definizione di un evento attuale che ne sia l’evocazione, la celebrazione e la riflessione grazie a elementi poetici espositivi e performativi che segnino la memoria futura.

 

Due le ricorrenze collegate al più ampio festeggiamento del 150° anniversario dello sbarco dei Mille in Sicilia, che l’amministrazione comunale in quest’occasione intende ricordare. I 150 anni del Giornale di Sicilia che dedicò  il suo primo numero, stampato il 7 giugno 1860 interamente alla battaglia di Palermo ed il 150° anniversario dell’Arma dei carabinieri in Sicilia: Sbarcato a Marsala l'11 maggio 1860, il Generale Giuseppe Garibaldi, quale Comandante in Capo delle Forze nazionali, emanò da Palermo in data 14 luglio il decreto istitutivo del Corpo di Carabinieri in Sicilia.

 

 

 

GARIBALDI A PALERMO

raccontare, ricordare, interpretare l’eroe dei due mondi

in occasione del 150° anniversario dello sbarco in Sicilia

un progetto di Philippe Daverio

 

La storia non è altro che la presa di coscienza del passato da parte del presente.

Jean Paul Sartre

dal 27 maggio al 27 giugno 2010

Galleria d’Arte Moderna, S. Anna

GARIBALDI, MITO E REALTA’

a cura di Philippe Daverio, Massimo Negri, Roberto Guerri

con la collaborazione di Studio Base2

inaugurazione giovedì 27 maggio, ore 19,00

 

28 maggio, ore 21 – Teatro Garibaldi, piazza Magione

A PROPOSITO DI GARIBALDI AL GARIBALDI
anteprima d’apertura per il Teatro inaugurato nel 1861 da Garibaldi

 

29 e 30 maggio 2010

LA BATTAGLIA DI PALERMO: LA RICOSTRUZIONE STORICA

dalle memorie di Giuseppe Cesare Abba

a cura di: Luciano Salvadori e Roberto Guerri

in collaborazione con Genius Temporis

 

  • Sabato 29 maggio

LA PREPARAZIONE

Piazza Politeama dalle ore 11,00

Giardini Ponte Ammiraglio dalle ore 17,00

 

IL TEATRO DELLA RIEVOCAZIONE

Ponte dell’ Ammiraglio dalle ore 21,00

 

  • Domenica 30 maggio

L’ARMISTIZIO

Prato del Foro Italico dalle ore 11,00

con la partecipazione della Fanfara dei Carabinieri

 

LE CURIOSITÀ: GARIBALDI E IL SUO DOPPIO

Martedì 25 maggio 2010,  ore 18, al Nuovo Montevergini

  • Philippe Daverio cerca il sosia di Garibaldi, un novello Eroe dei due mondi selezionato tra i Palermitani, che lo accompagnerà in giro nel corso della manifestazione.

  • Saranno presentanti nel corso della manifestazione i risultati grafici del Laboratorio di comunicazione visiva: “Garibaldi a Palermo” del Corso di laurea in Design  - Facoltà di Architettura di Palermo

 

 

GARIBALDI, MITO E REALTA’

Galleria d’Arte Moderna, S. Anna

dal 27 maggio al 27 giugno 2010

a cura di Philippe Daverio, Massimo Negri, Roberto Guerri

con la collaborazione di Studio Base2

 

 

Un percorso visivo dedicato a Garibaldi: al suo arrivo in Sicilia, alla battaglia del Ponte Ammiraglio, al passaggio da Palermo. Una mostra storica, tra arte, evocazione, provocazione, ricordo e mito.

Il percorso sarà guidato da opere, suggestioni, proiezioni, cimeli ed in particolare dall’esposizione, per la prima volta in Italia, degli acquarelli originali di Giuseppe Nodari, medico chirurgo che fu “uno dei Mille”.  La mostra sarà allestita presso lo spazio delle Esposizioni Temporanee della Galleria d’Arte Moderna all’interno del complesso monumentale S. Anna.

 

 

 

 

 


 

 

GARIBALDI, MITO E REALTA’

Non c’è bisogno di scomodare Orwell (o forse sì) per ricordare l’incessante e non sempre innocente lavoro di reinterpretazione che gli storici svolgono a partire dai documenti, siano essi di carta (gli scritti) , di pietra (archeologici), vocali (le testimonianze orali), visivi (immagini ) o digitali (fatti di bit).

