GARIBALDI A PALERMO
raccontare, ricordare, interpretare l’eroe dei due mondi
in
occasione del 150° anniversario dello sbarco in Sicilia
un
progetto di Philippe Daverio
Le
celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario
dell’Unità d’Italia appaiono sempre di più come un momento
saliente d’indagine sulla coscienza nazionale odierna e una
verifica utilissima, sia politica che sociale, dell’identità
attuale della Nazione.
In
vero, non andrà ricordato solo il momento della
proclamazione nel 1861, ma il percorso complessivo iniziato
con la Battaglia di Solferino del ’59 (purtroppo celebrata
in modo poco incisivo) e successivamente con l’eroico evento
della spedizione dei Mille e dell’avventura politica che
dalla Sicilia portò Garibaldi alla dittatura di Napoli.
È
quindi centrale, per la memoria e per la coscienza d’oggi,
la celebrazione del genetliaco palermitano.
L’evento di un secolo e mezzo fa richiede innegabilmente la
definizione di un evento attuale che ne sia l’evocazione, la
celebrazione e la riflessione grazie a elementi poetici
espositivi e performativi che segnino la memoria futura.
Due le
ricorrenze collegate al più ampio festeggiamento del 150°
anniversario dello sbarco dei Mille in Sicilia, che
l’amministrazione comunale in quest’occasione intende
ricordare. I 150 anni del Giornale di Sicilia che
dedicò il suo primo numero, stampato il 7 giugno 1860
interamente alla battaglia di Palermo ed il 150°
anniversario dell’Arma dei carabinieri in Sicilia:
Sbarcato a Marsala l'11 maggio 1860, il Generale Giuseppe
Garibaldi, quale Comandante in Capo delle Forze nazionali,
emanò da Palermo in data 14 luglio il decreto istitutivo del
Corpo di Carabinieri in Sicilia.
GARIBALDI A PALERMO
raccontare, ricordare, interpretare l’eroe dei due mondi
in
occasione del 150° anniversario dello sbarco in Sicilia
un
progetto di Philippe Daverio
La
storia non è altro che la presa di coscienza del passato da
parte del presente.
Jean Paul Sartre
dal 27 maggio al 27 giugno 2010
Galleria d’Arte Moderna, S. Anna
GARIBALDI, MITO E REALTA’
a cura
di Philippe Daverio, Massimo Negri, Roberto Guerri
con la
collaborazione di Studio Base2
inaugurazione giovedì 27 maggio, ore 19,00
28
maggio, ore 21 – Teatro Garibaldi, piazza Magione
A
PROPOSITO DI GARIBALDI AL GARIBALDI
anteprima d’apertura per il Teatro inaugurato nel 1861 da
Garibaldi
29 e 30 maggio 2010
LA
BATTAGLIA DI PALERMO: LA RICOSTRUZIONE STORICA
dalle
memorie di Giuseppe Cesare Abba
a cura
di: Luciano Salvadori e Roberto Guerri
in
collaborazione con Genius Temporis
LA
PREPARAZIONE
Piazza
Politeama dalle ore 11,00
Giardini Ponte Ammiraglio dalle ore 17,00
IL
TEATRO DELLA RIEVOCAZIONE
Ponte
dell’ Ammiraglio dalle ore 21,00
L’ARMISTIZIO
Prato
del Foro Italico dalle ore 11,00
con la
partecipazione della Fanfara dei Carabinieri
LE
CURIOSITÀ: GARIBALDI E IL SUO DOPPIO
Martedì 25 maggio 2010, ore 18,
al Nuovo Montevergini
-
Philippe Daverio cerca il sosia di Garibaldi, un novello
Eroe dei due mondi selezionato tra i Palermitani, che lo
accompagnerà in giro nel corso della manifestazione.
-
Saranno presentanti nel corso della manifestazione i
risultati grafici del Laboratorio di comunicazione
visiva: “Garibaldi a Palermo” del Corso di laurea in
Design - Facoltà di Architettura di Palermo
GARIBALDI, MITO E REALTA’
Galleria d’Arte Moderna, S. Anna
dal 27 maggio al 27 giugno 2010
a cura
di Philippe Daverio, Massimo Negri, Roberto Guerri
con la
collaborazione di Studio Base2
Un
percorso visivo dedicato a Garibaldi: al suo arrivo in
Sicilia, alla battaglia del Ponte Ammiraglio, al passaggio
da Palermo. Una mostra storica, tra arte, evocazione,
provocazione, ricordo e mito.
