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Mattarella. Il discorso di Orlando

(data pubblicazione 06 Gennaio 2020)

Si riporta una sintesi del discorso tenuto dal Sindaco Leoluca Orlando stamattina in occasione della intitolazione a Piersanti Mattarella del giardino comunale di via Libertà, alla presenza dei familiari di Piersanti Mattarella e di numerose autorità fra cui il Ministro Giuseppe Provenzano, il Presidente della Regione Nello Musumeci, il Presidente del Consiglio Comunale e la Prefetta Antonella De Miro.

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Piersanti Mattarella fu vittima di un potere criminale e mafioso, comunque eversivo. Un potere criminale e mafioso che era un sistema ad alleanze variabili, che andavano dall’eversione fascista fino alla criminalità di borgata. Un potere capace di mettere insieme elementi che sembrano lontanissimi: la dimensione internazionale e quella più locale.

Piersanti Mattarella è stato un “Resistente della Costituzione”, è stata una presenza eversiva in un normalità che era criminale. Essere qui vuol dire anche ricordare la sua visione e fede europeista, nei confronti di tutte le spinte e tutte le logiche separatiste che hanno afflitto la nostra Regione, interpretando malamente il senso dell’autonomia.

Piersanti Mattarella prestò attenzione, con atti concreti e con leggi, al tema del bilancio, essendo eversivo rispetto ad un sistema che non voleva trasparenza dei conti pubblici regionali. Ha prestato attenzione all’apparato burocratico, convinto che la riforma della burocrazia fosse condizione indispensabile per la trasparenza e l’efficienza Ha prestato attenzione ai servizi resi ai cittadini e, per essi, ai Comuni, con la legge 1 del 1979. Fu anche quella un’operazione che apparve eversiva, sottraendo al potere indiscriminato e spesso mafioso degli assessorati regionali decine di miliardi di lire, che furono distribuiti ai Comuni perché dessero servizi ai cittadini. Furono indicate delle priorità per quei servizi; priorità ancora oggi valide e di straordinaria attualità e che ci richiamano ogni giorno ai nostri doveri di amministratori.

Prestò attenzione all’urbanistica, tagliando le unghia alla speculazione e interrompendo il “sacco” di Palermo, provocando la reazione di Vito Ciancimino degli altri mafiosi come lui e degli altri non considerati mafiosi ma operanti nello stesso sistema di potere che pervadeva ogni parte della società civile e del sistema istituzionale. E come non ricordare la sua attenzione per il sistema dei lavori pubblici, con la eversiva modifica radicale del sistema dei collaudi e l’eversiva rotazione dei Dirigenti.

E quando qualcuno diceva al Presidente “Non è troppo avanti?”, le sue parole erano sempre che occorreva rompere il sistema di potere o non ci sarebbe stato futuro per la Sicilia. Erano tutti questi, gli elementi di quella che lui chiamava la “politica delle carte in regola”. Piersanti Mattarella aveva uno straordinario rispetto per il primato della politica, coniugato con la tensione etica, richiamata dall’art. 54 della Costituzione. Ecco perché egli fu un Resistente della Costituzione in tempi terribili e difficili.

Ecco perché quando Mattarella richiamava il primato della politica unito all’etica, appariva ancor di più un eversivo, rispetto ad un potere politico che allora aveva sì un primato, ma un primato criminale. Piersanti ci ha indicato una strada: la libertà dalla paura. Il messaggio più profondo che viene dalla sua esperienza umana e politica è il ricordarci che è possibile essere liberi dalla paura. E lo fece convinto fino in fondo che il modo migliore per sconfiggere la paura è il dialogo con il diverso da sé. Il compromesso storico non era perlui una formula politichese; era laconvinzione di una visione, deldialogo con l’altro. E quel compromesso storico, spento nel sangue diAldo Moro e delle vittime di via Fani, spento nel sangue di PiersantiMattarella, portava a parlare col diverso prima ancora che cadesse ilMuro di Berlino, rompendo lo status quo nel quale stava l’impunità deipolitici italiani anticomunisti.

La stessa impunità di chi a Estreprimeva violentemente nel nome dell’opposizione all’occidente.La sua visione e le sue ragioni erano profonde era per convinzione personale e tradizione familiare un cattolico democratico. Faceva del cattolicesimo democratico la regola del proprio comportamento, il punto di partenza e l’orizzonte del suo agire politico. Per questo egli fu un eversivo e di resistente, in un tempo in cui la mafia governava questa città.

Oggi possiamo dire tutti insieme che Piersanti ha compiuto fino in fondo la propria missione, che se a Palermo il Sindaco, il magistrato, il giornalista, le istituzioni non hanno il volto della mafia lo si deve a anche Piersanti. Per questo oggi tutti insieme non possiamo che dire un accorato e affettuoso “Grazie Piersanti”.
 

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