Descrizione
«Una giornata di testimonianza come il 27 Maggio ci ricorda l’emanazione della legge 176 del 1991, che ha assunto la Convenzione ONU sui diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza in una città (Palermo) dal 2013 “Città amica dei bambini”. Si tratta di una testimonianza che, però, ci impone di uscire dalla retorica proprio per non sminuire il valore di questo dettame legislativo anche e soprattutto nel guardare alla reale condizione sociale, psicologica, educativa in cui si trovano i minori. I fatti di cronaca che hanno come protagonisti bambini, bambine e adolescenti, infatti, sembrano scuotere le coscienze degli adulti, professionisti, operatori dei Servizi, Amministrazioni e, naturalmente, genitori e comunque adulti; ed ecco che in quel momento si comincia a parlare con grande foga di Comunità educante, di povertà educativa, di servizi di prossimità, e ancora di psicoterapia, di Hikikomori, di minori psichiatrici, spesso non ricordando che il minore non è il suo disagio o la sua psicopatologia o la sua sindrome. Si avviano così Patti, Reti, Convenzioni, Accordi Nazionali, Comitati e Tavoli tecnici, che diventano spesso l'eldorado, il “farmaco” risolutivo che trova nei proclami il mezzo di discussione. Parafrasando Lucio Dalla, questi proclami sembrano descrivere tante novità enfatizzandole… così le parole del cantautore... Ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.... e dalle enfatizzazioni delle novità si sviluppano così le iniziative “Botta e Risposta”, che con legittimità e dimostrazione di sensibilità del pubblico e del privato vengono spesso messe in campo anche con celerità. Il ruolo del Garante allora é ricordare a tutti e a se stessa di operare non solo in virtù dei bisogni estemporanei che emergono, ma invece, definendo una visione condivisa d’intervento e, quindi, di conseguenza fare scelte operative che non si riducano ad una “pratica” fine a se stessa, fare scelte di contrasto o di promozione che non si riducano a dei tentativi di mettere in campo attività che non abbiano un progetto, sviluppare la razionalizzazione delle risorse evitando di mettere in campo attività che non siano orientate da chiare e consapevoli prospettive per le quali altrimenti non potremo mai parlare di “Buone pratiche”; anche perché spesso la mancanza delle visioni, del progetto condiviso e la conseguente mancanza di misurazione degli esiti non ci permetteranno mai di parlare di “Buone pratiche”. Il Garante ricorda a se stessa e a tutti gli Enti interessati che solo un’attenta misurazione, non ridotta esclusivamente ad indicatori di processo e di prodotto, ci consegna una “Buona pratica” che può aspirare a diventare di sistema. Se pensiamo a quanti finanziamenti sono stati dati negli ultimi trent’ anni, soprattutto in certi quartieri, l’interrogativo sulle “Buone pratiche” sorge spontaneo. Se è vero poi che ci sono dei quartieri dove alcune forme di disagio emergono in modo massivo, ce ne sono altri dove altre forme di disagio forse più subdole, più nascoste decidono del destino degli uomini e delle donne del futuro, che questi bambini e questi adolescenti rappresentano. D’altra parte l’esigenza di tali pratiche di sistema validate è attestata da dati incontrovertibili, come quello che vede il tasso di dispersione nella nostra popolazione scolastica emergere nella classifica nazionale; condizione questa che non può essere attribuita alla responsabilità della scuola, che viene sempre coinvolta in tutti i mali che affliggono il mondo minorile. Alla scuola vanno dati i giusti supporti in termini di coerenza e congruenza e non di appesantimento e sovrapposizione. Anche oggi la scuola è l’istituzione che può prendere in carico il futuro dei nostri bambini e adolescenti, attraverso gli strumenti che la caratterizzano e con il supporto del pubblico e del privato, ma senza cambiarne la natura istituzionale. Molte delle risposte ai bisogni che hanno fatto la storia dell’intervento nel sociale vanno forse ripensate, non solo nell’ottica della risposta a tali bisogni, ma soprattutto nella logica di trasformare i bisogni, per esempio facendo sì che un adolescente in difficoltà sviluppi il bisogno di ascolto e non solo che sia attivato un centro di ascolto, perché se così non è, noi potremo organizzare il centro di ascolto, ma poi dovremo ricercare i nostri utenti o disputarceli tra Enti intestatari di azioni similari. E allora forse la domanda principe che dovrà muovere la collaborazione di questo Garante con Enti pubblici e privati, sarà quella di chiedersi quale progettualità e con quale visione s’intende prendere in carico la questione minorile in questa città, prima di parlare di singole iniziative e stanziamenti. So di interpretare la visione del signor sindaco della nostra Palermo, promuovendo l’invito ad una continua attenzione ai minori e non solo dopo particolari fatti di cronaca, in modo che bambine, bambini e adolescenti non restino “sfondo” degli investimenti sociali ed economici, ma sempre “figure” di primo piano. Viene allegato a questa riflessione il video su “I Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza. Personaggi in cerca di autori” prodotto da Valerio Briulotta e Fabio Cacia che si ringraziano».
Lo scrive in una nota Giovanna Perricone, garante dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Comune di Palermo, per ricordare che nella giornata di domani, 27 maggio 2023, ricorreranno 32 anni dalla ratifica italiana della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, avvenuta con la legge n.176 del 1991.