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Il dire celeste. Storie di miraggi e migrazione

(28 Dicembre 2016)

Si tratta di uno spettacolo che, nel mescolare musica e parola, intende tracciare un itinerario di epifanie poetiche e a­mbulatorie: un corpus di testi in prosa e in versi che si alternano a canzoni e musiche, tutto incentrato su alcuni motivi legati al tema del viaggio (soprattutto del viaggio migratorio) e del sogno (in relazione alle leggende sacre e profane della nascita e dell’epifania), e questo in una prospettiva di epica ibridazione tra mito e storia, non mancando di dare respiro a certi brucianti richiami all’attualità corrente, nel segno di un recupero non banale delle atmosfere e dei significati più profondi del Natale, delle sue implicazioni e dei suoi richiami simbolici, con un riferimento alla dimensione valoriale del repertorio della nostra tradizione così come è stata fissata dagli studi dell’antropologo palermitano Giuseppe Pitré (di cui quest’anno si celebra il centenario della morte). Naturalmente, l’orizzonte culturale che costituisce il riferimento di questo corpus di testi e musiche è in prevalenza quello legato all’identità estetica siciliana e, in particolare, palermitana. L’approccio poetico e teatrale a una possibilità “altra” di rappresentare il reale, nell’ordinare all’interno di un’unica partitura suggestioni legate al tema della natività e della migrazione connettendo la cronaca e la Storia al linguaggio del mito e della favola, trova riscontro nei fondamenti stessi della tradizione letteraria e musicale siciliana. La scelta di attingere a tale specifico corpus indica la principale intenzionalità culturale di questa nostra iniziativa, quella di evidenziare il valore di testimonianza poetica contenuto nei testi (tra i meno frequentati) di alcuni autori contemporanei. Come abbiamo già accennato, l’ispirazione primaria di tale antologica trova riferimento nei testi di Giuseppe Pitré. Ed è proprio a partire dalla suggestione di certe sue pagine (come quelle che rimandano ai testi della nostra tradizione popolare legata al tema del Natale, assieme a quelle del racconto “Giucà e chiddu di la scummisa” ) che si apre la galleria di narratori e di poeti prevalentemente siciliani la cui opera, da metà Novecento in poi, si è fatta espressione dell’identità culturale e sociale del nostro territorio, una espressione che non ha mai smesso di colloquiare con le più importanti esperienze estetiche, letterarie, figurative della nostra contemporaneità. I testi dello spettacolo, adati alla sapienza interpretativa di Pamela Villoresi, appartengono alla preziosa produzione di autori quali Vitaliano Brancati, Leonardo Sciascia, Giuseppe Bonaviri, Ignazio Buttitta, accanto a quella di altri, non meno sorprendenti, come il ragusano Vann’antò e il palermitano Franco Scaldati, e con l’illuminante contrappunto a­abulatorio, come quello proposto dal testo della scrittrice Daniela Morelli (tratto dal suo romanzo “Yusdra e la città della sapienza”). che racconta di Lelya, matriarca cieca di una tribù nomade, e del suo viaggio migratorio anche interiore. In tale prospettiva, i giochi poetici delle filastrocche recuperate da Vann’antò, alcuni frammenti fiabeschi dei testi teatrali di Scaldati, scaldatiane, le leggende di Gesù e di Maria con Giufà trasfigurate da Bonaviri, le parabole di Brancati e di Sciascia assieme all’evocazione della ballata dell’emigrante di Buttitta, incroceranno le colorite suggestioni della partitura di Mario Incudine.

L’evento è gratuito

Evento organizzato dal settore Cultura del Comune di Palermo nell'ambito del Natale 2016. 

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