Anche il museo fa qualcosa di simile quando mette insieme materiali diversi ereditati dalla storia di ieri, li accompagna a parole e immagini generate oggi e ci aggiunge tutta la magia della sua architettura: lo spazio museale, appunto.

Sotto gli occhi del visitatore va quindi in scena uno spettacolo di manipolazione nel senso più concreto del termine, poiché gli oggetti vengono spostati dai loro luoghi di appartenenza, ed anche in senso metaforico, poiché gli oggetti vengono interpretati per mezzo dell’allestimento.  Non che questo avvenga solo nei musei, se ci pensiamo avviene quotidianamente nelle vetrine dei  negozi, nei supermercati, nelle fiere, nei teatri, persino nelle chiese :  ovunque qualcosa venga esposto.

Ogni volta che si compie una tale operazione, si comunica in maniera diversa un diverso significato tra i molti possibili e legittimi dei reperti , siano essi una lettera, una sciabola, un dipinto o un bicchiere, tutte cose che la storia ha fatto diventare “ roba da museo”.

In questa mostra entriamo nel backstage del museo, sperimentando in tre sezioni tre diversi modi di comunicare utilizzando materiali eterogenei ma tutti riferiti allo stesso tema: il personaggio Garibaldi. Tre lingue differenti che usano come vocaboli una varietà di oggetti strettamente collegati alla vita dell’Eroe.

Tre lingue e tre metodi: nella prima sala si usa il metodo della scomposizione, così un famoso quadro di Guttuso e una varietà di documenti storici vengono fisicamente “ritagliati” convogliando la attenzione sui dettagli più che sull’insieme, analogamente pochissimi oggetti  vengono “ritagliati” dalla collezione di provenienza e proposti nella loro forza simbolica. 

 

Nella seconda sala irrompe la comunicazione multimediale che anima gli acquerelli dell’album realizzato sui campi di battaglia dal garibaldino Nodari durante l’impresa dei Mille. E’ il linguaggio dello zapping, delle acrobazie visive rese possibili dal digitale, un linguaggio che cambia ogni giorno e al quale tutti noi partecipiamo  quotidianamente in  maniera diversa. E anche qui possiamo partecipare interagendo con i touch screen, scoprendo prospettive diverse di osservazione, facendo libere associazioni tra le immagini digitali e quelle originali fatte di carta, inchiostri e colori esposte nello stesso ambiente in una contaminazione tra reale e virtuale, che sempre di più fa parte della nostra vita.

Infine il terzo linguaggio: quello senza cui non esisterebbe alcun museo, quello del collezionista e della collezione. I materiali eterogenei della collezione Tronca proposti non più per selezione e scomposizione come nelle sezioni precedenti, ma “per accumulo”, come risultato della passione e della pulsione collezionistica,  in sintonia con il gusto del secolo garibaldino che fu in tutta Europa , dal salotto della Regina Vittoria  a quello di Gozzano,  ossessionato dall’ horror vacui:  mai lasciare vuoti la mensola di un caminetto, il ripiano di un tavolino o la parete di una stanza!

Tre linguaggi, tre modi di interpretare i reperti della eredità storica, tre atmosfere sottolineate da una diversa variante cromatica che propone all’osservatore due distinte chiavi di lettura,  realtà (simbolicamente rappresentata dal verde) e mito (rappresentato dal rosa) che esemplificano molto bene quanto ha detto di recente  un direttore di museo: “Noi non ci limitiamo ad esporre immagini, noi creiamo immagini” .

Diverse lingue , ma un solo soggetto: Giuseppe Garibaldi, una personalità  che ha invaso lo spazio comunicativo della sua epoca , oggi diremmo un  mass media egli stesso. Nel suo caso vale davvero la famosa frase di Mac Luhan: the media is the message, il mezzo è il messaggio. Forse Garibaldi era media e message allo stesso tempo, il che accade raramente nella storia.

 

 

 

Massimo Negri


 

 

GIOVANNI FATTORI

 

Garibaldi a Palermo, olio su tela, cm. 88 x 132, collezione privata.