Il
percorso sarà guidato da opere, suggestioni, proiezioni,
cimeli ed in particolare dall’esposizione, per la prima
volta in Italia, degli acquarelli originali di Giuseppe
Nodari,
medico chirurgo che fu “uno dei Mille”. La mostra
sarà allestita presso lo spazio delle Esposizioni Temporanee
della Galleria d’Arte Moderna all’interno del complesso
monumentale S. Anna.

GARIBALDI, MITO E REALTA’
Non c’è bisogno di scomodare Orwell (o
forse sì) per ricordare l’incessante e non sempre innocente
lavoro di reinterpretazione che gli storici svolgono a
partire dai documenti, siano essi di carta (gli scritti) ,
di pietra (archeologici), vocali (le testimonianze orali),
visivi (immagini ) o digitali (fatti di bit).
Anche il museo fa qualcosa di simile
quando mette insieme materiali diversi ereditati dalla
storia di ieri, li accompagna a parole e immagini
generate oggi e ci aggiunge tutta la magia della sua
architettura: lo spazio museale, appunto.
Sotto gli occhi del visitatore va quindi
in scena uno spettacolo di manipolazione nel senso
più concreto del termine, poiché gli oggetti vengono
spostati dai loro luoghi di appartenenza, ed anche in senso
metaforico, poiché gli oggetti vengono interpretati
per mezzo dell’allestimento. Non che questo avvenga solo
nei musei, se ci pensiamo avviene quotidianamente nelle
vetrine dei negozi, nei supermercati, nelle fiere, nei
teatri, persino nelle chiese : ovunque qualcosa venga
esposto.
Ogni volta che si compie una tale
operazione, si comunica in maniera diversa un diverso
significato tra i molti possibili e legittimi dei reperti ,
siano essi una lettera, una sciabola, un dipinto o un
bicchiere, tutte cose che la storia ha fatto diventare “
roba da museo”.
In questa mostra entriamo nel backstage
del museo, sperimentando in tre sezioni tre diversi modi
di comunicare utilizzando materiali eterogenei ma tutti
riferiti allo stesso tema: il personaggio Garibaldi. Tre
lingue differenti che usano come vocaboli una varietà di
oggetti strettamente collegati alla vita dell’Eroe.
Tre lingue e tre metodi: nella prima sala
si usa il metodo della scomposizione, così un famoso quadro
di Guttuso e una varietà di documenti storici vengono
fisicamente “ritagliati” convogliando la attenzione sui
dettagli più che sull’insieme, analogamente pochissimi
oggetti vengono “ritagliati” dalla collezione di
provenienza e proposti nella loro forza simbolica.
Nella seconda sala irrompe la
comunicazione multimediale che anima gli acquerelli
dell’album realizzato sui campi di battaglia dal garibaldino
Nodari durante l’impresa dei Mille. E’ il linguaggio dello
zapping, delle acrobazie visive rese possibili dal
digitale, un linguaggio che cambia ogni giorno e al quale
tutti noi partecipiamo quotidianamente in maniera diversa.
E anche qui possiamo partecipare interagendo con i touch
screen, scoprendo prospettive diverse di osservazione,
facendo libere associazioni tra le immagini digitali e
quelle originali fatte di carta, inchiostri e colori esposte
nello stesso ambiente in una contaminazione tra reale e
virtuale, che sempre di più fa parte della nostra vita.
Infine il terzo linguaggio: quello senza
cui non esisterebbe alcun museo, quello del collezionista e
della collezione. I materiali eterogenei della collezione
Tronca proposti non più per selezione e scomposizione come
nelle sezioni precedenti, ma “per accumulo”, come risultato
della passione e della pulsione collezionistica, in
sintonia con il gusto del secolo garibaldino che fu in tutta
Europa , dal salotto della Regina Vittoria a quello di
Gozzano, ossessionato dall’ horror vacui: mai
lasciare vuoti la mensola di un caminetto, il ripiano di un
tavolino o la parete di una stanza!
Tre linguaggi, tre modi di interpretare i
reperti della eredità storica, tre atmosfere sottolineate da
una diversa variante cromatica che propone all’osservatore
due distinte chiavi di lettura, realtà
(simbolicamente rappresentata dal verde) e mito
(rappresentato dal rosa) che esemplificano molto bene quanto
ha detto di recente un direttore di museo: “Noi non ci
limitiamo ad esporre immagini, noi creiamo immagini”
.
Diverse lingue , ma un solo soggetto:
Giuseppe Garibaldi, una personalità che ha invaso lo spazio
comunicativo della sua epoca , oggi diremmo un mass
media egli stesso. Nel suo caso vale davvero la famosa
frase di Mac Luhan: the media is the message, il
mezzo è il messaggio. Forse Garibaldi era media e message
allo stesso tempo, il che accade raramente nella storia.
