Cos'è
La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group celebra una serata di straordinaria intensità culturale e musicale: il prossimo 25 agost23 settembre alle ore 21.30, presso il Complesso Santa Maria dello Spasimo, continua per la seconda edizione della rassegna “Io e il Jazz”, un appuntamento dal titolo evocativo: “Memories of Benny Goodman” Franco Maresco racconta The King of Swing, ripercorrendo la figura, la musica e l'eredità di uno dei protagonisti assoluti della storia del jazz.
Un racconto che parte da Benny Goodman, il grande clarinettista e bandleader che negli anni Trenta contribuì in maniera determinante a portare lo swing al grande pubblico americano, trasformandolo in uno dei fenomeni musicali più importanti del Novecento.
Ma parlare di Goodman significa anche attraversare l'America di quegli anni: l'America del cinema di John Ford e Frank Capra, dei grandi romanzi di John Steinbeck, William Faulkner ed Ernest Hemingway, un Paese che proprio attraverso la musica, il cinema e la letteratura costruiva e alimentava uno dei miti culturali più potenti del secolo scorso. La serata sarà dunque un viaggio nella musica, prima di tutto, ma anche nell'immaginario di un'epoca, nelle contraddizioni dell'America degli anni Trenta e nel rapporto tra jazz, industria dello spettacolo, successo e cultura afroamericana. Maresco affronterà anche una delle questioni più significative della storia del jazz: il rapporto tra musicisti bianchi e neri e il ruolo avuto da Benny Goodman nella diffusione di una musica nata dalla cultura afroamericana. Goodman fu infatti protagonista di una stagione nella quale le barriere razziali che attraversavano la società americana erano ancora profondissime. La sua orchestra e i suoi gruppi contribuirono anche a portare sulla scena musicisti afroamericani di straordinario talento, come Teddy Wilson, Lionel Hampton e Charlie Christian, diventati figure fondamentali nella storia del jazz. A guidare il racconto sarà la memoria personale e culturale di Franco Maresco, attraverso un punto di vista che mette insieme conoscenza della musica, storia del cinema e passione per il jazz.
La dichiarazione di Franco Maresco
«Ricordo che negli anni Settanta era impensabile dire al liceo o a un'assemblea universitaria che ascoltavi Benny Goodman. Era come dire che ti piaceva John Wayne, rischiavi, come minimo, di essere fischiato e buttato fuori. Non ho mai condiviso il giudizio di Miles Davis che vedeva in Benny Goodman il simbolo del musicista bianco sfruttatore di un'arte, il jazz, appartenente solo ai neri. Non c'è dubbio che Goodman fu uno dei musicisti più abili a fare soldi con la sua orchestra e i suoi gruppi, ma è altrettanto vero che fu tra i primi a imporre formazioni miste, a valorizzare e a portare al successo talenti immensi come Teddy Wilson, Lionel Hampton e Charlie Christian, tutti e tre musicisti di colore. Una volta Tony Scott, secondo me il più grande e originale dei clarinettisti moderni, mi disse: “Sono cresciuto con la musica di Benny, mi entusiasmava, però preferivo Artie Shaw. Mi sorprendeva di più, era più moderno, cercava cose nuove. Per me il jazz è nero, ma Benny Goodman ha dato un grande contributo a portare il jazz tra la gente”».
Benny Goodman, il jazz e l'America del New Deal
La figura di Goodman diventa così il punto di partenza per raccontare un'epoca nella quale la musica popolare americana attraversava una trasformazione profonda.
Negli anni Trenta lo swing diventa il linguaggio di una nuova società urbana, capace di riunire platee enormi e di trasformare le grandi orchestre in vere e proprie protagoniste dell'immaginario collettivo. Nel 1935, con l'esibizione della sua orchestra al Palomar Ballroom di Los Angeles, Goodman contribuì a far esplodere quella che sarebbe stata ricordata come la Swing Era.
Ma dietro il successo delle grandi orchestre rimaneva la storia di una musica nata dall'esperienza degli afroamericani e sviluppatasi attraverso un continuo dialogo tra culture, musicisti e linguaggi.
È proprio questa complessità a rendere ancora oggi attuale la figura di Goodman e il tema scelto per l'appuntamento di Brass at Spasimo.