 

Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908) si trovava a Livorno quando fu pubblicata sul  “ Monitore toscano” il 12 maggio 1860 la notizia dello sbarco dei Mille in Sicilia. Il pittore era in quel momento impegnato nella realizzazione “Il campo italiano alla battaglia di Magenta” il cui bozzetto era risultato vincitore al concorso Ricasoli dell’anno precedente. La notizia della straordinaria impresa di Garibaldi giunse quindi a Fattori nel momento in cui diventava l’artista, unico tra i suoi compagni macchiaioli, destinato a celebrare, attraverso la pittura di storia e in particolare quella militare, l’epopea nazionale. Nella costruzione del dipinto, che si protrasse dalla metà del 1860 fino ai primi mesi del 1862, Fattori ebbe certamente presente la documentazione delle giornate della battaglia di Palermo realizzata da diversi fotografi contemporanei e in particolare quella di Eugène Saivastre  che di quelle giornate ha lasciato la più completa testimonianza conservata ora nell’archivio storico comunale della città.

Il dipinto ritrae l’ingresso di Garibaldi a Palermo. La città fu espugnata negli ultimi giorni del maggio 1860 dai garibaldini dopo sanguinosi scontri nelle vie e nelle piazze della città, sotto i bombardamenti delle flotta borbonica tra le mille barricate che “uscivano da terra come per incanto ” erette con sedie, materassi e suppellettili d’ogni genere  “e senza dubbio ciò influì moltissimo - ricordò Garibaldi -, ad animare il popolo e a gettar lo spavento nelle truppe borboniche“.I popolani, accanto alla camicie rosse erano armati di pugnali, coltelli, spiedi e ferri di ogni specie, “anche le donne furono sublimi di patriottico slancio”.In primo piano è ritratto il Generale a cavallo circondato dagli ufficiali del suo Stato maggiore e dalle camicie rosse dal piglio battagliero, con le armi in pugno. Intorno i compagni caduti ormai senza vita. Garibaldi “il cappello bucato da una pallottola, la camicia rossa, i pantaloni grigi di sempre, e, annodata intorno al collo, la sciarpa che gli ricade sulle spalle come un cappuccio“  come lo descrisse Alexandre Dumas. Sullo sfondo la porta della città, che si apre su uno squarcio di cielo azzurro, richiama nella struttura a volta e nelle colonne l’ arco di trionfo romano. E’ con ogni probabilità la raffigurazione di Porta Nuova a Palermo, anche se i garibaldini entrarono in città da Porta Termini. L’imprecisione iconografica di Fattori aiuta comunque il pittore ad arricchire l’immagine nella sua connotazione simbolica. Garibaldi e i suoi infatti campeggiano, quasi fossero un’ apparizione, davanti a un chiarore diffuso, ad una nube luminosa di polvere e di fumo. L’artista ripropone in questo dipinto alcune caratteristiche della tecnica pittorica propria della scuola dei macchiaioli: la pulizia e  la linearità dei contorni delle figure, l’efficacia nel rendere i contrasti di luce e le macchie di colore.

 


 

 

LA COLLEZIONE TRONCA

I lunghi anni dedicati allo studio mi permettevano finalmente di capire ed ascoltare le urla, i colpi d’arma da fuoco, il frastuono concitati delle battaglie: queste emozioni mi davano il senso della storia. Ecco come è cominciata la mia collezione”  

Da qui, con questa pulsione ideale, nasce la collezione di Francesco Tronca, costruita non solo con l’attenzione dello studioso, ma soprattutto col cuore e la passione civile che ha respirato in famiglia.  E’ questo lo spirito che lo ha animato e tuttora lo sostiene nella sua ricerca iniziata circa trent’anni fa. Fu in quel tempo che il giovane Tronca ebbe in dono dal nonno una lama da combattimento appartenuta ad uno dei Mille. Significava questo atto quasi un passaggio di consegne, un affidamento di memorie da custodire. “Per me questi non erano più vecchi cimeli di famiglia, bensì testimonianze vive, immediate della lotta per l’Unità d’Italia”. Fu intorno a quell’oggetto, di per sé privo di valore, che cominciò a costruirsi elemento dopo elemento, la collezione, ricca di testimonianze dell’epopea garibaldina, di particolare interesse e suggestione. La raccolta, oltre cinquecento pezzi, si articola in due filoni principali. Il primo, quello più consistente e interessante, ripercorre con un’ampia tipologia di documenti, i più importanti eventi della vita di Garibaldi. Così dall’esilio in America latina alla difesa della repubblica romana, dalla seconda guerra di indipendenza a quello che resterà il suo più grande trionfo, la spedizione dei Mille in Sicilia e le successive vicende che portarono alla liberazione del mezzogiorno d’Italia. Qui sono i ritratti, le incisioni, le armi, i busti che raccontano le gesta del generale, la cui popolarità, ormai diffusa in Italia e nel mondo, stava creando le basi per la costruzione di un mito collettivo (assoluto universale)  Nella collezione  è documentato anche l’aspetto più domestico e privato di Garibaldi: la vita nella casa di Caprera con intorno i figli già grandi e  in braccio Manlio, l’ultimo nato da Francesca Armosino e  l’incontro ricco di pathos a Milano, nel marzo del 1862, con Alessandro Manzoni. Il secondo filone  racconta della straordinaria diffusione del mito. La figura di Garibaldi fu capace con il suo fascino di uomo, condottiero generose, combattente per la libertà dei popoli, di entrare nell’immaginario collettivo dei contemporanei.

