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Non si vive nemmeno una volta

(12 Settembre 2015)

Una Demetra, madre in coma vigile, ha rimosso il trauma del rapimento di Ade del frutto del suo ventre. La realtà del presente ha fagocitato e inghiottito nel buio la realtà vissuta. Maria Piera Regoli propone una performance nella quale la donna ripartorisce in serie nuove divine fanciulle. Procede per inconsapevolezze successive. Conserva il trauma di ciò che è stato, ma lo cela alla coscienza di ciò che genera. Una donna è in coma a causa di un incidente. consapevole della propria condizione clinica, si percepisce paralizzata e si osserva essere priva di attività elettrica cerebrale. Vede suo figlio adolescente prendersi cura di lei. Affiorano nella sua mente, espansa nell'installazione scenica, episodi della sua nascita, che hanno formato la sua visione del mondo. Finché a un certo punto scopre che ciò che ha creduto di vivere altro non è che una realtà sostitutiva tutta interiore che la sua mente ha prodotto per un meccanismo di difesa. Non è lei la vittima del disgraziato infortunio, ma suo figlio, che lei ha voluto continuare a immaginare fosse vivo e che invece, è morto dopo un lungo tempo passato in stato vegetativo. O almeno così parrebbe. Perché la presunta realtà non sapremo mai se è un altro frutto dei suoi sogni, o addirittura il mondo visto dalla donna dopo aver varcato la soglia della morte. Si tratta di un'allegoria drammatica. Un tentativo di fissare iconicamente la rimozione quale natura essenziale del territorio etneo. Una Demetra madre in coma vigile che ha rimosso il trauma del rapimento di Ade, del frutto del suo ventre. La confusione di realtà generata dall'oblio. La realtà del presente che ha fagocitato e inghiottito nel buio la realtà vissuta. un senso di negazione della storia. Catania procede per inconsapevolezze successive. Cancella ciò che è stata. Si reinventa in nuove continue nascite. Ma ogni nascita è strozzata dal legame ombelicale con se stessa. madre e figlia nello stesso corpo. Demetra e Kore. Partenogenesi spontanea dalla propria origine ancestrale. Che conserva il trauma di ciò che è stato, ma lo cela alla coscienza di ciò che genera. Figura femminile innamorata del buio, di Ade e - nel contempo - a questi ribelle. Quattro spettacoli per drammaturgie virtuali accomunate dal linguaggio dell'inconscio, del mito, della decostruzione, distruzione e ricostruzione della realtà. È il progetto inedito 'Kthack', a cura dell'associazione culturale Retablo, per il Festival I ART che, dopo aver debuttato al Centro Zo di Catania, approda a Palermo (9-10-11-12 settembre, Cantieri alla Zisa). Quattro i registi coinvolti del progetto: Maria Arena, Federico Magnano San Lio, Turi Zinna e Maria Piera Regoli. Saranno loro a dirigere altrettanti spettacoli, Tifeo, De Cinere, Soggiornando Vicino e Non si vive nemmeno una volta, programmati in sequenza nelle quattro sere. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. I quattro registi spiegano: 'La commistione tra Kατάvη (Katàne) e Hack è il fil rouge che lega tra loro i quattro spettacoli, ideati per drammaturgie virtuali in impianti scenici tridimensionali. Da una parte, il territorio etneo e la città che siede sulle sue falde, per nove volte distrutta e sepolta sotto la lava: il più grande monumento mondiale all'oblio, alla rimozione e alla continua rinascita dalle ceneri di una memoria dimenticata. Dall'altra parte il mondo delle nuove tecnologie e della ricerca di modi non standardizzati di fruirne l'esperienza. Il tema che li accomuna è il linguaggio non lineare dell'inconscio, del mito, della decostruzione / distruzione / ricostruzione della realtà. Un approccio plurale affidato allo sguardo visionario di diverse competenze artistiche. Per Kthack interverranno i performer Daniela Orlando, Maria Piera Regoli, Turi Zinna; i musicisti Fabio Grasso, Giancarlo Trimarchi, Lucilla Scalia; Stage Design, Interactive Video Design Luca Pulvirenti / Mammasonica /labs; luci e direzione di palcoscenico Aldo Ciulla. Il progetto Kthack fa parte del Festival I ART, il grande contenitore di eventi multidisciplinari che fa parte dell'omonimo progetto comunitario, capofila il Comune di Catania, ideato e diretto da I World. A cura di: Retablo Regia: Maria Piera Regoli Interpretazione: Maria Piera Regoli, Cinzia Finocchiaro, Irene Tetto. Musiche e suono: Fabio Grasso e Giancarlo Trimarchi Drammaturgia: Maria Piera Regoli e Turi Zinna Interactive Video Design: Luca Pulvirenti / Lab. Mammasonica Scene: Salvo Pappalardo Luci: Aldo Ciulla

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