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“PER LA SICUREZZA DELLA
CITTÀ” UN SECOLO DI STORIA DELLA POLIZIA MUNICIPALE (1908-2008) MOSTRA DI DOCUMENTI E CIMELI ALL’ARCHIVIO STORICO COMUNALE |
Cento
anni di sicurezza a Palermo in mostra: ovvero oggetti, documenti, bozzetti e
fotografie d’epoca che illustrano la storia del Corpo di Polizia municipale
nell’ultimo secolo (1908-2008). S’intitola Per la sicurezza della città -
Un secolo di storia del Corpo di Polizia municipale di Palermo (1908-2008)
la mostra storico -documentaria allestita nelle sale dell’Archivio storico
comunale (via Maqueda 157), in corso fino al 9 novembre.
Curata dalla direttrice
dell’Archivio storico, Eliana Calandra, e dal dirigente dei Vigili urbani,
Francesco Teriaca, l’esposizione è stata inaugurata giovedì 16 ottobre
dal vicesindaco e assessore alla Cultura, Mario Milone; presente anche il
comandante del Corpo di Polizia municipale, Nunzio Purpura.
Resta aperta fino al 9 novembre, ogni giorno (lunedì escluso), dalle 9,30 alle 18,30; ingresso libero.
Il progetto.
L’Archivio comunale conserva, a partire dal 1908, la documentazione storica di
questo importante settore dell’Amministrazione cittadina che, opportunamente
integrata con oggetti e fotografie in possesso del comando di Polizia
municipale, ha costituito la base per la ricerca in una felice sinergia con
l’Archivio storico. Il progetto nasce dalla volontà di riscoprire memoria e
radici di un organismo dedito, fin dalla nascita, a garantire e tutelare la
sicurezza cittadina.
La storia: dal Medioevo ai
Borboni. Le
prime notizie risalgono al 1320, quando, tra gli ufficiali dell’Amministrazione,
ritroviamo cinque magistri di sciurta (o xurta), addetti
alla sorveglianza pubblica, uno per quartiere (Cassaro, Albergaria,
Seralcadio, Chalcia, Porta Patitelli), con compiti di tutela
dell’ordine pubblico, assicurato da una sorta di ronda notturna effettuata dalle
cosiddette sciurte, ossia pattuglie di uomini scelti.
A Palermo, l’esigenza di
garantire migliori condizioni di vivibilità fu fortemente avvertita dal Senato
fin dal Medioevo; ma occorrerà arrivare al periodo borbonico per trovare un
servizio ben strutturato e in qualche modo paragonabile a quello attuale,
dipendente dal Corpo della Milizia del Municipio (1846). Dopo l’Unità d’Italia,
venne redatto nel 1864 un nuovo Regolamento per il Corpo riunito dei Pompieri
cantonieri e Guardie municipali, che univa in sé le competenze relative alla
prevenzione e spegnimento degli incendi con quelle volte alla tutela dell’ordine
pubblico. Ma a partire dal 1881 si pensò di separare formalmente e
giuridicamente i servizi; nacquero, così, due distinti organici: quello dei
Pompieri, nel 1903; e quello delle Guardie municipali nel 1908.
Le
testimonianze.
È da questo momento che inizia il percorso della mostra storico - documentaria,
che si snoda attraverso circa sessanta testimonianze. Si comincia dalla
deliberazione di Consiglio comunale del 14 aprile 1908, che approva il nuovo
regolamento delle Guardie municipali, e che può essere considerato il vero e
proprio atto di nascita del Corpo. I suoi componenti rivestono la qualità di
agenti della forza pubblica, sono considerati in servizio permanente ed hanno
l’obbligo di far rispettare le leggi penali e quelle di pubblica sicurezza.
L’organizzazione risultava costituita da un comandante, un tenente e un
sottotenente, da 9 marescialli, di cui uno contabile, 16 brigadieri, 14
sottobrigadieri, 4 trombettieri e 274 guardie. Si trattava di 320 persone alle
quali erano affidati compiti multiformi e complessi: dalla nettezza pubblica e
innaffiamento al controllo stradale, a misure d’ordine e d’incolumità pubblica.
In mostra ritroviamo, tra l’altro, avvisi e bandi sul divieto di transito serale
di “vetture trainate da animali” che non abbiano “i prescritti lumi accesi”;
sulla tenuta e la circolazione dei cani; sulla necessità che portoni e ingressi
delle case e palazzi “aperti di notte” fossero costantemente illuminati; sulle
disposizioni che regolavano la circolazione in corso Vittorio Emanuele in
occasione dell’arrivo delle autorità reali; sulla balneazione; etc. Ma troviamo
anche ritagli di giornale che, nella prosa un po’ enfatica d’inizio ’900,
decantano il valore e il coraggio di quelle guardie municipali che, “tra gli
applausi della folla” con le loro gesta davano lustro al Corpo cui appartengono.
