Cos'è
Maria Paiato è Riccardo III nell’adattamento che Angela Dematté ha realizzato della celebre tragedia storica di William Shakespeare per la regia di Andrea Chiodi. Prodotto dal Centro Teatrale Bresciano insieme al Teatro Nazionale di Genova, al Teatro Biondo di Palermo e al Teatro di Roma, lo spettacolo va in scena al Biondo di Palermo dal 14 al 22 febbraio.
Al fianco di Maria Paiato recitano Riccardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo. Le scene sono di Guido Buganza, i costumi di Ilaria Ariemme, le musiche di Daniele D’Angeloe le luci di Cesare Agoni. Tutto il talento e la straordinaria forza di Maria Paiato incontrano Riccardo IIIdi Shakespeare. Un progetto fortemente voluto dall’attrice, che prende vita grazie all’intesa con il regista Andrea Chiodi. Nei panni di Re Riccardo – l’usurpatore, il genio cattivo, l’uomo politico crudele, machiavellico, più volte preso di mira dal teatro elisabettiano – Paiato punta a restituire uno Shakespeare sorprendentemente fedele all’originale.
«Ora l’inverno del nostro scontento è diventato gloriosa estate sotto questo sole di York»: è così che si apre la tragedia, che racconta l’ascesa al trono e la repentina caduta del malvagio Riccardo, duca di Gloucester. È l’ultima delle quattro opere della tetralogia minore di Shakespeare e conclude il drammatico racconto della storia inglese iniziato con Enrico IV. Il Bardo la scrisse intorno al 1592, drammatizzando gli eventi storici avvenuti circa un secolo prima quando in Inghilterra, al termine della Guerra delle due rose, il potere dei Plantageneti fu sostituito dalla dinastia Tudor, eventi drammatici culminanti con la sconfitta di Riccardo nella battaglia di Bosworth Field nel 1485.
Al centro dell’opera sta la figura di Riccardo, il cui fisico deforme racchiude un’indomabile forza negativa, ma la sua fedeltà al proprio destino suscita, nonostante la crudeltà del personaggio, un innegabile fascino.
«Affascinante, ironico, seducente, ma spaventosamente lucido, Riccardo è la manifestazione di un’anomalia dell’anima – spiega il regista Andrea Chiodi – Quando Maria Paiato mi ha chiesto di lavorare insieme su Riccardo III ho detto subito di sì, ma con il desiderio di non soffermarci sulla deformità ma sulla testa e sul cuore del personaggio che la sapiente scrittura di Shakespeare ci restituisce, non è la sua disabilità che mi interessa ma la sua ironia nella sua capacità di seduzione. Il male seduce da sempre e infatti ne siamo circondati. Forse che sia interessante capire come scovarlo, come scoprire dove si rintana questo male per combatterlo? È forse originato fin dalla nostra infanzia? Riccardo giocava da bambino? Era amato? Ecco, sono partito da queste domande per interrogarmi sul male e sulla sete di potere, così logoranti e inutili, anzi portatori solo di morte e divisione. Inoltrandoci nelle parole di Shakespeare, si è cercato di esplorare come sempre l’animo umano e il suo stare davanti a quel mistero che è l’uomo e la sua terribile sete di potere, quando null’altro lo compie o completa». Per Angela Dematté, che ha tradotto e adattato il testo: «La prima sorprendente abilità di Shakespeare in questo testo eccezionale – che segna la fine di un mondo e ne inizia un altro – è di usare il linguaggio gentile dei suoi versi per traghettarci in un’altra dimensione, in un sistema di valori arcaico, viscerale. Ho provato un tale senso di reverenza nel ritradurlo e adattarlo da non riuscire a tagliarlo e lavorarlo se non con l’aiuto della regia. Tra i versi si muove innanzitutto la necessità di sopravvivere, il diritto a sopravvivere. Reclamando questo diritto l’infame non può che tendere trame e prologhi insidiosi, unici strumenti che possiede. Tutto è lecito ad un bambino non amato, quale è stato Riccardo: si tratta di convincere chi di dovere, le due donne innanzitutto, lady Anna e poi Elisabetta e, fino ad un certo segno, Buckingham e la corte, a passare con lui il limite del lecito. Ma siamo sicuri che l’infame Gloucester non sia che il pretesto, la scusa per far emergere ciò che in ogni gerarchia di potere e di famiglia è presente? Cosa cerchiamo quando cerchiamo il potere? E cosa cerca l’autore costruendo la sua trama?»