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Cinema&Moravia

(dal 10 Marzo 2017 al 11 Marzo 2017)

Il 10 e l'11 marzo, alle ore 21:00 presso il Cinema De Seta ai Cantieri Culturali alla Zisa, l'Associazione Lumpen presenta "Cinema&Moravia".

Moravia (1907-1990) ha scritto i suoi romanzi, racconti ed articoli a cominciare dal romanzo Gli indifferenti del 1929 fino a La villa del venerdì del 1990, ed è stato per decenni critico cinematografico del settimanale L’Espresso. La sua presenza nel cinema italiano è però imponente proprio nella creazione di un numero quasi incalcolabile di pellicole. È stata importantissima tanto come ispiratore che come scrittore, con i suoi romanzi. E poi Moravia è autore di una serie innumerevole di soggetti o di sceneggiature. La rappresentazione che ha dato della società borghese, prima fascista con la sua assuefazione al regime, poi del dopoguerra con i disagi della prima democrazia, ed infine con l'alienazione degli anni del boom economico, ha contribuito al successo del cinema italiano nel mondo. Il tutto condito con una forte carica di libertà sessuale e religiosa, che hanno fatto spesso censurare sia i suoi romanzi, sia i film da lui ideati.

Venerdì 10 marzo ore 21:00

IL CONFORMISTA (edizone restaurata) - (Italia/1970) di Bernardo Bertolucci (116')
ingresso 5 euro

Sabato 11 marzo ore 21:00

IL DISPREZZO (Le Mépris, Francia-Italia/1963)
ingresso 5 euro - riduzione tessera Institut Français Palermo

Edizioni restaurate - lingua originale sottotitoli italiano - formato proiezione: DCP

Il Conformista
Soggetto: dal romanzo omonimo (1951) di Alberto Moravia. Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci. Fotografia: Vittorio Storaro. Montaggio: Franco Arcalli. Scenografia: Ferdinando Scarfiotti. Musica: Georges Delerue. Interpreti: Jean-Louis Trintignant (Marcello Clerici), Stefania Sandrelli (Giulia), Gastone Moschin (Manganiello), Dominique Sanda (Anna Quadri), Enzo Tarascio (professor Quadri), Fosco Giachetti (il colonnello), José Quaglio (Italo Montanari), Pierre Clémenti (Pasqualino Semirama detto Lino), Yvonne Sanson (madre di Giulia), Milly (madre di Marcello). Produzione: Maurizio Lodi Fe' e Giovanni Bertolucci per Mars Film / Marianne Productions / Maran Film GmbH. Durata: 118'.
Restauro digitale del laboratorio L'Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna in collaborazione con Minerva RaroVideo e Paramount

Strategia del ragno e Il conformista hanno in comune il tema del tradimento, la presenza del passato che ritorna e il peso della figura paterna, con la differenza che ne Il conformista il figlio, Trintignant, tradisce il professor Quadri (la figura paterna), mentre in Strategia del ragno e' Athos padre a avere tradito. In ogni caso si tratta di due parricidi che suppongono un passato e una memoria. Ne Il conformista la memoria è quella del cinema francese e americano degli anni '30, mentre Strategia del ragno si nutre di ricordi di infanzia reali (...). Ho girato Il conformista lasciando aperta la possibilità di raccontarlo cronologicamente, come nel romanzo di Moravia. Fin dall'inizio delle riprese ero affascinato però dalla possibilità di usare il viaggio in automobile come il "presente" del film, il contenitore della storia. Insomma, il protagonista viaggia anche nella memoria. Per questo avevo girato molto materiale sul viaggio di Trintignant. Con un grande montatore come Kim [Arcalli], accade di poter vedere, poco a poco, la struttura del film che si materializza. La struttura di un film è solo annunciata dalla sceneggiatura e comincia a esistere e a manifestarsi durante le riprese, ma è durante il montaggio che prende definitivamente corpo.
(Bernardo Bertolucci)

