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Archivio Biografico Comunale
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Russo Giuni
(Cantante)

Nata a Palermo il 10 settembre 1951 e morta a Milano il 14 settembre 2004.

Nome d'arte di Giuseppa Romeo, Giuni possedeva una sbalorditiva estensione vocale che le permetteva di coprire quasi cinque ottave, era in grado di unire tecnica indiscutibile, originalità compositiva e sensibilità interpretativa assolutamente fuori dal comune.

Tali caratteristiche fecero di questa artista una delle figure più singolari e interessanti del panorama musicale italiano e internazionale. Cresciuta in una famiglia in cui la musica lirica era l'incontrastata regina (la madre, come lei, era un soprano naturale), Giuni inizia giovanissima a studiare canto e composizione, raffinando precocemente il suo eccezionale talento.

Nel 1967 vince il Festival di Castrocaro con il brano "A chi", accedendo di diritto al Festival di Sanremo dell'anno successivo.

Nel 1968 partecipa col nome di Giusy Romeo alla diciottesima edizione del Festival di Sanremo cantando "No amore", che farà parte del suo primo 45 giri. Nello stesso anno pubblica altri due 45 giri, contenenti tra gli altri "L'onda" e "I primi minuti", versione italiana di "I say a little prayer" di Aretha Franklin.

Nel 1969 si trasferisce a Milano, che diverrà la sua Comune d'adozione. Incontra Maria Antonietta Sisini, musicista, con la quale avrà una felice comunione di vita e arte durata 36 anni.

Nel corso degli anni '70 cambia il suo nome in Giuni Russo e incide alcuni brani a tiratura limitata per piccole etichette discografiche. E' del 1975 il suo primo album, interamente in inglese "Love is a woman", oggi ricercatissimo dai collezionisti.

Tutti i brani sono firmati da Giuni e Maria Antonietta Sisini. Nel 1978, utilizzando per la prima volta il nome d'arte Giuni Russo, ottiene un buon riscontro con il fortunato 45 giri "Soli noi/La chiave", che si afferma anche sul mercato francese.

All'inizio degli anni '80 inizia la collaborazione, mai interrotta, con Franco Battiato, il quale in una recente intervista ha ricordato: "...un talento naturale sbalorditivo! Sì la prima volta che la sentii cantare fu a casa mia: rimasi sbalordito perché la sua potenza vocale (...) andava di pari passo con la sensibilità musicale. Cosa difficile, perché quando hai una voce potente di solito sei un pò grossolano. Lei univa le nuances più raffinate".

Nel 1981 Giuni pubblica il raffinatissimo "Energie", ma il grande successo arriva l'anno successivo, nel 1982, con il singolo "Un'estate al mare", brano che le consegna la vittoria del Festivalbar e che tocca i vertici delle classifiche dove resta per mesi, facendola conoscere al pubblico più vasto.

Dopo questo successo viene ripubblicato "Energie". Il successo del brano, se da un lato le conferisce una grande notorietà, dall'altro ne condiziona la carriera, non sarà semplice per lei mantenere l'equilibrio tra la popolarità e la sperimentazione musicale, che è una costante del percorso artistico della Russo.

Le successive incisioni: "Vox" (1983), "Mediterranea" (1984), "Giuni" (1986) e "Album" (1987), la rivelano in continuo divenire, capace di fondere la cantabilità dei suoi numerosi hits ("Sere d'agosto", "Limonata cha cha cha", "Alghero", "Adrenalina") con uno sperimentalismo vocale e strumentale veramente unico.

Nel 1988, con l'album "A casa di Ida Rubinstein" compie la svolta che chiude la sua fase "leggera": Giuni esegue arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi, un repertorio che conferma la naturale vocazione di Giuni alle contaminazioni musicali più all'avanguardia e la consacra come la singolare interprete della "musica di confine".  Tuttavia il suo sperimentalismo verrà guardato con sospetto dalle case discografiche, con le quali i rapporti diventeranno sempre più difficili.

Nel 1992 la Russo pubblica "Amala", una raccolta di successi che contiene due inediti: "Amala" e "Alla spiaggia dell'amore".

Nel 1994 esce un album completamente inedito "Se fossi più simpatica sarei meno antipatica", originale operazione di rilettura di un testo di Ettore Petrolini, da cui viene estratto il singolo "Fortunello".

Il suo percorso diventa sempre più personale: collabora con scrittori e poeti, studia antichi testi sacri, tiene numerosi concerti, compone nuove canzoni. In questo periodo si avvicina alla spiritualità carmelitana e comincia ad ammirare le figure di S. Teresa d'Avila, di Edith Stein, di S. Giovanni della Croce, i cui scritti sono per lei fonte di continua ispirazione.

Nel 1997 è impegnata in teatro con Giorgio Albertazzi e canta versi di Jorges Luis Borges nello spettacolo di musica e poesia contemporanea "Verba tango" e pubblica il singolo "Gabbiano", anteprima di un progetto discografico dal titolo "Gelsomini d'Arabia".

Nel 1998 pubblica il primo album live dal titolo "Voce prigioniera".

Nel 2002, dopo quattro anni di assenza dal mercato discografico caratterizzati da un'intensa attività live, Giuni pubblica "Signorina Romeo live", una selezione di brani eseguiti durante i concerti degli anni precedenti.

Nel 2003 ritorna al Festival di Sanremo con "Morirò d'amore"; nello stesso anno viene pubblicato il cd "Irradiazioni", con i singoli "Gabbiano", "Fonti mobili" e il brano inedito "Voce che grida".

Alla fine di quell'anno pubblica "Demo de midi", quattordici brani inediti incisi in versione demo negli anni '80 e '90. Il 2004 è l'anno di "Napoli che canta", suite musicale per il film omonimo (1926) di Roberto Leone Roberti, pubblicata in cd e dvd e anche l'anno della sua morte.

E' sepolta tra le Carmelitane Scalze, come era il suo desiderio.