Massimo Negri
GIOVANNI
FATTORI
Garibaldi a Palermo,
olio su tela, cm. 88 x 132, collezione privata.
Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908) si trovava a
Livorno quando fu pubblicata sul “ Monitore toscano”
il 12 maggio 1860 la notizia dello sbarco dei Mille in
Sicilia. Il pittore era in quel momento impegnato nella
realizzazione “Il campo italiano alla battaglia di
Magenta” il cui bozzetto era risultato vincitore al
concorso Ricasoli dell’anno precedente. La notizia della
straordinaria impresa di Garibaldi giunse quindi a Fattori
nel momento in cui diventava l’artista, unico tra i suoi
compagni macchiaioli, destinato a celebrare, attraverso la
pittura di storia e in particolare quella militare, l’epopea
nazionale. Nella costruzione del dipinto, che si protrasse
dalla metà del 1860 fino ai primi mesi del 1862, Fattori
ebbe certamente presente la documentazione delle giornate
della battaglia di Palermo realizzata da diversi fotografi
contemporanei e in particolare quella di Eugène Saivastre
che di quelle giornate ha lasciato la più completa
testimonianza conservata ora nell’archivio storico comunale
della città.
Il
dipinto ritrae l’ingresso di Garibaldi a Palermo. La città
fu espugnata negli ultimi giorni del maggio 1860 dai
garibaldini dopo sanguinosi scontri nelle vie e nelle piazze
della città, sotto i bombardamenti delle flotta borbonica
tra le mille barricate che “uscivano da terra come per
incanto ” erette con sedie, materassi e suppellettili
d’ogni genere “e senza dubbio ciò influì moltissimo -
ricordò Garibaldi -, ad animare il popolo e a gettar
lo spavento nelle truppe borboniche“.I popolani, accanto
alla camicie rosse erano armati di pugnali, coltelli, spiedi
e ferri di ogni specie, “anche le donne furono sublimi di
patriottico slancio”.In primo piano è ritratto il
Generale a cavallo circondato dagli ufficiali del suo Stato
maggiore e dalle camicie rosse dal piglio battagliero, con
le armi in pugno. Intorno i compagni caduti ormai senza
vita. Garibaldi “il cappello bucato da una pallottola, la
camicia rossa, i pantaloni grigi di sempre, e, annodata
intorno al collo, la sciarpa che gli ricade sulle spalle
come un cappuccio“ come lo descrisse Alexandre Dumas.
Sullo sfondo la porta della città, che si apre su uno
squarcio di cielo azzurro, richiama nella struttura a volta
e nelle colonne l’ arco di trionfo romano. E’ con ogni
probabilità la raffigurazione di Porta Nuova a Palermo,
anche se i garibaldini entrarono in città da Porta Termini.
L’imprecisione iconografica di Fattori aiuta comunque il
pittore ad arricchire l’immagine nella sua connotazione
simbolica. Garibaldi e i suoi infatti campeggiano, quasi
fossero un’ apparizione, davanti a un chiarore diffuso, ad
una nube luminosa di polvere e di fumo. L’artista ripropone
in questo dipinto alcune caratteristiche della tecnica
pittorica propria della scuola dei macchiaioli: la pulizia
e la linearità dei contorni delle figure, l’efficacia nel
rendere i contrasti di luce e le macchie di colore.
LA
COLLEZIONE TRONCA
“I lunghi anni dedicati allo studio mi
permettevano finalmente di capire ed ascoltare le urla, i
colpi d’arma da fuoco, il frastuono concitati delle
battaglie: queste emozioni mi davano il senso della storia.
