Cos'è
Va in scena nella Sala Grande del Teatro Biondo di Palermo, martedì 14 e mercoledì 15 gennaio alle ore 10.30, lo spettacolo Shakespeare tra parole e musica ovvero Come il Bardo ci insegnò ad amare scritto e diretto da Salvatore Cannova. In scena Simona Adele Buscemi, Elvio La Pira, Luciano Sergiomaria, Alba Sofia Vella; la scenografia realizzata dal Teatro Massimo è stata ideata da Stefano Canzoneri. Prodotto dal Teatro Biondo in collaborazione con la Fondazione Teatro Massimoper il pubblico delle scuole, lo spettacolo è un omaggio al grande autore inglese, del quale vengono rielaborati alcuni suoi testi per affrontare con ironia il tema dell’amore.
«Il lavoro – spiega Cannova – parte da un percorso laboratoriale di drammaturgia affrontato nei licei di Palermo e provincia. Insieme agli studenti e alle studentesse delle diverse classi, ci siamo interrogati sui personaggi, sulle loro dinamiche e sulle prime battute dei testi. Inoltre, a tutte e tutti è stato chiesto di esprimere in segreto cosa sia il “non amore”, in un bigliettino anonimo poi accartocciato. Ed è proprio in quei pezzettini di carta che è celato il senso di questo percorso-spettacolo».
L’immaginaria “Compagnia del Verso Sciolto” invita il pubblico ad un viaggio meta-teatrale tra i versi shakespeariani, ma dietro le maschere e la musica, si cela un’indagine profonda e vibrante sulla natura dei sentimenti umani. L’opera è dunque un omaggio al genio elisabettiano ma anche una rilettura contemporanea che utilizza le sue parole come chiave per decifrare l’amore nelle sue molteplici forme: dalla passione all’ossessione, dalla dedizione alla prevaricazione. Muovendosi tra prosa e opera lirica, lo spettacolo culmina in un intenso epilogo dove i celebri dubbi amletici vengono riscritti e incarnati in una denuncia lucida e toccante contro le relazioni tossiche.
Quando si parla di Shakespeare si pensa subito a grandi storie d’amore: Romeo e Giulietta, Otello e Desdemona, Amleto e Ofelia. Ma dietro l’apparenza romantica, Shakespeare racconta spesso qualcosa di molto diverso: amori malati, distorti, fragili, in cui ciò che chiamiamo “amore” si trasforma in gelosia, possesso, manipolazione, dipendenza, paura.
Il lavoro parte da un percorso laboratoriale di drammaturgia affrontato nei licei di Palermo e provincia. Insieme agli studenti e alle studentesse delle diverse classi, ci siamo interrogati sui personaggi, sulle loro dinamiche e sulle prime battute dei testi. Inoltre, a tutte e tutti è stato
chiesto di esprimere in segreto cosa sia il “non amore”, in un bigliettino anonimo poi accartocciato. Ed è proprio in quei pezzettini di carta che è celato il senso di questo percorsospettacolo. Appesi sul “muro del non amore”, ci portano all’interrogativo per eccellenza: “Amore o non amore? Come distinguere il sentimento puro (…) dal buio soffocante del possesso che si traveste da protezione?”.
Le opere shakespeariane sono specchi che ci permettono di vedere ciò che spesso non riconosciamo, mostrandoci come il “non-amore” possa assumere molte forme e come imparare a identificarlo sia il primo passo per non subirlo.