 

L’agiografia popolare di Garibaldi veniva scritta nelle pagine più intime degli animi e delle coscienze di una generazione intera, ma in particolare degli italiani che in quella figura vedevano incarnati i simboli più profondi del proprio sentire, delle passioni e degli ideali. “Sta oggi a noi rendergli omaggio, ricordando il condottiero, il patriota, l’uomo, l’eroe, con dignità storica, anche ammirando tutte le varie espressioni che l’immaginario popolare gli ha voluto dedicare”. Ed ecco allora l’immagine dell’Eroe dei due mondi sulle scatole dei fiammiferi, riprodotta nei cammei, sulle bottiglie e nelle carte da gioco, negli oggetti di largo consumo e in quelli più ricercati e preziosi. Al di là delle curiosità o del valore intrinseco delle opere e dei cimeli, il significato storico della collezione Tronca si può riassumere nelle parole di Riccardo Bacchelli pronunciate nel corso della commemorazione della spedizione dei Mille nel 1960 al Teatro Lirico di Milano. “C’è qualcosa nel tempo e oltre il tempo di così profondamente inscindibile tra questi due nomi: Italia e Giuseppe Garibaldi”.  

 

 

Roberto Guerri


 

GIUSEPPE NODARI, L’ALBUM DI VIAGGIO E GLI ACQUARELLI

Giuseppe Nodari nacque il 21 gennaio 1841 a Castiglione dello Stiviere da una famiglia di nobiltà locale.  Il piccolo centro, posto tra Brescia e Mantova, si trovava in un territorio della Lombardia, dove vi era un’attiva presenza di elementi mazziniani che mantenevano contatti con i patrioti protagonisti delle dieci giornate di Brescia, stampavano proclami antiaustriaci, raccoglievano denaro vendendo le cosiddette ‘cartelle del prestito interprovinciale’ organizzato da Mazzini per finanziare iniziative rivoluzionarie. Proprio da Castiglione dello Stiviere, infatti, prese avvio la dura repressione della polizia austriaca che ebbe il suo tragico epilogo nelle condanne di Belfiore del 1852. Nodari dunque già da giovanissimo poté avvicinarsi agli ideali risorgimentali. Studiò nel collegio convitto Bagatta di Desenzano del Garda e successivamente a Brescia e a Mantova. Nel 1859, non ancora diciottenne, prese parte come volontario alla II Guerra d’Indipendenza nel corpo di artiglieria dell’esercito francese comandato dal generale Emile Fleury. In quest’occasione conobbe, con ogni probabilità, due dei più affermati pittori della Francia del secondo impero,  Jean Louis Ernest Meissonier, e Adolphe Yvon specialisti della rievocazione storica, consacratisi a partire dagli anni ’50 al genere militaresco e in particolare delle battaglie napoleoniche, incaricati da Napoleone III di “raccontare” le scene delle battaglie di quella guerra. Durante la campagna ebbe forse modo di incontrare anche Telemaco Signorini, anch’egli volontario in una batteria di artiglieria.  Certamente dalla frequentazione di questi artisti che eseguivano schizzi degli avvenimenti che vedevano in prima linea nella zona di operazioni in cui erano impegnati, il giovane volontario trasse ispirazione per i suoi successivi disegni sulla spedizione dei Mille. Nodari si arruolò poi nei Cacciatori delle Alpi e in seguito tra le Guide di Garibaldi.  Il 5 maggio 1860 s’imbarcò da Quarto sul piroscafo Lombardo comandato da Nino Bixio e con la spedizione dei Mille prese parte a tutti gli scontri sostenuti dai garibaldini da Calatafimi fino alla conclusiva battaglia lungo le rive del Volturno. Nel 1862 Nodari partecipò, nelle file dell’Esercito Regio alla lotta contro il brigantaggio che dalla primavera del 1861 divampava ormai in tutto il Mezzogiorno continentale, un grave pericolo dunque per l’Unità nazionale raggiunta in tanti anni di sacrifici e di autentiche sofferenze.

