Cos'è
Lo spettacolo “Alice” rilegge il classico di Lewis Carroll spostando radicalmente l’ambientazione: niente mondo fantastico, ma una comunità terapeutica assistita. È una scelta che colpisce subito, perché trasforma il viaggio surreale della protagonista in un percorso interiore, fatto di fragilità, percezioni alterate e ricerca di identità. La regia costruisce uno spazio scenico essenziale, un ambiente sospeso tra realtà e allucinazione. Qui, Alice non cade in una tana del coniglio, ma scivola progressivamente in una dimensione mentale instabile. Gli altri personaggi — che richiamano figure iconiche come il Cappellaio o la Regina — diventano pazienti, ciascuno portatore di un punto di vista distorto. L’interpretazione dell’attrice protagonista è intensa e stratificata: riesce a restituire una Alice meno ingenua e più vulnerabile, attraversata da momenti di lucidità e improvvisi smarrimenti. Il linguaggio alterna dialoghi realistici a frammenti più visionari, quasi poetici, creando un continuo slittamento tra ciò che è reale e ciò che è percepito. Il punto di forza dello spettacolo sta proprio in questa ambiguità: non è mai chiaro se ciò che vediamo sia frutto della mente di Alice o della realtà della struttura. Questo rende la narrazione coinvolgente, ma anche a tratti spiazzante. Alcune sequenze risultano volutamente ripetitive o frammentate, scelta coerente con il tema ma che può mettere alla prova l’attenzione dello spettatore. Nel complesso, “Alice” è uno spettacolo coraggioso, che rinuncia alla dimensione fiabesca per esplorare il confine tra le follie di ogni individuo. Non è una visione “facile”, ma lascia un segno, invitandoci a riflettere su quanto possa essere fragile e forte il terreno su cui si struttura l’identità umana.