Ecco come è cominciata la mia collezione”
Da qui, con questa pulsione ideale, nasce
la collezione di Francesco Tronca, costruita non solo con
l’attenzione dello studioso, ma soprattutto col cuore e la
passione civile che ha respirato in famiglia. E’ questo lo
spirito che lo ha animato e tuttora lo sostiene nella sua
ricerca iniziata circa trent’anni fa. Fu in quel tempo che
il giovane Tronca ebbe in dono dal nonno una lama da
combattimento appartenuta ad uno dei Mille. Significava
questo atto quasi un passaggio di consegne, un affidamento
di memorie da custodire. “Per me questi non erano più
vecchi cimeli di famiglia, bensì testimonianze vive,
immediate della lotta per l’Unità d’Italia”. Fu intorno
a quell’oggetto, di per sé privo di valore, che cominciò a
costruirsi elemento dopo elemento, la collezione, ricca di
testimonianze dell’epopea garibaldina, di particolare
interesse e suggestione. La raccolta, oltre cinquecento
pezzi, si articola in due filoni principali. Il primo,
quello più consistente e interessante, ripercorre con
un’ampia tipologia di documenti, i più importanti eventi
della vita di Garibaldi. Così dall’esilio in America latina
alla difesa della repubblica romana, dalla seconda guerra di
indipendenza a quello che resterà il suo più grande trionfo,
la spedizione dei Mille in Sicilia e le successive vicende
che portarono alla liberazione del mezzogiorno d’Italia. Qui
sono i ritratti, le incisioni, le armi, i busti che
raccontano le gesta del generale, la cui popolarità, ormai
diffusa in Italia e nel mondo, stava creando le basi per la
costruzione di un mito collettivo (assoluto universale)
Nella collezione è documentato anche l’aspetto più
domestico e privato di Garibaldi: la vita nella casa di
Caprera con intorno i figli già grandi e in braccio Manlio,
l’ultimo nato da Francesca Armosino e l’incontro ricco di
pathos a Milano, nel marzo del 1862, con Alessandro
Manzoni. Il secondo filone racconta della straordinaria
diffusione del mito. La figura di Garibaldi fu capace con il
suo fascino di uomo, condottiero generose, combattente per
la libertà dei popoli, di entrare nell’immaginario
collettivo dei contemporanei.
L’agiografia popolare di Garibaldi veniva
scritta nelle pagine più intime degli animi e delle
coscienze di una generazione intera, ma in particolare degli
italiani che in quella figura vedevano incarnati i simboli
più profondi del proprio sentire, delle passioni e degli
ideali. “Sta oggi a noi rendergli omaggio, ricordando il
condottiero, il patriota, l’uomo, l’eroe, con dignità
storica, anche ammirando tutte le varie espressioni che
l’immaginario popolare gli ha voluto dedicare”. Ed ecco
allora l’immagine dell’Eroe dei due mondi sulle scatole dei
fiammiferi, riprodotta nei cammei, sulle bottiglie e nelle
carte da gioco, negli oggetti di largo consumo e in quelli
più ricercati e preziosi. Al di là delle curiosità o del
valore intrinseco delle opere e dei cimeli, il significato
storico della collezione Tronca si può riassumere nelle
parole di Riccardo Bacchelli pronunciate nel corso della
commemorazione della spedizione dei Mille nel 1960 al Teatro
Lirico di Milano. “C’è qualcosa nel tempo e oltre il tempo
di così profondamente inscindibile tra questi due nomi:
Italia e Giuseppe Garibaldi”.
Roberto Guerri
GIUSEPPE
NODARI, L’ALBUM DI VIAGGIO E GLI ACQUARELLI
Giuseppe Nodari nacque il 21 gennaio 1841
a Castiglione dello Stiviere da una famiglia di nobiltà
locale. Il piccolo centro, posto tra Brescia e Mantova, si
trovava in un territorio della Lombardia, dove vi era
un’attiva presenza di elementi mazziniani che mantenevano
contatti con i patrioti protagonisti delle dieci giornate di
Brescia, stampavano proclami antiaustriaci, raccoglievano
denaro vendendo le cosiddette ‘cartelle del prestito
interprovinciale’ organizzato da Mazzini per finanziare
iniziative rivoluzionarie. Proprio da Castiglione dello
Stiviere, infatti, prese avvio la dura repressione della
polizia austriaca che ebbe il suo tragico epilogo nelle
condanne di Belfiore del 1852. Nodari dunque già da
giovanissimo poté avvicinarsi agli ideali risorgimentali.
Studiò nel collegio convitto Bagatta di Desenzano del Garda
e successivamente a Brescia e a Mantova. Nel 1859, non
ancora diciottenne, prese parte come volontario alla II
Guerra d’Indipendenza nel corpo di artiglieria dell’esercito
francese comandato dal generale Emile Fleury. In
quest’occasione conobbe, con ogni probabilità, due dei più
affermati pittori della Francia del secondo impero, Jean
Louis Ernest Meissonier, e Adolphe Yvon specialisti della
rievocazione storica, consacratisi a partire dagli anni ’50
al genere militaresco e in particolare delle battaglie
napoleoniche, incaricati da Napoleone III di “raccontare” le
scene delle battaglie di quella guerra.
Durante
la campagna ebbe forse modo di incontrare anche Telemaco
Signorini, anch’egli volontario in una batteria di
artiglieria. Certamente dalla frequentazione di questi
artisti che eseguivano schizzi degli avvenimenti che
vedevano in prima linea nella zona di operazioni in cui
erano impegnati, il giovane volontario trasse ispirazione
per i suoi successivi disegni sulla spedizione dei Mille.