 

 

Allontanato in seguito dall’esercito “per opinioni ostili alle leggi fondamentali dello Stato” dopo i fatti di Aspromonte, per essersi schierato apertamente dalla parte dei garibaldini, Nodari tornò nella sua casa natale e cominciò a insegnare disegno nelle scuole di Castiglione. Nel 1866 rispose ancora una volta al richiamo di Garibaldi e si arruolò nel Corpo Volontari Italiani combattendo nella III Guerra d’Indipendenza. Nel 1872 conseguì all’Università di Padova la laurea in Medicina e presso questa università rimase a lungo come docente di Medicina Legale e Anatomia Patologica. Morì a Castiglione dello Stiviere il 23 marzo 1898. Giuseppe Nodari merita di essere ricordato soprattutto come singolare illustratore e testimone delle gesta garibaldine dei Mille che riprese con immediatezza dal vivo annotando le sue impressioni di guerra sui taccuini che portava con sé, realizzando così uno straordinario racconto pittorico che resta un documento iconografico unico per vivacità e immediatezza. L’attenzione con cui il Nodari riprendeva i momenti della vita dei garibaldini non sfuggì a uno dei più celebri narratori dell’impresa, Giuseppe Cesare Abba che così descrive il giovane artista: “Rimasto oscuro e modesto, vi si trovava insieme ad essi Giuseppe Nodari da castigliane dello Stiviere, anima d’artista che dappertutto laggiù aveva sempre la matita in mano a schizzare dal vero i bivacchi, fatti d’arme e figure caratteristiche, delle quali s’ornò la casa dove poi morì medico, trent’otto anni di poi”.

 

Gli album che raccolgono le impressioni del giovane garibaldino sono due:

Il primo, con disegni schizzati durante la campagna, comprende quaranta illustrazioni (23x15) e porta sulla copertura la dicitura “La impresa della spedizione di Marsala da 5 all’11 maggio 1860 al 27,28,29,30,31”. E’ quello che raccoglie le testimonianze più precise e immediate degli avvenimenti, che rende con i suoi disegni l’esatta ricostruzione delle situazioni militari: l’imbarco da Quarto, l’arrivo nel porto di Marsala e il cannoneggiamento delle navi borboniche, lo schieramento delle forze a Calatafimi, l’entrata dei garibaldini a Palermo, oppure il ritratto di Garibaldi, di Bixio, di Missori, narra, insomma, con maestria d’artista, la storia più bella, più avventurosa, più romantica del Risorgimento italiano.

Il secondo album raccoglie venti acquerelli (38x26) che hanno come base gli schizzi presi dal vero, ma sono più elaborati, meno spontanei, una specie di edizione impreziosita e di grande effetto. Gli album finirono dimenticati dopo la morte dell’autore.


 

 

A PROPOSITO DI GARIBALDI AL GARIBALDI

28 maggio, ore 21 – Teatro Garibaldi, piazza Magione

anteprima d’apertura per il Teatro inaugurato nel 1861 da Garibaldi

 

Evento organizzato in collaborazione con:

Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

 

Riapriamo il Teatro Garibaldi per una sera, in attesa della sua imminente apertura definitiva, per presentare alla cittadinanza il restauro affrontato in questi due anni.

Proviamo per l’occasione, a ricreare all’interno del Teatro un’atmosfera di gala ispirata al mito di Garibaldi. Un’ illuminazione artistica e puntuale accenderà l’ingresso del Teatro, i palchi ed in particolare sottolineerà l’affresco presente nella volta del palcoscenico che racconta proprio i passi salienti della campagna di Garibaldi.

Philippe Daverio, aprirà la serata raccontando proprio al pubblico presente l'affresco e gli avvenimenti storici in esso citati.

La sala sarà trasformata per l’occasione in un grande salone delle feste, con tavolini liberty e sedie: un’atmosfera un po’ retrò condirà la nostra ouverture.

