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Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947-1992

(04 Febbraio 2019)

Lunedì 4 febbraio, alle ore 11.00 nell’ambito del Progetto Fondazione Cultura e Arte per Ballarò,in presenza del Sindaco Leoluca Orlando, dell’Assessore alla Cultura Andrea Cusumano, della Direttrice del Servizio Sistema Bibliotecario Spazi Etnoantropologici e Archivio Cittadino, Dott.ssa Eliana Calandra, il Presidente della Fondazione Terzo Pilastro Internazionale, Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, promuove tramite la Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro, la donazione di un’importante opera d’arte alla Città di Palermo.

"Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo 1947-1992" (2018) è l’opera donata delle artiste Goldschmied & Chiari alla Città di Palermo, opera d’arte permanente che sarà installata all’interno dei giardini della Biblioteca Comunale di Casa Professa. Palermo accoglie questa opera pubblica nel proprio patrimonio culturale, in un plesso dal forte significato simbolico.

Il lavoro delle due artiste è stato prodotto in occasione della mostra Foresta Urbana, fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, allestita a Piazza Bologni e Museo Riso, a cura di Paolo Falcone.

La scelta del luogo da parte del curatore ha rispettato pienamente la volontà del Presidente Emanuele, che da tempo esprimeva il desiderio di un dialogo con le Istituzioni ospitanti con il principale obiettivo di dare un forte messaggio culturale alle zone disagiate della Città.

Il valore della donazione è di fondamentale importanza per la Città di Palermo, che grazie al Progetto Fondazione Cultura e Arte per Ballarò, realizzato in condivisione con il Comune di Palermo, trascrive una nuova opera d’arte nel patrimonio culturale cittadino.

«Sono lieto di essere riuscito a realizzare, almeno in piccola parte, quella che era la mia idea originaria quando immaginai la mostra “Foresta Urbana”, inaugurata lo scorso ottobre a Piazza Bologni ed al Museo Riso.» afferma il Prof. Avv. Emanuele «Come ebbi modo di dire in quell’occasione, il mio intento era quello di disseminare opere d’arte nei quartieri più degradati della città, portando il “bello” fuori dalle mura dei musei per regalarlo alla popolazione, quale germoglio di speranza e simbolo di futura rinascita. In questo mio percorso ho incontrato innumerevoli difficoltà, ma anche – di contro – l’appoggio fattivo del Sindaco Orlando, che sinceramente ringrazio, e nonostante non sia riuscito a portare a termine il mio progetto originario, oggi comunque il tessuto urbano di Palermo si arricchisce, grazie alla Fondazione Cultura e Arte ed alla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che mi onoro di presiedere, di due nuove opere d’arte che entreranno a far parte della quotidianità dei cittadini, di tutti, senza esclusione alcuna.».

L’installazione Genealogia di Damnatio Memoriae, Palermo1947-1992, è costituita da due alberi intagliati dove la genealogia familiare viene sostituita da una genealogia politica; quella costituita dai nomi delle vittime, dalle date, e dai luoghi degli omicidi, delle stragi di mafia avvenuti nell’area di Palermo, che si dispiegano da Portella della Ginestra alla strage di Via d’Amelio, e di cui sono stati vittime uomini di Stato. Magistrati, poliziotti, carabinieri e politici.

Le date ed i luoghi degli avvenimenti sono intagliati sul tronco e sui rami, utilizzando i caratteri delle genealogie dinastiche.

La forte connotazione dell'opera, legata alla memoria, è confermata dalla sua collocazione in un luogo particolarmente simbolico, quale il plesso della Biblioteca Comunale, nel quale Paolo Borsellino nel 1992 tenne il suo ultimo dibattito nell'atrio della Biblioteca, successivamente a lui dedicato.

L’espressione latina Damnatio Memoriae, indica un tipo di condanna in uso nell’antica Roma, secondo la quale il condannato era punito con l’eliminazione di tutte le memorie e i ricordi che lo riguardavano, attraverso uno strumento familiare come l’albero genealogico.

Questa cronologia parziale ha permesso di rappresentare le stragi e gli omicidi come una linea di sangue comune che accomuna la collettività nella memoria e nell’oblio. I due alberi, realizzati per la Città di Palermo, sono delle opere inedite della serie delle Genealogie di Damnatio Memoriae, iniziate dalle artiste nel 2009.

Lo stesso giorno, una seconda installazione vedrà una nuova collocazione temporanea in Città: infatti l’opera dell’artista Luca Vitone, dal titolo Vuole canti, sarà collocata nella storica Piazza Bellini.

L’installazione prodotta in occasione della mostra Foresta Urbana, avrà una fruibilità temporanea, quale dialogo tra opera d’arte e tessuto urbano, un confronto con la piazza, le sue architetture storiche, in particolare con l’importante complesso arabo-normanno di San Cataldo.

L’opera è la continuazione nel tempo e nel territorio, di un lavoro che l’artista ha realizzato per la prima volta a Trento nel 2009, in occasione della riapertura della Galleria Civica. Vitone ha studiato le caratteristiche botaniche di diciotto alberi di specie diverse, analizzandone sia gli aspetti scientifici che le narrazioni antropologiche e mitologiche ad esse connesse.

A ciascuna pianta ha associato un artista contemporaneo italiano della medesima generazione, che ha condiviso con l’artista genovese tappe di un percorso culturale partito dagli esordi della carriera e basandosi su affinità ideali, di costituzione o di atteggiamento.

Metafora del tempo e dell’esistenza, l’opera testimonia l’essenza del luogo, e porta la traccia di un itinerario immaginario nel quale si incrociano i percorsi di vita di 18 autori i cui nomi sono celati da un anagramma.

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