Non è il caso di analizzare minutamente come e in che misura il giovane Bertolucci abbia modificato, con una libertà che sfiora la sana insolenza e nel quadro di una obbligata potatura, figure e fatti che affollano le quattrocento pagine del romanzo moraviano per ridurle a una durata inferiore alle due ore. Basti dire che le ottanta pagine del prologo [...] sono risolte in una breve sequenza, frammentata dal montaggio secondo quella distorsione allucinata della visione che è una delle cifre stilistiche dominanti del film. [...] Il sesso e il fascismo sono i due poli del Conformista. O, se si preferisce, la polpa e la buccia. Il conformista Marcello ha sete di normalità per coprire la propria inconfessata e temuta anormalità sessuale. È fascista perché vede nel fascismo il mito collettivo cui immolare, nel miraggio dell'ordine, il proprio disordine, quel che lo fa diverso dagli altri. In nome del fascismo uccide, nell'illusione di riscattare un delitto precedente con un'azione criminosa, ma legalizzata. Risulta piuttosto chiaro che in Marcello il fascismo è l'accidente, il conformismo è la sostanza: questo conformismo è fascista, ma potrebbe essere altro in diverse circostanze storiche. Sarebbe comodo ridurre Il con-formista a un film sul fascista, cioè in costume, trascurandone la carica critica di una classe e di una generazione.
(Morando Morandini)

Rassegna stampa - Rarovideo  Il Conformista Dvd Recensioni

Il Disprezzo
(Le Mépris, Francia-Italia/1963)
Regia: Jean-Luc Godard. Soggetto: dal romanzo Il disprezzo di Alberto Moravia. Sceneggiatura: Jean-Luc Godard. Fotogra a: Raoul Coutard. Montaggio: Agnès Guillemot. Musica: Georges Delerue. Interpreti: Brigitte Bardot (Camille), Michel Piccoli (Paul), Jack Palance (Jeremy), Georgia Moll (Francesca), Fritz Lang (se stesso), Jean- Luc Godard (assistente alla regia), Raoul Coutard (operatore), Linda Vèras (sirena). Produzione: Georges de Beauregard, Carlo Ponti, Joseph E. Levine per Films de Beauregard / Les Films Concordia / Champion. Durata: 105’
Per la prima volta in sala, Il disprezzo in edizione director’s cut. Ovvero, tutt’altro lm rispetto alla famigerata versione italiana o ‘versione Ponti’, scivolata senza scrupoli dagli schermi anni Sessanta ai successivi passaggi televisivi. Storia paradossale, quella del Disprezzo, dove il presunto con itto tra arte e industria varca le soglie del ridicolo. All’inizio c'è il produttore Carlo Ponti che tenta il colpo grosso, mettere insieme la ragazza più hot del momento, Brigitte Bardot, e il genio scontroso della nouvelle vague, Jean-Luc Godard, sullo sfondo abbagliante e ultraglamour di Capri. Godard prende le distanze: “Il romanzo di Moravia e' un grazioso e volgare romanzo da leggersi in treno”, ma sa in che direzione vuole andare: “Il soggetto sono persone che si guardano e si giudicano, per essere a loro volta guardate e giudicate dal cinema, rappresentato da Fritz Lang”.
Crisi d’una coppia (un regista e sua moglie) che si dissolve tra baci, schia , ipocrisie e rancori, e insieme storia d’un lm da farsi (un adattamento dell’Odissea) che naviga a vista tra purezza dell’intenzione artistica e ciniche ragioni del mercato. Quell’Odissea alla ne si fara', mentre l’odissea del Disprezzo e' appena cominciata. Pur davanti a uno dei lm piu' lisci e narrativi della nouvelle vague, il produttore s’inquieta, rimonta, taglia venti minuti, appiattisce sull’italiano la babele dei dialoghi (nell’originale ciascuno parla la sua lingua), sostituisce la musica per archi di Georges Delerue con il jazz di Piero Piccioni, elimina di netto il nale e fa cadere sul pavimento della sala di montaggio il nudo della Bardot che lui stesso aveva richiesto. Naturalmente Godard disconobbe quel lm. Questo lm, invece, e' una riflessione sul cinema e sull’amore asprigna e ironica, illuminata e luminosa, e “tutta incentrata sul rapporto classicità-modernita'” (Alberto Farassino).
Un lm che non assomiglia a nessun altro di questo periodo del suo cinema, il suo lm piu' rotondo, piu' oggettuale, quello che piu' assomiglia ad una maestosa scultura colorata che si sosterrebbe tutta sola nell’aria, in perfetto equilibrio nella pura luce mediterranea.
(Alain Bergala)

Note sul film
 

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