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Charlie Chaplin vs Buster Keaton

(14 Gennaio 2017)

Lumpen, in collaborazione con la Cineteca di Bologna e il Comune di Palermo, inizia il 2017 presentando al pubblico palermitano una irresistibile sfida tra i 2 pesi massimi della risata: è meglio la felicità possibile di Charlie Chaplin o il cinema impossibile di Buster Keaton? È come chiedersi se era più bravo Leonardo o Michelangelo: possiamo solo godere dei loro capolavori!

Due classici della storia del cinema in un imperdibile doppio programma: da un lato, il celeberrimo The Kid – Il monello, capolavoro eterno con cui Chaplin, per la prima volta, fa ridere e piangere gli spettatori di tutto il mondo, mescolando farsa e poesia, melodramma e comicità, e raccontando la condizione umana e i suoi sentimenti più profondi attraverso la storia di un bambino abbandonato e di una famiglia reinventata. Dall’altro, uno dei film più incredibili di Keaton, Sherlock Jr. – La palla n° 13, nel quale il geniale comico dall’espressione impassibile è un proiezionista aspirante detective che sogna di entrare e uscire dallo schermo cinematografico in un susseguirsi di gag surreali e irresistibili. Chi vincerà per gli spettatori di oggi?

Entrambi i film sono stati restaurati a Bologna dal laboratorio L'Immagine Ritrovata all'interno di un più ampio progetto di recupero e di restauro dell'intera filmografia dei 2 grandissimi registi-attori. Per l'occasione i film verranno presentati con 2 nuovi accompagnamenti orchestrali (quello di The Kid recupera per la prima volta la partitura originale scritta dallo stesso Chaplin).
La durata complessiva della proiezione è di 105'. Il primo film a venire proiettato sarà Sherlock Jr. seguito da The Kid.

Lingua originale con sottotitoli

Ingresso 5 euro

Schede film

THE KID
Il monello, USA 1921 un film di Charles Chaplin Durata: 60' Versione del film: Didascalie inglesi con sottotitoli italiani Sceneggiatura e Musica: Charles Chaplin. Fotografia: Roland Totheroh. Montaggio: Charles Chaplin, Roland Totheroh. Scenografia: Charles D. Hall. Interpreti: Charles Chaplin (il vagabondo), Edna Purviance (la madre), Jackie Coogan (il bambino), Tom Wilson (poliziotto), May White (sua moglie), Carl Miller (pittore), Henry Bergman (guardiano del dormitorio), Chuck Reisner (bullo), Lita Grey (angelo), Albert Austin (uomo nel dormitorio). Produzione: Charles Chaplin per First National.

Del Monello conosciamo già tutto. Sappiamo, ad esempio, che per salvare i negativi del film che rischiavano il pignoramento in attesa della sentenza di divorzio, Chaplin li imballò in dodici casse (divisi in cinquecento rulli nascosti dentro ai barattoli del caffè) e li trafugò fino a Salt Lake City. Qui, in una stanza d’albergo, Chaplin e Rollie Totheroh montarono il film di nascosto e con un’attrezzatura di fortuna, scegliendo tra oltre duemila sequenze sparpagliate sopra e sotto i letti, sui mobili e persino in bagno.

Conosciamo anche la storia di Jackie Coogan, che oltre a essere stato forse il più prodigioso dei comprimari chapliniani, fu l’interruttore che accese l’ispirazione per Il monello: a Chaplin furono sufficienti una manciata di minuti in cui vide Coogan calcare il palcoscenico dell’Orpheum Theatre per immaginare alcune delle scene cardine del film e imbastirne la trama.

Sappiamo infine, ma forse tendiamo a dimenticarlo ora che quasi un secolo ci divide da quest’opera, che anche Il monello, come tutti i film di Chaplin, fu realizzato ‘contro e nonostante’.

Furono in molti a sconsigliargli di avventurarsi su un terreno praticamente inesplorato, in cui farsa, commedia e melodramma avrebbero dovuto trovare e mantenere un equilibrio credibile per quasi un’ora. Eppure Chaplin si calò nel registro drammatico con sicurezza e onestà, smorzando la farsa con la poesia e prevenendo l’eccesso di sentimento con una comicità incontaminata in cui riescono a trovare fluidamente spazio il surreale e l’onirico. Se è vero, come molti critici hanno sostenuto, che nei suoi film Chaplin non ha fatto altro che rievocare e declinare l’esperienza e l’umiliazione della povertà e i ripetuti strappi affettivi vissuti da bambino, forse mai, come in Il monello, il racconto dell’infanzia è apparso tanto sincero e autentico.

