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Re Pipino e Berta del Gran Pič

(30 Dicembre 2015)

Lo Straniero, questo sconosciuto. Parte integrante di una cittā che sempre pių, oggi, guarda al Sud, al Mediterraneo. E' il nostro passato e il nostro futuro, si ritrova nei migranti di oggi e negli emigrati di ieri, seppur con condizioni e motivazioni differenti. Ma lo straniero, non č necessariamente di un altro Paese o di un altro Stato, lo straniero č presente tra i nativi stessi delle nostra cittā, specialmente a Palermo dove sopravvivono 'enclave' di profonda emarginazione, soprattutto culturale, oltre che sociale. Ed č anche una figura retorica archetipica protagonista della tradizione classica teatrale. Mimmo Cuticchio č stato da sempre convinto che all'interno dell'Opera dei Pupi ci fosse un messaggio che parla di integrazione e rispetto delle diverse idee e tradizioni, ma anche di esilio, partenze, ritorni, commistioni e solidarietā. Per questo motivo ha tratto fuori dal suo inesauribile bagaglio narrativo, tre 'cunti' e il riallestimento di quel lavoro meraviglioso che č l''Aladino di tutti i colori'. Ispirato a una delle fiabe de 'Le mille e una notte', unisce i bambini del mondo, di tutte le etnie e di tutti i colori. Aladino siamo tutti noi, adulti e bambini, ricchi e poveri, italiani e stranieri. I tre cunti sono racchiusi sotto un unico titolo, 'L'esilio di Carlo Magno', per ognuno Mimmo Cuticchio lascerā vagare la sua arte antica che pesca dalle narrazioni ma si arricchisce di minuto in minuto, nell'attimo stesso in cui va in scena. Si comincia domani (mercoledė 30 dicembre, alle 18,30 al Teatrino dei pupi di via Bara all'Olivella) con il cunto 'Re pipino e Berta del Gran Pič' Nelle serate di cunto su 'L'esilio di Carlo Magno', Mimmo Cuticchio racconterā di Carlo Magno e delle traversie che lo hanno costretto per oltre un decennio fuori dalla sua terra. Il tema dell'esilio, come lontananza, č ancora oggi attuale. L'allontanamento dai propri affetti, dal proprio ambiente, muta persino la figura di chi č obbligato a stare lontano dalle sue radici e la nostalgia per il paese natio diventa un male per la memoria. Ma un uomo senza memoria č un uomo senza identitā. A questa drammatica realtā si deve opporre la cultura della solidarietā tra i popoli. Se ciascuno nel proprio piccolo coltivasse la cultura della pace e una economia della solidarietā, anche la nostra politica potrebbe essere solo 'dialogo'. Tutto questo viene filtrato attraverso la sensibilitā artistica di Mimmo Cuticchio che, rielaborando le storie della tradizione epico-cavalleresca e usando la tecnica del cunto, conferma la grande attualitā e modernitā dell'epopea carolingia.

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