Nodari si arruolò poi nei Cacciatori delle Alpi e in seguito
tra le Guide di Garibaldi. Il 5 maggio 1860 s’imbarcò da
Quarto sul piroscafo Lombardo comandato da Nino Bixio
e con la spedizione dei Mille prese parte a tutti gli
scontri sostenuti dai garibaldini da Calatafimi fino alla
conclusiva battaglia lungo le rive del Volturno. Nel 1862
Nodari partecipò, nelle file dell’Esercito Regio alla lotta
contro il brigantaggio che dalla primavera del 1861
divampava ormai in tutto il Mezzogiorno continentale, un
grave pericolo dunque per l’Unità nazionale raggiunta in
tanti anni di sacrifici e di autentiche sofferenze.
Allontanato in seguito dall’esercito “per
opinioni ostili alle leggi fondamentali dello Stato” dopo i
fatti di Aspromonte, per essersi schierato apertamente dalla
parte dei garibaldini, Nodari tornò nella sua casa natale e
cominciò a insegnare disegno nelle scuole di Castiglione.
Nel 1866 rispose ancora una volta al richiamo di Garibaldi e
si arruolò nel Corpo Volontari Italiani combattendo nella
III Guerra d’Indipendenza. Nel 1872 conseguì all’Università
di Padova la laurea in Medicina e presso questa università
rimase a lungo come docente di Medicina Legale e Anatomia
Patologica. Morì a Castiglione dello Stiviere il 23 marzo
1898. Giuseppe Nodari merita di essere ricordato soprattutto
come singolare illustratore e testimone delle gesta
garibaldine dei Mille che riprese con immediatezza dal vivo
annotando le sue impressioni di guerra sui taccuini che
portava con sé, realizzando così uno straordinario racconto
pittorico che resta un documento iconografico unico per
vivacità e immediatezza. L’attenzione con cui il Nodari
riprendeva i momenti della vita dei garibaldini non sfuggì a
uno dei più celebri narratori dell’impresa, Giuseppe Cesare
Abba che così descrive il giovane artista: “Rimasto oscuro e
modesto, vi si trovava insieme ad essi Giuseppe Nodari da
castigliane dello Stiviere, anima d’artista che dappertutto
laggiù aveva sempre la matita in mano a schizzare dal vero i
bivacchi, fatti d’arme e figure caratteristiche, delle quali
s’ornò la casa dove poi morì medico, trent’otto anni di
poi”.
Gli
album che raccolgono le impressioni del giovane garibaldino
sono due:
Il primo, con disegni schizzati durante la
campagna, comprende quaranta illustrazioni (23x15) e porta
sulla copertura la dicitura “La impresa della spedizione
di Marsala da 5 all’11 maggio 1860 al 27,28,29,30,31”.
E’ quello che raccoglie le testimonianze più precise e
immediate degli avvenimenti, che rende con i suoi disegni
l’esatta ricostruzione delle situazioni militari: l’imbarco
da Quarto, l’arrivo nel porto di Marsala e il
cannoneggiamento delle navi borboniche, lo schieramento
delle forze a Calatafimi, l’entrata dei garibaldini a
Palermo, oppure il ritratto di Garibaldi, di Bixio, di
Missori, narra, insomma, con maestria d’artista, la storia
più bella, più avventurosa, più romantica del Risorgimento
italiano.
Il secondo album raccoglie venti
acquerelli (38x26) che hanno come base gli schizzi presi dal
vero, ma sono più elaborati, meno spontanei, una specie di
edizione impreziosita e di grande effetto. Gli album
finirono dimenticati dopo la morte dell’autore.
A
PROPOSITO DI GARIBALDI AL GARIBALDI
28
maggio, ore 21 – Teatro Garibaldi, piazza Magione
anteprima d’apertura per il Teatro inaugurato nel 1861 da
Garibaldi
Evento organizzato in collaborazione con:
Regione Siciliana, Assessorato dei Beni Culturali e
dell’Identità Siciliana
Riapriamo
il Teatro Garibaldi per una sera, in attesa della sua
imminente apertura definitiva, per presentare alla
cittadinanza il restauro affrontato in questi due anni.
Proviamo
per l’occasione, a ricreare all’interno del Teatro
un’atmosfera di gala ispirata al mito di Garibaldi. Un’
illuminazione artistica e puntuale accenderà l’ingresso del
Teatro, i palchi ed in particolare sottolineerà l’affresco
presente nella volta del palcoscenico che racconta proprio i
passi salienti della campagna di Garibaldi.