In ogni tavolo, come in ogni festa che si rispetti, una bottiglia di champagne rigorosamente siciliano, per poter brindare all’unisono, sia al festeggiamento del 150° anniversario, sia alla riapertura del Teatro. Dai palchi verranno così fatti scendere dei drappi che riprenderanno il nostro tricolore d’Italia. Sullo sfondo proiettate le immagini degli incredibili acquarelli di Giuseppe Nodari, uno dei mille, la cui mostra contemporaneamente sarà visibile al museo S. Anna.

E qui inizierà un dibattito sull’unità d’Italia proprio a partire dalla Sicilia e dalla sicilianità. Il dibattito darà il via, per tutta la notte, ad una lunga staffetta di artisti siciliani,  un percorso musicale e teatrale dedicato a Garibaldi e al Teatro Garibaldi, diversi artisti si alterneranno sul palco, dalla sala e dai palchetti, con performance, musiche, narrazioni, ricreando per l’occasione una vera e propria “notte in rosso” nel ricordo dei mille e della loro incredibile azione storica, rendendo ancor più unico e suggestivo il nostro evento.

In esposizione 18 grandi riproduzioni elaborate degli studenti del Corso di Laurea in Design della Facoltà di Architettura di Palermo, sul tema "Garibaldi a Palermo".

 

 

 

LA BATTAGLIA DI PALERMO: LA RICOSTRUZIONE STORICA

dalle memorie di Giuseppe Cesare Abba

a cura di Luciano Salvadori e Roberto Guerri

in collaborazione con Genius Temporis

29 e 30 maggio 2010

 

Immaginiamo di teatralizzare e ricostruire la battaglia grazie ad un’attenta ricostruzione storico-spettacolare del momento. Appassionati-figuranti in divise dell’epoca, cavalli e cannoni: il momento storico rivivrà nel luogo della battaglia a distanza di 150 anni.

 

Si guadagnò un bel tratto rapidamente, ma al ponte dell'Ammiraglio trovammo una resistenza quasi feroce. Sulla via, sugli archi, sotto il ponte e negli orti circostanti, strage alla baionetta. L'alba spuntava, tutti si aveva non so che di selvaggio nel volto. Padroni del ponte vi fummo trattenuti da un fuoco terribile, fulminato da un muro, sul quale, nel fumo, biancheggiavano i budrieri incrociati d'una lunga fila di fanteria. Lì un cacciatore ferito dava del capo contro al muricciuolo del ponte per fracellarselo: ma Airenta pietoso lo tirò discosto, poi, colla sua calma che non cambia mai, continuò a sparare contro a quella fila. La quale, assalita forse di fianco, spariva; mentre un po' di cavalleria caricava i nostri a sinistra, e n'era respinta e ricacciata per la campagna.

Giuseppe Cesare Abba

 

L’IDEA:

27 maggio 1860.

La battaglia del ponte Ammiraglio

 

Il set della nostra rievocazione storica sarà ovviamente il Ponte dell’Ammiraglio di Palermo, luogo in cui il 27 maggio 1860 avvenne la fatidica battaglia tra Garibaldini e truppe Borboniche .

La ricostruzione storica sarà resa possibile dalla collaborazione dell’Associazione Storica Genius Temporis, centro studi di uniformologia e oplologia di Milano, che si occuperà di ricostruire minuziosamente la battaglia, grazie al coinvolgimento di 75 appassionati storici in uniforme d’epoca, l’uso di armi e cannoni rigorosamente riprodotti.

Lo spazio sarà debitamente illuminato come un set cinematografico e sostenuto da un sistema di amplificazione, per consentire al narratore di scandire il racconto e le fasi salienti della battaglia. Le immagini riprese saranno riprodotte sulla parete del palazzo antistante al ponte in modo che il pubblico possa al meglio godere dell’incredibile rievocazione unica nel suo genere. La realizzazione dell’evento sarà affidata all’associazione Scena Aperta di Palermo, che si avvarrà della collaborazione specializzata di Genius Loci, gruppo milanese di appassionati specialisti in rievocazioni storiche.

 

LA PREPARAZIONE:

Sabato 29 maggio

Piazza Politeama dalle h. 11,00

Alcuni gruppi di re-enactmen (Garibaldini e Borbonici) andranno a caratterizzare con la loro presenza e contemporaneamente, aree strategiche della città, dove poter destare curiosità ed interesse. In particolare la zona coinvolta sarà piazza Politeama.