Sono in esposizione
numerose ordinanze, alcune assai curiose, fra le quali, ad esempio, quella con
cui si prescriveva l’obbligo della museruola per le pecore che transitavano in
città; o quella che divideva in settori gli ambienti degli stabilimenti
balneari; e ancora, sciabole, uniformi, esemplari dei vecchi libretti per le
contravvenzioni, cataloghi illustrati di divise militari, progetti di chioschi
cittadini, e addirittura l’inventario dei beni mobili all’interno della vecchia
caserma delle Guardie municipali, che si trovava in via Torremuzza (ex complesso
del Noviziato dei Crociferi, attuale sede dell’assessorato al Centro storico).
La decadenza.
Purtroppo, già dal 1920 il Corpo delle Guardie municipali manifestava segni di
decadenza a causa di scarso senso di disciplina e rispetto dell’autorità. E le
prime avvisaglie si erano già avute negli anni precedenti. Una testimonianza in
mostra è costituita dal caso, riportato sulle colonne di un quotidiano locale,
di due vigili artefici di un’intimidazione elettorale (1913).
Di
poco successiva è una “relazione”, anch’essa in mostra, della commissione
d’inchiesta sul corpo delle Guardie municipali ormai “in stato di
dissolvimento”. Per risolvere tali problemi, venne costituito un nuovo
organismo, quello dei Vigili urbani, completamente riorganizzato, pur se al suo
interno continuarono a lavorare parecchi esponenti delle vecchie Guardie. Il
relativo regolamento, discusso in Consiglio comunale, fu approvato dalla Giunta
provinciale amministrativa il 2 febbraio 1923. I Vigili urbani, per statuto,
avevano riconfermata la qualità di agenti della forza pubblica ed erano
costituiti da un comandante, un tenente, 6 sottotenenti di cui uno contabile, 9
marescialli, 18 brigadieri, 27 sottobrigadieri, 266 tra vigili allievi ed
effettivi, di cui 12 ciclisti o motociclisti, e 3 interpreti. A proposito di
questi ultimi, troviamo in mostra il bozzetto acquerellato della loro divisa,
recante impresse sul braccio le bandiere dei Paesi di cui parlavano la lingua,
nella qualità di interpreti. Il nuovo Corpo disimpegnava servizi di polizia
urbana e rurale e coadiuvava i servizi d’igiene ed edilizia; a queste
competenze, nel 1924, si aggiunse quella dall’annona.
Durante il periodo
fascista molti corpi di Polizia municipale in Italia vennero soppressi, e nel
1939 la stessa sorte toccò a quello di Palermo. Gli anni dal 1924 al 1939 sono,
tuttavia, molto ben documentati in mostra da una serie di testimonianze che
illustrano le molteplici competenze dell’organismo: licenze d’esercizio,
calmiere dei prezzi, divieti di transito “in occasione della celebrazione della
marcia su Roma”, libretti di licenza di circolazione di veicoli, etc.

Esposte anche tre
motociclette.
Dopo un decennio, l’1 dicembre 1949, il Corpo venne ricostituito e posto sotto
la guida del comandante Diamante. Tale periodo più recente è illustrato
soprattutto da foto d’epoca (particolarmente toccante quella in cui i Vigili
prestano soccorso alle popolazioni colpite dal terremoto) e da oggetti-simbolo,
quali divise di varia foggia e da tre esemplari di motociclette d’ordinanza, una
risalente agli anni Sessanta, una agli anni Ottanta e la terza attualmente in
uso.
«Oltre
ad essere uno spaccato della memoria di Palermo – ha sottolineato l’assessore
Milone – questa mostra promuove l’immagine della Polizia municipale e mette in
luce il rapporto molto stretto che ha sempre legato le forze di Polizia
municipale alla città. Ma, soprattutto, emerge l’immagine di un tutore
dell’ordine che svolge la propria missione vicino alla gente e tra la gente,
mosso da un forte senso del dovere e consapevole dell’importanza del servizio
sociale a lui affidato».
Il catalogo. Per la sicurezza della città è corredata da un catalogo, curato dalla direttrice dell’Archivio storico comunale, Eliana Calandra, e dal colonnello Francesco Teriaca, dirigente della Polizia municipale.
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