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Kintsugi, vittime e comunità riparatoria

(12 Gennaio 2018)

Il Convegno organizzato dall’Associazione Spondé Onlus, vuole proporre un’approfondita riflessione sul significato di “Comunità riparatoria”, quella Comunità cioè in cui ogni cittadino diviene attore della soluzione delle varie forme di conflitto, e della ricostruzione del patto di cittadinanza rotto dalla commissione di reati e, più in generale, di atti lesivi della dignità della persona umana.

L’Associazione Spondé, che ha tra le finalità statutarie la realizzazione di iniziative in favore delle vittime di reato e la diffusione della giustizia riparativa e la mediazione penale, nel dicembre 2015 ha sottoscritto un Protocollo di intesa con il Comune di Palermo teso alla realizzazione di una Comunità riparativa, impegnandosi a collaborare “alla progettazione e alla realizzazione di interventi su base locale in favore delle vittime e alla risocializzazione dei condannati, agendo nell’ambito della prevenzione primaria e secondaria, mediante una logica riparativa…“ ed alla “alla diffusione della Giustizia Riparativa, della Mediazione Penale e Sociale e della tutela delle vittime, sul piano dello sviluppo culturale, scientifico e sociale..”

Il Convegno segna una tappa importante del cammino già intrapreso e coincide con l’avvio di un importante progetto su Palermo denominato “Kintsugi: tra rottura e integrità” che vedrà impegnati diversi soggetti in una convergenza di intenti verso un comune obiettivo: quello di migliorare la condizione e la vita di persone in stato di disagio sociale con risvolti per tutta la collettività.

“La Comunità – ci dice la Risoluzione 56/261/2002 – è -  il soggetto che deve assimilare e diffondere la cultura della soluzione dei conflitti e tutte quelle iniziative che possano ridurre e dissipare i pregiudizi, provocare una presa di coscienza da parte di tutta la comunità, sviluppare e diffondere modelli rinnovati di prevenzione del crimine e produrre un senso di maggiore sicurezza e benessere in tutti i cittadini”. E con la Comunità intendiamo lavorare, per restituire parola alle “persone” che sul territorio vivono, in un percorso di riconoscimento dell’altro e di ricostruzione di relazioni.

Lavorare nella giustizia riparativa – come dice Wachtel (2005) – può essere definita come “la scienza di aggiustare (restoring) e sviluppare il capitale sociale, la disciplina sociale, il benessere emotivo e il coinvolgimento civile attraverso l’apprendimento partecipato e i processi decisionali”. Di questo si parlerà al Convegno promosso dall’Associazione Spondé che, come si può desumere dal programma allegato, vede la partecipazione di molte importanti voci sull’argomento oggi presenti sia in Italia che in Europa. E’ d’obbligo segnalare in particolare la presenza del Prof. Tim Chapman, - Presidente EUROPEAN FORUM ON RESTORATIVE JUSTICE, Lecturer alla Facoltà di Scienze sociali presso la Ulster University, Belfast che introdurrà il tema del Convegno con una Lezione magistrale. Poiché non

vi può essere giustizia riparativa se non nel prevalente interesse della vittima – come recita la Direttiva UE 29/2012, nel pomeriggio si svolgerà una tavola rotonda “Comunità riparatorie: quale spazio per le vittime” per fare il punto sulla delicatissima e complessa tematica della tutela dei diritti delle vittime di reato e riprendere da un’altra prospettiva il significato di Comunità riparatoria.

La tavola rotonda sarà guidata dalla Prof. Susanna Vezzadini e si avvarrà di testimoni particolarmente importanti quali Manlio Milani (Associazione Casa della Memoria), Dario Montana (Libera), Maria Andaloro (Posto occupato org.).

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