Giardini del Ponte Ammiraglio dalle 17,00

Rientrati nella zona del ponte, in postazioni separate, non a contatto visivo, ma in aree ravvicinate, sarà possibile assistere alla vita da campo dei rispettivi eserciti, con la distribuzione del rancio, addestramento militare, e visite guidate per il pubblico (per tutto il pomeriggio, ad intervalli regolari si sentiranno colpi di artiglieria in avvicinamento).

 

IL TEATRO DELLA RIEVOCAZIONE:

Sabato 29 maggio

nell’area del Ponte dell’ Ammiraglio dalle h. 21,00

nelle zone adiacenti, in modo particolare i prati sottostanti che meglio si prestano alla spettacolarizzazione e all’impatto con il pubblico.

Il ponte sarà presidiato da una pattuglia di fanti Borbonici, altri saranno acquartierati negli spazi sottostanti con un cannone fornito di traino con tiro a due.

Da un lato, preceduti da un nutrito fuoco di fucileria ripiegherà verso il ponte un gruppo di napoletani inseguiti da poche camice rosse e molti civili in armi.

Successivamente da entrambi i laterali del ponte scenderanno progressivamente i picciotti e qualche garibaldino, che ingaggeranno nei prati sottostanti al ponte un cruento scontro a fuoco, avvicendando sorti alterne. Da un punto nascosto si sentirà una salva di artiglieria garibaldina (ormai vicina), il cannone napoletano ippotrainato verrà portato sul ponte a difesa dello stesso, apparirà dal lato opposto il pezzo garibaldino tirato e spinto dal rimanente dei garibaldini e si ingaggerà uno scontro di artiglierie con ripetuti assalti di fanteria fino al sopraggiungere del Generale Garibaldi che, montato su Marsala, chiamati tutti a sé, guiderà i garibaldini e i picciotti alla conquista del ponte. Si assisterà, quindi, allo scontro finale, sino al definivo ripiegamento dei Borbonici e ai festeggiamenti dei cittadini palermitani.

 

A raccontare le gesta di Garibaldi e dei suoi mille, sarà dal vivo la voce di Philippe Daverio.

Un gruppo di “strilloni dell’epoca”, in giro tra il pubblico, per distribuire la ristampa, realizzata per l’occasione, del primo numero del Giornale di Sicilia, datato 7 giugno 1860, che racconta il dettaglio della battaglia.

 

 

 

 

L’ARMISTIZIO:

Domenica 30 maggio

Prato del Foro Italico dalle h.11,00

con la partecipazione della fanfara dei Carabinieri

Verrà riproposta la rievocazione dell’armistizio a Palazzo Pretorio tra Garibaldi e i Borbonici rappresentati dal Gen. Letizia, alla presenza dell’equipaggio della nave inglese Hannibal (nella quale avvenne il primo abboccamento della tregua) comandata dall’ Ammiraglio Mundy con marinai di fanteria, tutti in divise d’epoca.

Un volo di palloni di colore bianco, rosso e verde si alzerà in cielo, portando con sé l’armistizio firmato. Sarà il segno finale, la degna conclusione della nostra rievocazione che anticiperà, simbolicamente avviandoli, i festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia.

Interverrà la fanfara dei Carabinieri, sottolineando simbolicamente l’importanza dell’Arma nell’evento storico, e la ricorrenza dell’150° anniversario dell’istituzione del Corpo dei Carabinieri in Sicilia.

 

 

 


 

 

LA SPEDIZIONE DEI MILLE (5 maggio – 26 ottobre 1860)

 

5 maggio - A Genova nella sera un gruppo di volontari guidati da Nino Bixio s’impadronisce di due piroscafi della compagnia Rubattino: il Piemonte e il Lombardo. Il colpo di mano era stato concertato con l’amministratore della società Giambattista Fauché.

6 maggio - Garibaldi parte da Quarto con i suoi volontari, alla fine saranno 1089, per appoggiare in Sicilia la rivoluzione contro il dominio Borbone. Il Generale sale sul Piemonte, Bixio sul Lombardo. I siciliani a bordo sono quarantacinque, novecento e più i lombardi, i veneti, i toscani e i liguri.

