Descrizione
«Un Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche che, per essere consultato, crea barriere digitali. Sembra una battuta, ma è la cruda realtà dell’approccio dell’Amministrazione Lagalla alla disabilità: l’accessibilità come una casella da spuntare, non come una cultura capace di garantire autonomia e partecipazione.
La vicenda ha del paradossale. L’Amministrazione ha presentato il PEBA annunciando un approccio capace di superare non soltanto le barriere fisiche, ma anche quelle sensoriali e cognitive. Poi, nella pubblicazione concreta degli elaborati, emergono problemi che riguardano proprio l’accessibilità. La Planimetria Generale allegata al comunicato istituzionale è un PDF costituito sostanzialmente da un’unica immagine: le informazioni contenute nella tavola non sono quindi fruibili attraverso un lettore di schermo. Su numerosi altri elaborati sono state segnalate figure prive di testo alternativo, tabelle senza intestazioni correttamente riconoscibili dalle tecnologie assistive e problemi nella struttura dei documenti. Anche l’utilizzo dei colori in alcune tavole presenta elementi che devono essere verificati rispetto alla fruibilità da parte delle persone con alterazioni della percezione cromatica.
Non si tratta di dettagli tecnici per addetti ai lavori. Sono ostacoli concreti alla possibilità di conoscere pienamente gli elaborati e quindi di partecipare alla fase delle osservazioni. E c’è un elemento ancora più incomprensibile: per la Planimetria Generale esiste già, tra gli elaborati depositati all’Albo Pretorio, una versione dotata di testo reale, mentre nel comunicato istituzionale ne è stata pubblicata una che non lo è. Per un Piano che dovrebbe insegnare alla città a rimuovere le barriere è una contraddizione difficile da spiegare.
La questione investe anche la regolarità della fase di consultazione. Il Comune ha aperto trenta giorni nei quali cittadini, cittadine e soggetti interessati possono presentare osservazioni. Quei trenta giorni devono essere realmente utilizzabili da tutti. Se alcune persone possono accedere integralmente ai documenti fin dal primo giorno e altre incontrano ostacoli che rendono più difficile o impossibile la consultazione di alcuni contenuti, la partecipazione non avviene in condizioni di parità.
Non intervenire tempestivamente significa anche esporre inutilmente il procedimento a contestazioni successive e a possibili impugnative da parte di chi dovesse dimostrare di non avere potuto partecipare pienamente alla fase delle osservazioni. Sarebbe paradossale che uno strumento atteso e necessario come il PEBA venisse indebolito proprio dalle modalità con cui l’Amministrazione lo ha reso consultabile.
Il problema va oltre il singolo errore di pubblicazione. L’accessibilità non può essere una parola da inserire nei comunicati, come appare essere per Lagalla. Deve diventare un criterio ordinario con cui il Comune produce un documento, organizza un servizio, progetta uno spazio pubblico. Se persino quando si pubblica il Piano per l’eliminazione delle barriere non ci si accorge delle barriere presenti nei documenti, significa che questa cultura non è ancora entrata davvero nelle pratiche dell’Amministrazione.
Chiedo quindi di verificare immediatamente tutte le criticità segnalate, correggere gli elaborati che risultassero non conformi e rideterminare conseguentemente il termine per le osservazioni, garantendo trenta giorni effettivi di consultazione dell’intera documentazione in formato accessibile.
Non chiediamo evidentemente di rallentare il PEBA. Chiediamo esattamente il contrario, ossia metterlo al riparo da contestazioni e di farlo nascere rispettando, fin dal primo atto, il principio per cui è stato scritto. Un Piano contro le barriere deve essere accessibile anche nel modo in cui viene conosciuto e discusso».
Lo dichiara la consigliera del Partito Democratico Mariangela Di Gangi, che ha presentato un’interrogazione urgente sulle criticità emerse nella pubblicazione del PEBA, il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche di Palermo, attualmente nella fase di consultazione pubblica.