Philippe Daverio,
aprirà la serata raccontando proprio al pubblico presente
l'affresco e gli avvenimenti storici in esso citati.
La sala
sarà trasformata per l’occasione in un grande salone delle
feste, con tavolini liberty e sedie: un’atmosfera un po’
retrò condirà la nostra ouverture.
In ogni
tavolo, come in ogni festa che si rispetti, una bottiglia di
champagne rigorosamente siciliano, per poter brindare
all’unisono, sia al festeggiamento del 150° anniversario,
sia alla riapertura del Teatro. Dai palchi verranno così
fatti scendere dei drappi che riprenderanno il nostro
tricolore d’Italia. Sullo sfondo proiettate le immagini
degli incredibili acquarelli di Giuseppe Nodari, uno dei
mille, la cui mostra contemporaneamente sarà visibile al
museo S. Anna.
E qui
inizierà un dibattito sull’unità d’Italia proprio a
partire dalla Sicilia e dalla sicilianità. Il dibattito darà
il via, per tutta la notte, ad una lunga staffetta di
artisti siciliani, un percorso musicale e teatrale
dedicato a Garibaldi e al Teatro Garibaldi, diversi artisti
si alterneranno sul palco, dalla sala e dai palchetti, con
performance, musiche, narrazioni, ricreando per l’occasione
una vera e propria “notte in rosso” nel ricordo dei mille e
della loro incredibile azione storica, rendendo ancor più
unico e suggestivo il nostro evento.
In
esposizione 18 grandi riproduzioni elaborate degli studenti
del Corso di Laurea in Design della Facoltà di Architettura
di Palermo, sul tema "Garibaldi a Palermo".
LA
BATTAGLIA DI PALERMO: LA RICOSTRUZIONE STORICA
dalle
memorie di Giuseppe Cesare Abba
a cura
di Luciano Salvadori e Roberto Guerri
in
collaborazione con Genius Temporis
29 e 30 maggio 2010
Immaginiamo di teatralizzare e ricostruire la battaglia
grazie ad un’attenta ricostruzione storico-spettacolare del
momento. Appassionati-figuranti in divise dell’epoca,
cavalli e cannoni: il momento storico rivivrà nel luogo
della battaglia a distanza di 150 anni.
Si
guadagnò un bel tratto rapidamente, ma al ponte
dell'Ammiraglio trovammo una resistenza quasi feroce. Sulla
via, sugli archi, sotto il ponte e negli orti circostanti,
strage alla baionetta. L'alba spuntava, tutti si aveva non
so che di selvaggio nel volto. Padroni del ponte vi fummo
trattenuti da un fuoco terribile, fulminato da un muro, sul
quale, nel fumo, biancheggiavano i budrieri incrociati d'una
lunga fila di fanteria. Lì un cacciatore ferito dava del
capo contro al muricciuolo del ponte per fracellarselo: ma
Airenta pietoso lo tirò discosto, poi, colla sua calma che
non cambia mai, continuò a sparare contro a quella fila. La
quale, assalita forse di fianco, spariva; mentre un po' di
cavalleria caricava i nostri a sinistra, e n'era respinta e
ricacciata per la campagna.
Giuseppe Cesare Abba
L’IDEA:
27
maggio 1860.
La
battaglia del ponte Ammiraglio
Il set della nostra rievocazione storica sarà ovviamente il
Ponte dell’Ammiraglio di Palermo, luogo in cui il 27 maggio
1860 avvenne la fatidica battaglia tra Garibaldini e truppe
Borboniche .
La ricostruzione storica sarà resa possibile dalla
collaborazione dell’Associazione Storica Genius Temporis,
centro studi di uniformologia e oplologia di Milano, che si
occuperà di ricostruire minuziosamente la battaglia, grazie
al coinvolgimento di 75 appassionati storici in uniforme
d’epoca, l’uso di armi e cannoni rigorosamente riprodotti.
Lo spazio sarà debitamente illuminato come un set
cinematografico e sostenuto da un sistema di amplificazione,
per consentire al narratore di scandire il racconto e le
fasi salienti della battaglia. Le immagini riprese saranno
riprodotte sulla parete del palazzo antistante al ponte in
modo che il pubblico possa al meglio godere dell’incredibile
rievocazione unica nel suo genere. La realizzazione
dell’evento sarà affidata all’associazione Scena Aperta di
Palermo, che si avvarrà della collaborazione specializzata
di Genius Loci, gruppo milanese di appassionati specialisti
in rievocazioni storiche.
LA
PREPARAZIONE:
Sabato 29 maggio
Piazza Politeama dalle h. 11,00
Alcuni
gruppi di re-enactmen (Garibaldini e Borbonici) andranno a
caratterizzare con la loro presenza e contemporaneamente,
aree strategiche della città, dove poter destare curiosità
ed interesse. In particolare la zona coinvolta sarà piazza
Politeama.