11 maggio - La spedizione sbarca a Marsala. Nessuna delle navi da guerra borboniche è nel porto. La cittadina è indifesa. I volontari garibaldini, protetti anche da navi da inglesi, scendono a terra indisturbati. Prende l’avvio la storia più bella, più avventurosa, più romantica del Risorgimento italiano che consacra il mito di Garibaldi che diventerà nell’Europa e nel mondo simbolo di libertà dei popoli e di umana solidarietà.

14 maggio – A Salemi Garibaldi assume solennemente la dittatura della Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II re d’Italia.

15 maggio – A Calatafimi Garibaldi sconfigge con i suoi volontari cui si sono unite squadre di picciotti le truppe borboniche comandate dal generale Francesco Lanza. E’ la svolta. I borbonici, padroni dell’isola, si mettono sulla difensiva.

26 maggio – A Misilmeri Garibaldi tiene un consiglio di guerra per la conquista di Palermo. La sproporzione tra le forze è schiacciante: la città è presidiata da 18.000 uomini al comando di Ferdinando Lanza equipaggiati con l’artiglieria. Garibaldi ha con sé i Mille, ridotti ormai a 750 uomini, alcune centinaia di picciotti e 2000 uomini delle squadre formate da Giuseppe La Masa.

27 – 30 maggio – All’alba Garibaldi attacca Palermo e si scontra con le forze borboniche al Ponte dell’Ammiraglio, poi raggiunge Porta Termini, dove le truppe del generale Ferdinando Lanza oppongono una forte resistenza. Sono feriti Stefano Canzio, Benedetto Cairoli e Nino Bixio. Sopraggiunge Garibaldi a cavallo, incoraggia i suoi e la porta è abbattuta e superata. Sono le quattro della mattina: le campane una dopo l’altra cominciano a suonare a stormo, si aprono le finestre e le porte e i palermitani scendono per le strade. Il 30 maggio i borbonici chiedono un armistizio.

6 giugno – Ferdinando Lanza lascia Palermo con tutte le truppe: Garibaldi è padrone della città.

20 luglio – I garibaldini procedono nella liberazione della Sicilia. A Milazzo si è concentrato il grosso delle forze borboniche: 22.000 uomini contro circa 5.000 camicie rosse. Si combatte sotto un caldo torrido, la lotta è durissima. Garibaldi si porta dove infuria la mischia, resta allo scoperto, un drappello di cavalieri borbonici gli piomba addosso, sta per essere colpito, ma Giuseppe Missori gli salva la vita. Dopo otto ore di combattimento i borbonici si ritirano nel Castello.

24 luglio – L’esercito borbonico si imbarca sulle navi e raggiunge il continente. La Sicilia è libera.

19 – 20 agosto – Garibaldi con 3.000 dei suoi s’imbarca nella notte dalla rada di Giardini nei pressi di Taormina. Sfuggiti alla sorveglianza delle navi borboniche, puntano su Melito Porto Salvo a sud di Reggio Calabria.  Nella notte del 20 agosto la città è attaccata e pressa dopo aspri scontri. La Marina napoletana abbandona lo stretto. La strada per la capitale del Regno, Napoli, distante 500 chilometri è aperta al vincitore.

7 settembre – Garibaldi giunge in treno a Napoli da Cava dei Tirreni. E’ accolto da una folla enorme. In Duomo, per iniziativa di fra Pantaleo, si canta il Te Deum di ringraziamento. Il conquistatore del Regno è al culmine della sua popolarità.

1 ottobre – Sulla la linea Capua, Santa Maria Capua Vetere, Caserta, Maddaloni, Garibaldi schiera le sue truppe, circa 20.000 uomini per fronteggiare l’ultima offensiva dell’esercito borbonico forte di 30.000 uomini. La battaglia, cominciata alle prime luci dell’alba, prosegue accanita per oltre dieci ore, con Garibaldi che si prodiga continuamente per animare i suoi e combatte in prima fila. Alla fine della giornata le truppe di Francesco II si ritirano nella fortezza di Capua. E’ l’ultima grande vittoria di Garibaldi che chiude degnamente la straordinaria impresa dei Mille.

26 ottobre – A Taverna Catena, presso Teano, Garibaldi incontra Vittorio Emanuele II. Dopo un breve colloquio “alzando la voce e girando gli occhi come chi parla alle turbe, gridò Ecco il re d’Italia! E i circostanti: Viva il re!”. La consegna dell’Italia meridionale alla monarchia sabauda è compiuta. Sulla straordinaria epopea dei Mille cala il sipario.