Comune di Palermo - Accade a Palermo - Notizia estesa

rss Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su Instagram mailinglist Canale Youtube del Comune di Palermo

Comune di Palermo

Home - Accade a Palermo - Notizia estesa
Condividi
Stampa
Stampa
Mappa
immagine

Les Francs-Juges, op.3 - Concerto n.1 in re magg. op.6 - Sinfonia n.5 in do min. op.67

(dal 09 Marzo 2018 al 10 Marzo 2018)

La violinista Anastasiya Petryshak, vincintrice del concorso "Giovani Talenti Crescendo" del 2017, è la protagonista del concerto del 9 marzo alle ore 21:00 al Politeama Garibaldi, con l'Orchestra Sinfonica Siciliana diretta da Michel Tabachnick. In programma Hoctor Berlioz, Bèatrice et Bènédict, ouverture; Nicolò Paganini, Concerto n.1 in re maggiore per violino e orchestra op.6; Ludwig van Beethoven, Sinfonia n.5 in do min op.67. La replica del concerto sabato 10 marzo alle ore 17:30.

Béatrice et Bénédict, ouverture (Beatrice and Benedick) . Si tratta di un'opéra comique in due atti di Hector Berlioz basata sulla commedia Much Ado About Nothing di Shakespeare. L'opera fu eseguita per la prima volta al Theater der Stadt, Baden-Baden il 9 agosto 1862.  La prima esecuzione in Francia avvenne invece il 5 giugno 1890 al Théâtre de l'Odéon, promossa dalla Société des Grandes auditions Musicales de France, diretta da Charles Lamoureux e con Juliette Bilbao-Vauchelet e Émile Engel nei ruoli principali. L'ouverture allude a varie parti della partitura senza diventare un pot-pourri. L'opera si apre con un coro di gioia e una Siciliana. Héro ha un'aria in due parti in cui guarda speranzosa al ritorno del suo amore, Claudio. Nel prossimo numero musicale, un duetto, inizia il battibecco tra Beatrice e Bénédict. Un trio Allegretto di un "umorismo complice" per Don Pedro, Claudio e Bénédict, vede quest'ultimo esporre le sue opinioni sul matrimonio che gli altri commentano. Dopo che Somarone ha provato la sua grottesca Epithalame grotesque (una fuga corale sull'amore), un rondò veloce di Bénédict rivela che egli è caduto in trappola e cercherà di essere innamorato. L'atto si conclude con un notturno per Héro e Ursula, un duo lento in 6/8 che W J Turner ha descritto come "una meraviglia di indescrivibile bellezza lirica" e che Grove paragona a 'Nuit d'ivresse' in Les Troyens.
Concerto n. 1 in re maggiore per violino e orchestra op. 6. Niccolò Paganini è l'ultimo rappresentante di una serie gloriosa di violinisti virtuosi che fecero grande la scuola strumentale italiana, prima che la passione per il melodramma trionfasse su ogni altra forma di cultura musicale. Con lui, però, si pongono le basi di un nuovo tipo di violinismo, nel quale la tecnica è messa al servizio dell'idea e ne costituisce la più piena realizzazione anche sotto il profilo espressivo. Creatore della figura moderna del concertista interprete e virtuoso, intimamente legata al nuovo clima romantico, Paganini fu per il violino ciò che Liszt sarebbe stato per il pianoforte: un fenomeno senza uguali nella vita musicale europea del primo Ottocento.

Per quanto le sue opere rimangano ancora oggi un punto di arrivo per ogni violinista, molti dei loro effetti non possono essere compresi se non riferiti alla eccezionale personalità del loro creatore. Paganini le compose anzitutto per se stesso, e ciò significa che la scrittura non intendeva esaurire tutte le possibilità esecutive; molte delle quali erano anzi affidate all'estro del momento, in una sorta di sfida e di improvvisazione spinta fino ai limiti estremi dell'invenzione. Ciò che contava, e che spiega l'enorme impressione destata da ogni sua esibizione, era la sorpresa che ogni volta si rinnovava di fronte alla presenza, sentita come magica se non diabolica, del creatore unico e inimitabile anche in veste di interprete. In questo senso, inseparabile dal momento storico in cui il fenomeno si manifestò, va inteso anche il termine trascendentale che sovente si accoppia a quello oggi screditato di virtuosismo: qualcosa che aspira continuamente a superarsi nella tensione verso l'infinito romantico, e di cui la straordinaria ricchezza di ardimenti tecnici, in sé mai insuperabili, rappresenta solo un mezzo.