Giardini del Ponte Ammiraglio dalle 17,00
Rientrati nella zona del ponte, in postazioni separate, non
a contatto visivo, ma in aree ravvicinate, sarà possibile
assistere alla vita da campo dei rispettivi eserciti, con la
distribuzione del rancio, addestramento militare, e visite
guidate per il pubblico (per tutto il pomeriggio, ad
intervalli regolari si sentiranno colpi di artiglieria in
avvicinamento).
IL
TEATRO DELLA RIEVOCAZIONE:
Sabato 29 maggio
nell’area del Ponte dell’ Ammiraglio dalle h. 21,00
nelle zone adiacenti, in modo particolare i prati
sottostanti che meglio si prestano alla spettacolarizzazione
e all’impatto con il pubblico.
Il
ponte sarà presidiato da una pattuglia di fanti Borbonici,
altri saranno acquartierati negli spazi sottostanti con un
cannone fornito di traino con tiro a due.
Da un
lato, preceduti da un nutrito fuoco di fucileria ripiegherà
verso il ponte un gruppo di napoletani inseguiti da poche
camice rosse e molti civili in armi.
Successivamente da entrambi i laterali del ponte scenderanno
progressivamente i picciotti e qualche garibaldino, che
ingaggeranno nei prati sottostanti al ponte un cruento
scontro a fuoco, avvicendando sorti alterne. Da un punto
nascosto si sentirà una salva di artiglieria garibaldina
(ormai vicina), il cannone napoletano ippotrainato verrà
portato sul ponte a difesa dello stesso, apparirà dal lato
opposto il pezzo garibaldino tirato e spinto dal rimanente
dei garibaldini e si ingaggerà uno scontro di artiglierie
con ripetuti assalti di fanteria fino al sopraggiungere del
Generale Garibaldi che, montato su Marsala, chiamati tutti a
sé, guiderà i garibaldini e i picciotti alla conquista del
ponte. Si assisterà, quindi, allo scontro finale, sino al
definivo ripiegamento dei Borbonici e ai festeggiamenti dei
cittadini palermitani.
A
raccontare le gesta di Garibaldi e dei suoi mille, sarà dal
vivo la voce di Philippe Daverio.
Un
gruppo di “strilloni dell’epoca”, in giro tra il pubblico,
per distribuire la ristampa, realizzata per l’occasione,
del primo numero del Giornale di Sicilia, datato 7
giugno 1860, che racconta il dettaglio della battaglia.
L’ARMISTIZIO:
Domenica 30 maggio
Prato del Foro Italico dalle h.11,00
con la
partecipazione della fanfara dei Carabinieri
Verrà
riproposta la rievocazione dell’armistizio a Palazzo
Pretorio tra Garibaldi e i Borbonici rappresentati dal Gen.
Letizia, alla presenza dell’equipaggio della nave inglese
Hannibal (nella quale avvenne il primo abboccamento della
tregua) comandata dall’ Ammiraglio Mundy con marinai di
fanteria, tutti in divise d’epoca.
Un
volo di palloni di colore bianco, rosso e verde si alzerà in
cielo, portando con sé l’armistizio firmato. Sarà il segno
finale, la degna conclusione della nostra rievocazione che
anticiperà, simbolicamente avviandoli, i festeggiamenti per
il 150° dell’Unità d’Italia.
Interverrà la fanfara dei Carabinieri, sottolineando
simbolicamente l’importanza dell’Arma nell’evento storico, e
la ricorrenza dell’150°
anniversario dell’istituzione del Corpo dei Carabinieri in
Sicilia.
LA SPEDIZIONE DEI MILLE (5 maggio – 26 ottobre 1860)
5 maggio
- A Genova nella sera un gruppo di volontari guidati da Nino
Bixio s’impadronisce di due piroscafi della compagnia
Rubattino: il Piemonte e il Lombardo. Il colpo
di mano era stato concertato con l’amministratore della
società Giambattista Fauché.
6 maggio
- Garibaldi parte da Quarto con i suoi volontari, alla fine
saranno 1089, per appoggiare in Sicilia la rivoluzione
contro il dominio Borbone. Il Generale sale sul Piemonte,
Bixio sul Lombardo. I siciliani a bordo sono
quarantacinque, novecento e più i lombardi, i veneti, i
toscani e i liguri.
