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Soggiornando vicino

(11 Settembre 2015)

'Soggiornando vicino' è una delle pochissime opere pubblicate di una figura leggendaria e al tempo stesso semisconosciuta del '900 letterario catanese, Turi Salemi. Poeta, jazzista della scrittura, scrittore che non ha quasi lasciato tracce di sé. Un poeta siciliano che nessuna letteratura ricorda nemmeno nelle note a margine. Un compositore di parole che non si curava di conservare nulla del suo lavoro, scriveva su supporti improvvisati, tovaglioli, sottobicchieri della birra, sul bloc notes di un amico dentista, quello che viene usato per le prescrizioni mediche, di getto, senza nemmeno una cancellatura, senza correggere nulla. E regalava la sua arte persino a gente che aveva appena conosciuto. prestava le sue poesie e si dimenticava di chiederle indietro. Spesso le perdeva o le bruciava. Un talento assoluto che inventava ciò che non era stato mai detto e lo inventava nel momento stesso in cui lo diceva. Era un convinto assertore che l'atto poetico fosse un dono. Componeva pienamente ispirato come un incantatore di versi. Scriveva in molte lingue. La maggior parte della sua produzione poetica andò dispersa, poiché aveva già assolto al suo compito, l'essere declamata al momento in cui la si scrive. La sua vita fu un'altalena di fasi depressive e guarigioni, di ricoveri in manicomio (dove gli vennero praticati anche gli elettroshock) e di periodi relativamente tranquilli. Un catanese dimenticato e non riconosciuto dai catanesi. Simbolo perfetto dell'impermanenza etnea. Un creatore dissipatore distruttore, perfetta metafora del genius loci del territorio di cui era figlio. La sua opera è rimasta disseminata, sparpagliata, nascosta, perduta nel miscuglio informe delle stratificazioni della memoria della città. Morì il 7 gennaio del 1992, alla soglia dei 60 anni, quando venne abbandonato al pronto soccorso dell' ospedale psichiatrico 'Garibaldi' di Catania per colpa di una polmonite mai curata. A chi, qualche ora più tardi, chiese spiegazioni ai medici venne risposto che non c'era più niente da fare. Ma Gaetano Marcellino, il suo amico più caro, scoprì che Turi era stato legato con le cinghie al letto, che per ripulirlo l'avevano bagnato con un tubo di plastica, che l' acqua gelida aveva debilitato il suo fisico e che nessun dottore si era preso cura di lui fino al momento di firmare la «constatazione di decesso». Morì come aveva vissuto, Turi Salemi. Da barbone, diseredato, in preda a una lucida follia che gli rovinò l'esistenza ma che regalò versi sublimi quanto sconosciuti. Federico Magnano restituisce lo spleen allucinato dell'opera in cui il poeta si trasmuta in un foglio di cartasciuga sul quale s'imprime la droppin' voice della sua amata. I quattro registi spiegano: 'La commistione tra Kατάvη (Katàne) e Hack è il fil rouge che lega tra loro i quattro spettacoli, ideati per drammaturgie virtuali in impianti scenici tridimensionali. Da una parte, il territorio etneo e la città che siede sulle sue falde, per nove volte distrutta e sepolta sotto la lava: il più grande monumento mondiale all'oblio, alla rimozione e alla continua rinascita dalle ceneri di una memoria dimenticata. Dall'altra parte il mondo delle nuove tecnologie e della ricerca di modi non standardizzati di fruirne l'esperienza. Il tema che li accomuna è il linguaggio non lineare dell'inconscio, del mito, della decostruzione / distruzione / ricostruzione della realtà. Un approccio plurale affidato allo sguardo visionario di diverse competenze artistiche. Per Kthack interverranno i performer Daniela Orlando, Maria Piera Regoli, Turi Zinna; i musicisti Fabio Grasso, Giancarlo Trimarchi, Lucilla Scalia; Stage Design, Interactive Video Design Luca Pulvirenti / Mammasonica /labs; luci e direzione di palcoscenico Aldo Ciulla. Il progetto Kthack fa parte del Festival I ART, il grande contenitore di eventi multidisciplinari che fa parte dell'omonimo progetto comunitario, capofila il Comune di Catania, ideato e diretto da I World. Liberamente ispirato all'omonimo racconto di Salvatore Salemi. Performance: Turi Zinna Stage design, interactive video design: Luca Pulvirenti / Mammasonica Suono: Giancarlo Trimarchi e Fabio Grasso Consulenza architettura spazio: Giuseppe Parito Scenotecnica e direzione di palcoscenico: Carmelo Pellegrino Regia di Federico Magnano San Lio

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