Il favore di cui ha sempre goduto il Concerto n. 1 in Re maggiore per violino e orchestra è dovuto in primo luogo al fatto che qui la sproporzione fra intenzioni e realizzazioni è meno marcata. Paganini lo scrisse nel 1815-16, dunque nel pieno della sua carriera, ma non volle pubblicarlo probabilmente proprio per non fissare una versione assolutamente definitiva, quale in realtà era, di ciò che esso conteneva (apparve infatti postumo nel 1851 come op. 6). In origine la tonalità di questo Concerto era Mi bemolle, mentre la parte del violino era scritta in Re: il violino solista doveva essere accordato un semitono sopra per concordare con l'orchestra, che suonava in Mi bemolle. Nelle intenzioni di Paganini, quasi precursore dell'innalzamento del diapason, ciò avrebbe conferito allo strumento solista un suono più teso e brillante. Proprio come accade oggi con le orchestre americane.

Il Concerto si articola nei convenzionali tre movimenti, ma ognuno ha una struttura e per così dire un assunto diverso. Il primo, "Allegro maestoso", è basato sul contrasto, esposto subito nell'Introduzione orchestrale, fra un tema fieramente bellicoso e uno liricamente sentimentale: il modello sta nella contrapposizione fra i cosiddetti principi maschile e femminile del sonatismo beethoveniano del periodo di mezzo. Fattore unificante dei due temi, e dei loro sviluppi, è naturalmente il violino solista: il quale si appropria delle caratteristiche di entrambi i temi e le elabora fino alla fusione, cogliendone l'identità. E ciò permette sia lo slancio di acrobatiche esibizioni di bravura sia il ripiega-mento lirico in una melodiosa cantabilità.

Il secondo movimento, "Adagio espressivo", in Si minore, è concepito come una grande "scena e aria" operistica, in cui la parte del canto, invece che essere affidata alla voce, è sostenuta dal violino: nell'intenso patetismo che la sostanzia sembra che Paganini volesse rappresentare l'accorata preghiera di un prigioniero, o meglio di una prigioniera. E niente fa rimpiangere la mancanza della scena teatrale per definirne l'atmosfera.

Nel terzo movimento, "Rondò, Allegro spiritoso", il violino mostra finalmente l'altra faccia, quella demoniaca e sfrontata: impegnandosi a dare sfogo alle più iperboliche combinazioni di guizzanti colpi d'arco, di difficilissimi passaggi in armonici doppi, di scale e arpeggi d'ogni genere, fino ad arrivare a registri impervi e acutissimi. Maestro dell'effetto, Paganini riserva per la fine tutti i suoi più mirabolanti fuochi d'artificio, ma quasi con ironia, invitandoci a stare al gioco, a stupirci e diverLa Sinfonia n. 5 in do minore Op. 67 fu composta da Ludwig van Beethoven fra il 1807 e l'inizio del 1808. Fu eseguita per la prima volta il 22 dicembre 1808 al Theater an der Wien, in una serata musicale che non ebbe particolare successo, forse a causa del freddo e della lunghezza del programma.[1] I primi abbozzi dell'opera risalgono in realtà al 1804. Si tratta, in effetti, del lavoro sinfonico di Beethoven che ebbe la gestazione più lunga e travagliata (si pensi che i primi abbozzi nascono quando l'autore stava ancora lavorando alla Sinfonia n. 3, mentre la conclusione del

Il primo movimento ("Allegro con brio") è forse la pagina più celebre e drammatica scritta dall'autore: inizia con il famoso motivo di quattro note (riportato qui sopra) che, secondo le parole dello stesso Beethoven, rappresenta "il destino che bussa alla porta", popolarmente interpretato come l'inquietudine per la sordità crescente [2]. Strutturalmente, si tratta di un movimento in forma-sonata, in cui il tema principale deriva integralmente da questo motivo iniziale di quattro note; lo stesso tema secondario, esposto, conformemente alle regole scolastiche, in Mi bemolle maggiore (che è per l'appunto la tonalità relativa maggiore di Do minore), appare contrappuntato dal motivo iniziale della sinfonia e rimane del tutto escluso dal successivo sviluppo, basato esclusivamente sul primo tema.