11 maggio
- La spedizione sbarca a Marsala. Nessuna delle navi da
guerra borboniche è nel porto. La cittadina è indifesa. I
volontari garibaldini, protetti anche da navi da inglesi,
scendono a terra indisturbati. Prende l’avvio la storia più
bella, più avventurosa, più romantica del Risorgimento
italiano che consacra il mito di Garibaldi che diventerà
nell’Europa e nel mondo simbolo di libertà dei popoli e di
umana solidarietà.
14 maggio
– A Salemi Garibaldi assume solennemente la dittatura della
Sicilia in nome di Vittorio Emanuele II re d’Italia.
15 maggio
– A Calatafimi Garibaldi sconfigge con i suoi volontari cui
si sono unite squadre di picciotti le truppe borboniche
comandate dal generale Francesco Lanza. E’ la svolta. I
borbonici, padroni dell’isola, si mettono sulla difensiva.
26 maggio
– A Misilmeri Garibaldi tiene un consiglio di guerra per la
conquista di Palermo. La sproporzione tra le forze è
schiacciante: la città è presidiata da 18.000 uomini al
comando di Ferdinando Lanza equipaggiati con l’artiglieria.
Garibaldi ha con sé i Mille, ridotti ormai a 750 uomini,
alcune centinaia di picciotti e 2000 uomini delle squadre
formate da Giuseppe La Masa.
27 – 30 maggio
– All’alba Garibaldi attacca Palermo e si scontra con le
forze borboniche al Ponte dell’Ammiraglio, poi raggiunge
Porta Termini, dove le truppe del generale Ferdinando Lanza
oppongono una forte resistenza. Sono feriti Stefano Canzio,
Benedetto Cairoli e Nino Bixio. Sopraggiunge Garibaldi a
cavallo, incoraggia i suoi e la porta è abbattuta e
superata. Sono le quattro della mattina: le campane una dopo
l’altra cominciano a suonare a stormo, si aprono le finestre
e le porte e i palermitani scendono per le strade. Il 30
maggio i borbonici chiedono un armistizio.
6 giugno
– Ferdinando Lanza lascia Palermo con tutte le truppe:
Garibaldi è padrone della città.
20 luglio
– I garibaldini procedono nella liberazione della Sicilia. A
Milazzo si è concentrato il grosso delle forze borboniche:
22.000 uomini contro circa 5.000 camicie rosse. Si combatte
sotto un caldo torrido, la lotta è durissima. Garibaldi si
porta dove infuria la mischia, resta allo scoperto, un
drappello di cavalieri borbonici gli piomba addosso, sta per
essere colpito, ma Giuseppe Missori gli salva la vita. Dopo
otto ore di combattimento i borbonici si ritirano nel
Castello.
24 luglio
– L’esercito borbonico si imbarca sulle navi e raggiunge il
continente. La Sicilia è libera.
19 – 20 agosto
– Garibaldi con 3.000 dei suoi s’imbarca nella notte dalla
rada di Giardini nei pressi di Taormina. Sfuggiti alla
sorveglianza delle navi borboniche, puntano su Melito Porto
Salvo a sud di Reggio Calabria. Nella notte del 20 agosto
la città è attaccata e pressa dopo aspri scontri. La Marina
napoletana abbandona lo stretto. La strada per la capitale
del Regno, Napoli, distante 500 chilometri è aperta al
vincitore.
7 settembre
– Garibaldi giunge in treno a Napoli da Cava dei Tirreni. E’
accolto da una folla enorme. In Duomo, per iniziativa di fra
Pantaleo, si canta il Te Deum di ringraziamento. Il
conquistatore del Regno è al culmine della sua popolarità.
1 ottobre
– Sulla la linea Capua, Santa Maria Capua Vetere, Caserta,
Maddaloni, Garibaldi schiera le sue truppe, circa 20.000
uomini per fronteggiare l’ultima offensiva dell’esercito
borbonico forte di 30.000 uomini. La battaglia, cominciata
alle prime luci dell’alba, prosegue accanita per oltre dieci
ore, con Garibaldi che si prodiga continuamente per animare
i suoi e combatte in prima fila. Alla fine della giornata le
truppe di Francesco II si ritirano nella fortezza di Capua.
E’ l’ultima grande vittoria di Garibaldi che chiude
degnamente la straordinaria impresa dei Mille.
26 ottobre
– A Taverna Catena, presso Teano, Garibaldi incontra
Vittorio Emanuele II. Dopo un breve colloquio “alzando la
voce e girando gli occhi come chi parla alle turbe, gridò
Ecco il re d’Italia! E i circostanti: Viva il re!”. La
consegna dell’Italia meridionale alla monarchia sabauda è
compiuta. Sulla straordinaria epopea dei Mille cala il
sipario.