Cecilia Cenciarelli - Note di restauro - Restaurato da Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Musica composta da Charles Chaplin in collaborazione con Eric James restaurata e adattata da Timothy Brock.

SHERLOCK JR.
La palla n° 13, USA, 1924 un film di Buster Keaton Durata: 45' Versione del film: Didascalie inglesi con sottotitoli italiani Sceneggiatura: Jean Havez, Joseph Mitchell, Clyde Bruckman.
Fotografia: Elgin Lessley, Byron Houck. Scenografia: Fred Gabourie. Interpreti: Buster Keaton (il proiezionista / Sherlock Jr.), Kathryn McGuire (la ragazza), Joe Keaton (il padre della ragazza / uomo sullo schermo), Erwin Connelly (il tuttofare / il maggiordomo), Ward Crane (il ladro). Produzione: Joseph M. Schenck per Buster Keaton Production.

Scheda Film
Sherlock Jr. segna l’inizio di un acceso dibattito, che continua ancora oggi, sul carattere surrealista dei film di Buster Keaton, al quale hanno preso parte registi, filosofi e drammaturghi. Nel 1924, anno di uscita del film, Renè Clair scrisse che per il “pubblico surrealista” Sherlock Jr. rappresentava un modello paragonabile a ciò che per il teatro aveva rappresentato Sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello.

L’uso che Keaton faceva del sogno e dei raccordi – di cui andò sempre molto fiero – fu definito rivoluzionario da Antonin Artaud e Robert Aron, che nel suo saggio del 1929 intitolato Films de rè a volte sottolinea come il surrealismo di Keaton fosse “superiore” a quello di Man Ray e di Luis Bunìuel, poichè Keaton era riuscito a conquistare la libertà espressiva rispettando le regole del cinema narrativo. Lo stesso Bunìuel, che dagli inizi del 1930 programmò i film di Keaton al Cineclub Espaniol di Madrid, ne ammirava in particolare l’assenza di sentimentalismo, la capacità di trasformare gli oggetti e l’uso del sogno.

Negli anni Sessanta, quando i suoi film tornarono in sala, il surrealismo di Keaton fu nuovamente oggetto di considerazione critica: se il regista greco Ado Kyrou definì Sherlock Jr. “uno dei sogni più belli della storia del cinema”, il regista, critico e drammaturgo surrealista Robert Benayoun spinse ben oltre i parallelismi tra l’opera di Keaton e il surrealismo. In due articoli pubblicati nel 1966 su “Positif”, Benayoun indica alcune questioni estetiche che accomunano Keaton all’opera di Renè Magritte e Salvador Dalì, ai film di Luis Bunìuel e ai quadri e alle sculture di Marcel Duchamp, Giorgio de Chirico e Francis Picabia. Secondo Benayoun, Keaton condivide inconsciamente con questi artisti l’interesse per il ‘meccanico’ e l’imperturbabile equilibrio tra “serietà e comicità”.

Ovviamente nelle interviste Keaton si diceva interessato “solo a far ridere”, ma – come osserva Walter Kerr – questo non lo rende un teorico del cinema meno brillante, soprattutto in Sherlock Jr.: “nel suo vertiginoso film- dentro-un-film illustra i principi della continuità e del montaggio in maniera più vivida e precisa di quanto siano mai riusciti a fare i teorici del cinema. Ma l’analisi non sta nella testa di Keaton. Sta nel film, è al film che lavorava, e la teoria prendeva forma dal corpo, dalla macchina da presa, dalle dita, da un paio di forbici”.

Cecilia Cenciarelli - Note di restauro - Restaurato nel 2015 da Cineteca di Bologna e Cohen Film Colletion presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Il restauro è stato realizzato a partire da un interpositivo safety di prima generazione proveniente dalla collezione Cohen, selezionato come migliore per completezza e qualità fotografica dopo lo studio e la comparazione di 14 elementi.

 

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