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Archivio Biografico Comunale
La consultazione dell'archivio biografico, alfabetica o ad nomen, consente di accedere alla biografia del soggetto interessato, completa delle sue fonti.
Tutte le biografie e il materiale a disposizione sono in lingua italiana.
INDICE ANALITICO
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Sammarco Mario
(Baritono)

Nato a Palermo il 13 dicembre 1868 e morto il 24 gennaio 1930.

Fu allievo di A. Cantelli e F. Emerich, debuttò a dicembre del 1888 al Teatro Garibaldi di Palermo nel "Faust" . Al Teatro Dal Verme di Milano interpretò il ruolo di Guglielmo ne "Le Villi" di Puccini e nel gennaio del 1890 al Regio di Parma fu in "Aida" ed "Ernani", al V. Emanuele di Messina fu l' "interprete dell' "Amleto" di Thomas .

I giornali "Il Teatro Illustrato" e "La Musica Popolare" scrivevano : "Il Sammarco ha buoni mezzi vocali, un metodo corretto di canto e molta intelligenza e si è fatto applaudire specialmente nella canzone bacchica che ha dovuto ripetere a richiesta generale".
Nel gennaio del 1892 fu al Teatro Politeama di Palermo col ruolo di Enrico della "Lucia" con Nelly Melba, per la prima volta in Italia. Nel 1894 esordì al San Carlo di Napoli con "La dannazione di Faust e l'anno seguente a Madrid con "Il Barbiere di Siviglia", "Amleto" e "Manon" di Massenet.
Alla Scala debuttò nel dicembre del 1895 nel ruolo di Enrico VIII, nell'opera di Saint-Saens, sotto la direzione di R. Ferrari.
Nel 1896 fu alla Scala con "L'Amleto" di Thomas e Gerard nell' "Andrea Chérier", parte da lui creata, poi fu Silvio dei "Pagliacci". In quell'occasione Umberto Giordano inviò al rappresentante a Palermo della Casa  editrice "Sonzogno", una lettera: ".. Vi prego di felicitare tutti gli esecutori e particolarmente il mio divino Gerard, Mario Sammarco, mio amatissimo amico".
Tornò alla Scala nel 1902 come Antonio nella "Linda di Chamounix" con Rosina Storchio ed Elisa Bruno, diretto da Arturo Toscanini. Nello stesso anno fu il primo interprete di Carlo Worms nella "Germania" di Franchetti, con Enrico Caruso e Amelia Pinto, direttore Arturo Toscanini.  Ancora nel 1904 per interpretare Wolframo del "Tannhauser".
Nel 1897 calcò i palcoscenici dei teatri di Mosca, Odessa e di Buenos Aires dove tornò per sette stagioni di seguito.
Nell'autunno del 1900 fu a Milano per una ripresa dello Chenier e per la prima di "Zazà"; nel 1901 fu Rigoletto al Massimo di Palermo accanto a Regina Pinkert e Giuseppe Anselmi, direttore l'esordiente diciannovenne palermitano Gino Marinuzzi.

Nel 1904 ebbe un grande successo al Covent Garden nel ruolo di Scarpia, Michonnet dell' "Adriana" con Anselmi e la Giachetti (ripetuto anche a Parigi l'anno successivo) e Tonio dei "Pagliacci" con Caruso.

Il 14 marzo 1905 al San Carlo di Napoli cantò alla prima assoluta di "Vita Brettone" di Leopoldo Mugnone, sotto la direzione dello stesso compositore. Nell'aprile ritornò al Massimo di Palermo per la prima cittadina di "Germania" con Edoardo Garbin, direttore Panizza.
Dal 1906 al 1910 sarà a New York, Chicago, Boston e Filadelfia, ma anche a Barcellona e a Parigi.

Nel 1913 concluse la sua presenza sul palcoscenico della Scala con l' "Otello" diretto da Serafin, ne diverrà direttore artistico nel 1918.

Dopo altre tappe italiane ed estere, nel 1919 una delle sue ultime interpretazioni fu "Orfeo" di Monteverdi al Conservatorio di Milano.
Baritono tenoreggiante, aveva una voce morbidissima e di timbro insinuante, ma anche vibrazioni energiche e volume. Il fraseggiatore era vario, eloquente, musicalissimo e l'attore sapeva essere aristocratico nel melodramma romantico e vibrante nelle opere moderne (sue preferite).
Fu anche un belcantista, sfoggiava fiati, legature, mezzevoci alla Battistini; aveva una declamazione serrata, la sillabazione mordente. L'espressione intensa e l'azione scenica fecero di lui uno dei primi grandi interpreti veristi. Fu considerato una vera star, creò molti personaggi: nel 1896 il primo Gerard, nel 1900 il primo Cascart, nel 1902 il primo Worms della Germania.
Si dedicò all'insegnamento ed ebbe tra gli allievi il grande Paul Schoffler.