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Anastasia, Genoveffa e Cenerentola

(dal 11 Ottobre 2019 al 13 Ottobre 2019)

Il 11 e il 12 ottobre alle ore 21:00 e il 13 ottobre alle ore 18:00, al Teatro Ditirammu, avrà luogo lo spettacolo "Anastasia, Genoveffa e Cenerentola"

All’interno  della  casa  dove  Cenerentola  fa  da  sguattera,  la  matrigna  e  le  due  sorellastre  si  presentano  in  maniera totalmente  diversa  da  come  invece  appaiono  all’esterno.  A  casa  sono  sciatte,  malvestite,  trasandate  e  per  di  più comunicano tra loro in un dialetto ricco di parole ed espressioni accese. Ma quando entrano a stretto contatto con l’alta società,  negli  ambienti  aristocratici,  i  loro  modi  diventano  raffinati  e  sensibili.  Le  tre  arpie  si  riempiono  la  bocca  di citazioni in francese, mostrando grande rispetto per le regole del galateo. La stessa cosa fa il principe: il suo disagio lo esprime in dialetto come se il dialetto fosse la lingua privata con cui i personaggi possono dire in tutta franchezza ciò che pensano. Ma anche la lingua della vergogna, quella che non si può, non si deve parlare in pubblico.  Cenerentola  è  l’unica  a  usare  sempre  lo  stesso  linguaggio  proprio  perché  non  ha  niente  da  nascondere:  la  sua disperazione è alla luce del giorno e la sua indole è nobile e gentile sia all’interno che all’esterno della casa.  Tutto è giocato tra il dentro e il fuori di un paravento che definisce i luoghi dove si svolge l’azione. Ciò che non si vede è magico, ciò che è alla portata degli occhi è invece reale.  Credo  che  sia  più  interessante  sviluppare  e  stimolare  la  fantasia  dei  bambini  attraverso  un  gioco  di  apparenze  ed evocazioni.  La  bacchetta  magica  della  fata  non  è  potente  quando  trasforma  la  zucca  in  carrozza  ma  bensì  quando ristabilisce la giustizia e aiuta l’amore a germogliare.  La  stessa  cosa  vale  per  il  linguaggio:  le  parole  dialettali,  soprattutto  di  un  altro  dialetto,  sono  più  misteriose, incomprensibili  ma  accattivanti  nella  danza  e  nel  canto  delle  vocali.  I  bambini  sanno  lasciarsi  andare  all’esercizio  della fantasia  e  bisogna  aiutarli  a  praticarlo  offrendogli  la  possibilità  di  rielaborare  a  modo  loro  le  storie  che  ascoltano  dagli adulti. Certo, gli indizi, il sentiero da seguire, la guida sono importanti ma il resto lo devono fare i bambini.  La favola ha due morali. La  prima  è:  bisogna  essere  la  stessa  persona  sia  dentro  che  fuori  dalle  mura  di  casa,  con  una  coerenza  costante  e duratura, senza vergogna delle proprie radici e della propria identità. La seconda è: i cattivi non devono diventare eroi né tanto meno possono rimanere impuniti.

Maggiori informazioni sul sito del Teatro Ditirammu

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