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De revolutionibus Sulla miseria del genere umano

(dal 27 Febbraio 2018 al 01 Marzo 2018)

Dal 27 febbraio all'1 marzo, nella Sala Strehler del Teatro Biondo, andrà in scena "De revolutionibus Sulla miseria del genere umano".

Due attori comici con un carro di Tespi, in una partitura raffinata di gesti e parole, “giocano” i personaggi di due Operette morali di Leopardi – Il Copernico e Galantuomo e Mondo – per giungere ad amare e ironiche riflessioni sulla nullità del genere umano. Uno spettacolo sulla “miseria” intesa come valore e insieme condanna.

Se ne Il Copernico l’uomo, ricollocato ai margini dell’universo, può sperare nell’arte poetica, dunque nel rivoluzionario mirare alla profondità della propria miseria, in Galantuomo e Mondo la rivoluzione procede al contrario e diventa involuzione, disegnando gli estremi d’un freddo quadro di miseria. La prima “Operetta infelice e per questo morale” si ribalta lasciando il posto ad un’“Operetta immorale e per questo felice”.

«De revolutionibus (e il trattato di Copernico c’entra) è un bel lavoro di Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo. I due superano ogni aspettativa con un apologo filosofico in uno spettacolo di grande semplicità formale nonostante un testo arcaico, straniero al teatro, come le Operette Morali di Leopardi. In scena con il carretto di legno come due vecchi comici col Carro di Tespi, giocando con un fondale di pezza, inscenano con tecniche da cantastorie, in una partitura raffinata di gesti e parole, i personaggi di due Operette, amare e ironiche riflessioni sulla natura dell’uomo: Il Copernico, dove il Sole lascia l’uomo al suo misero destino cui fa da contrappunto Galantuomo e Mondo dove lo strafottente Mondo travolge il Galantuomo, mostrando che per essere felici conta la prepotenza e l’ipocrisia».

«L’abilità di Carullo e Minasi è quella di portare la loro lettura scenica su diversi piani perfettamente intersecantesi. Alla qualità di quella che è stata definita poesia in prosa si aggiungono i continui rimandi alla propria attività teatrale e alla propria dignità esistenziale, fino a creare quasi un’osmosi fra se stessi e il grande poeta (e solo su questo si potrebbe scrivere un articolo) e tuttavia sfuggendo – nonostante un certo pessimismo – alla morsa di tristezza che infine ha attanagliato Leopardi. Così il presentarsi sul palcoscenico con due carrette da attori ambulanti non si riferisce solo all’attività antica dei saltimbanchi e del teatro di strada, ma si fa metafora dell’attuale condizione precaria della scena italiana e quindi il riferimento più pertinente potrebbe essere il carretto su cui viene trasportata Ilse (la Poesia) nei Giganti della montagna. Un modo per stringere il cerchio fra i paradossi di Leopardi e quelli di Pirandello».

Maggiori informazini sul sito del Teatro Biondo

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