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Archivio Biografico Comunale
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INDICE ANALITICO
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Notarbartolo Emanuele
Notarbartolo Emanuele
(Sindaco)

Nato a Palermo il 23 febbraio 1834 e morto il 01 febbraio 1893.

Apparteneva alla famiglia dei principi di Sciara, del ramo cadetto dei marchesi di San Giovanni.

In gioventù visse molto tempo all'estero, e segnatamente a Parigi, a Londra e a Bruxelles e, rientrato in Italia si stabilì a Firenze, dove fece amicizia con il principe di Trabia, con il principe di Scalea e con Mariano Stabile, personaggi chiave della futura vita politica palermitana.

Con Francesco Lanza di Scalea militò nel 1859, nell'esercito piemontese e partecipò sia pure marginalmente, all'impresa dei Mille.

Conobbe la prigione e dopo molte vicissitudini rientrò a Palermo, sposò Marianna Merlo, si dimise da ufficiale e si diede alla politica.

Militò tra i moderati di destra guidati dal sindaco di Palermo, Antonio Starrabba di Rudinì che lo volle tra i suoi assessori.

Nel 1869 fondò e diresse il "Corriere siciliano", dalla cui direzione si dimise perchè invitato ad entrare nel consiglio di amministrazione dell'Ospedale di Palermo.

Successivamente ne divenne presidente, ne migliorò le strutture, raddoppiò i posti letto, sanò le finanze.

Dal 28 settembre 1873 al 30 settembre 1876 ricoprì la carica di Sindaco della Comune.

Si guadagnò la reputazione di uomo onesto, integerrimo, perseverante e battagliero.

Tra le sue opere si ricordano: "la posa della prima pietra del teatro Massimo", "il prolungamento della via Liberta' da piazza Alberico Gentili fino a villa Pajno", "i lavori di costruzione del cimitero dei Rotoli e del nuovo porto di Palermo".

Conclusa l'esperienza di sindaco, nel 1876 gli venne offerta la carica di direttore generale del Banco di Sicilia, che egli amministrò con oculatezza, onestà e competenza.

Istituì i concorsi fra le società operaie di mutuo soccorso, aiutò la cassa dei piccoli prestiti per gli operai, sviluppò la cassa nazionale di assicurazione contro gli infortuni degli operai sul lavoro, creò le cucine economiche durante l'epidemia di colera del 1885.

Fu costretto a lasciare la direzione del Banco nel 1890.

Subì l'onta di un sequestro, ottenendo la liberazione dopo il pagamento di un forte riscatto; restò nell'ombra per un breve periodo, poi tornò alla ribalta con delle rivelazioni che coinvolgevano il capomafia di Caccamo e deputato nazionale Raffaele Palizzolo e altre personalità della politica palermitana.

Il pomeriggio del 10 febbraio 1893, mentre tornava dalle sue proprietà di Sciara, fu assassinato nella vettura ferroviaria.

Il suo fu il primo delitto eccellente compiuto dalla mafia. E' ricordato da un busto marmoreo, opera dello scultore Antonio Ugo, posto nell'atrio del palazzo delle Finanze, in corso V. Emanuele a Palermo, allora sede del Banco di Sicilia.