Andante con moto

Il secondo movimento ("Andante con moto") è un andante in La bemolle maggiore, che introduce un clima di distensione, anche se non mancano le reminiscenze ritmiche del motivo iniziale della sinfonia. Le parti più attive di questo movimento sono esposte in Do maggiore; protagonisti sono gli ottoni. Interessante è la strutturazione delle esposizioni delle parti attive del movimento: nella prima esecuzione, violini e viole accompagnano suonando gli accordi di Do maggiore e Sol maggiore, in terzine, con una consequenziale sensazione di lentezza ma di marcia; la seconda esecuzione, sempre di violino e viola, prevede l'utilizzo di quartine al posto di terzine, dando maggiore movimento alla parte; la terza esecuzione, invece, prevede che i violini e le viole ridiventino coprotagonisti.

Allegro

Il terzo e quarto movimento della sinfonia sono uniti fra loro senza praticamente soluzione di continuità, una scelta musicalmente piuttosto rara per l'epoca.

Il tema principale del terzo movimento (che Beethoven, a differenza del solito, non intitola Scherzo[1]), di nuovo in Do minore, viene esposto in fortissimo e riprende, variandolo, il motivo iniziale del primo movimento. Nella sezione centrale, in tonalità maggiore, violoncelli e contrabbassi suonano all'unisono in passaggi virtuosistici. A questa sezione segue la ripresa, in cui il tema iniziale è esposto questa volta piano, che sfocia in un ponte modulante che conduce direttamente al Finale ("Allegro").

Allegro - Presto

Il quarto movimento, in Do maggiore, inizia con toni cupi e drammatici, suonati dai violoncelli e dai contrabbassi. Riprende poi il tema principale del primo movimento, nuovamente esposto in fortissimo dai corni e dai tromboni, perdendo poco a poco i suoi toni drammatici grazie alle sonorità più leggere degli oboi e trasformandosi in una rappresentazione della vittoria dell'ottimismo e della certezza morale sul destino. Il discorso viene prima esposto in Sol (dopo la parte iniziale in Do) e, dopo aver ripreso il tema del terzo movimento in Do minore, viene riesposto in Do maggiore con un accelerarsi del ritmo, fino all'esplosione finale.

Influenze sulla cultura di massa

Le quattro note introduttive a Quinta Sinfonia sono molto famose nella cultura pop, appaiono quindi in numerose opere, generalmente indicando un momento di tensione. I riferimenti cinematografici sono molto numerosi, citiamo per esempio Fantasia 2000 (2000), Mani di velluto (1979), Omicidio! (1939), ecc.

L'attacco della sinfonia fu anche usato dalle trasmissioni in italiano della famosa Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale, in quanto in codice Morse tre punti e una linea formano l'iniziale V di Victory. Probabilmente anche per questo motivo la sinfonia viene utilizzata durante il film V per Vendetta e viene citata inoltre nella graphic novelV for Vendetta dalla quale il film è tratto.

Nell'estate 2003 viene riadattata una cover della canzone di Robin Thicke con il titolo When I Get You Alone. La Quinta Sinfonia fu anche riarrangiata in versione disco da Walter Murphy per il film La febbre del sabato sera.

Biglietti 12-25 euro al Botteghino del Politeama Garibaldi e un’ora e mezza prima dello spettacolo. Sconto del 50% per studenti e under 30.

Info: biglietteria@orchestrasinfonicasiciliana.it, vivaticket.it, www.orchestrasinfonicasiciliana.it

foto foto foto