Comune di Palermo - Comunicati stampa- Notizia estesa

rss Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su Instagram mailinglist Canale Youtube del Comune di Palermo

Comune di Palermo

Home - Comunicati stampa- Notizia estesa
Condividi
Stampa
Stampa
immagine

BENI CONFISCATI ALLA MAFIA

(data pubblicazione 10 Agosto 2013)

Il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha inviato oggi una lettera aperta ai Presidenti del Senato e della Camera, al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Interni per sollecitare una modifica della normativa sui beni confiscati. Nella sua lettera, Orlando ricorda che di recente il Comune di Palermo è entrato in possesso di 30 scuole confiscate alla mafia, ma sottolinea che questo caso è una eccezione. Nella sola città di Palermo vi sono circa 500 appartamenti confiscati 'che da soli potrebbero risolvere quasi del tutto l'emergenza abitativa', che però restano nell'amministrazione delle società immobiliari confiscate e non hanno alcun uso sociale. Di seguito il testo integrale della lettera inviata. --------------------------- Al Presidente del Senato Sen. Pietro Grasso Al Presidente della Camera dei Deputati On.le Laura Boldrini Al Presidente del Consiglio On.le Enrico Letta Al Ministro dell'Interno On.le Angelino Alfano nei giorni scorsi, il Comune di Palermo ha acquisito al proprio patrimonio trenta edifici scolastici, provenienti dal patrimonio della 'Immobiliare Strasburgo', società sottoposta a confisca nell'ambito della normativa antimafia. Questo importante risultato, che assume un valore ancora maggiore proprio perché gli immobili sono destinati a scuole per le quali in passato l'Amministrazione pubblica ha pagato canoni d'affitto, è stato richiamato di recente dal Direttore dell'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, il Prefetto Giuseppe Caruso quale eccezione positiva rispetto alla complessa procedura di utilizzo dei beni delle società sottoposte a sequestro. Altri immobili potrebbero essere trasferiti al Comune di Palermo e ad altri Comuni italiani, ma ciò è ostacolato o impedito da una inadeguata legislazione. Se da un lato, infatti, le procedure sulla gestione, assegnazione ed utilizzo sociale dei beni sequestrati appartenenti a persone consentono una effettiva destinazione sociale degli stessi beni, dall'altro, per i beni di proprietà di società, tale destinazione risulta quasi impossibile. Di fatto l'attuale ordinamento, che prevede per le società confiscate soltanto la liquidazione, la vendita o l'affitto, finisce per limitarsi ad alimentare un improbabile e costoso circuito di rendita finanziaria che, ancorché pubblico, è certamente criticabile per lo scarso o nullo utile impatto sociale. L'inadeguatezza del quadro normativo è resa ancora più evidente, qualora la società confiscata sia una società immobiliare, la cui unica attività imprenditoriale è sostanzialmente la riscossione di canoni di locazione, con uno scarsissimo utilizzo di personale dipendente, facilmente assorbibile per attività manutentorie o amministrative, anche attraverso un prospettato Fondo di rotazione. Per comprendere la portata del fenomeno, basti pensare che l'attuale patrimonio immobiliare 'bloccato' nella sola città di Palermo (circa 500 appartamenti) sarebbe pressoché sufficiente per dare una risposta positiva alle famiglie comprese nella graduatoria dell'Emergenza abitativa: o tramite l'utilizzo diretto di tali appartamenti o tramite l'utilizzo dei relativi canoni d'affitto per sostenere una politica di fitti a canone concordato. La disponibilità nel patrimonio dell'Ente territoriale di queste grandi risorse rappresenterebbe quindi una enorme risorsa per dare risposta ad una fra le grandi emergenze sociali della città. Non è certamente indifferente ricordare, a questo proposito, che, come anche sottolineato da numerosi e recenti indagini condotte dalla Magistratura, proprio la fascia di popolazione colpita dall'emergenza abitativa è fra quelle maggiormente esposte al rischio di condizionamento criminale, in un circolo vizioso di emergenza sociale e alimentazione di economia illegale e parassitaria. Un intervento normativo che semplifichi procedure e possibilità di gestione sociale dei beni di proprietà di società sottoposte a confisca, sarebbe quindi quanto mai auspicabile ed urgente per ribadire la volontà e capacità delle Istituzioni di rompere il circuito criminale ed il suo perverso potere economico.