Dichiarazione Mariangela Di Gangi (PD): immobiliare Strasburgo -“oltre 30 milioni a rischio per Palermo. La vicenda non può chiudersi così”

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Immobiliare Strasburgo. Di gangi (Pd): “oltre 30 milioni a rischio per Palermo. La vicenda non può chiudersi così”

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09 Giugno 2026

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"L'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati non può comportarsi come il consiglio di amministrazione di un'azienda: il suo compito è applicare lo spirito della legge Rognoni-La Torre, mettendo i beni confiscati al servizio della collettività e degli enti locali. Il suo comportamento, invece, rischia di arrecare un danno enorme alla comunità locale di Palermo. E il Comune non può restare tecnicamente soccombente e politicamente muto di fronte a tutto questo".

Lo dichiara la consigliera comunale del Partito Democratico Mariangela Di Gangi.

"Dalla prima variazione di bilancio che il Consiglio comunale sarà chiamato ad approvare nei prossimi giorni apprendiamo infatti della previsione di uno stanziamento di oltre 30 milioni di euro per il contenzioso con l’Immobiliare Strasburgo. Una vicenda che affonda le radici nel Sacco di Palermo e nella confisca dei beni di Vincenzo Piazza, tra cui immobili usati dal Comune come scuole e uffici.

Nel 2007 Comune, Prefettura e Agenzia del Demanio sottoscrissero un protocollo per il trasferimento degli immobili confiscati già utilizzati per finalità pubbliche al Comune, senza oneri per l’amministrazione comunale e da completarsi entro la fine di quell’anno. Nonostante quell'accordo e il successivo decreto legislativo del 2011, che ribadiva il principio del trasferimento dei beni confiscati agli Enti locali senza alcun onere, la vicenda è rimasta irrisolta, fino a un contenzioso che oggi rischia di costare ai cittadini e alle cittadine oltre 30 milioni di euro.

Siamo di fronte a una vicenda che non può essere archiviata come una normale soccombenza giudiziaria. È il segno di una gestione dei beni confiscati che minaccia le finanze della città e che non può considerarsi chiusa con la semplice iscrizione di questa somma in bilancio.

Qui sta il punto politico: l'Agenzia non ha percepito – o finge di non percepire – il proprio ruolo. I beni confiscati alla mafia non possono diventare una spada di Damocle sulle finanze pubbliche. Negli anni abbiamo assistito a sgomberi di famiglie in difficoltà e a decisioni motivate dalla necessità di valorizzare il patrimonio confiscato. Oggi scopriamo che una delle più importanti operazioni di gestione di quel patrimonio rischia di tradursi in un costo enorme per il Comune di Palermo. Per noi quindi questa partita non può essere chiusa così.

Pretenderemo di sapere quali tentativi di una diversa definizione della controversia siano stati intrapresi dall’amministrazione Lagalla, quali interlocuzioni siano state avviate con l’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati e con l’Immobiliare Strasburgo e per quali ragioni si sia arrivati oggi alla scelta di destinare oltre 30 milioni di euro a questa vicenda.

Lagalla non può restare in silenzio: ha la responsabilità di difendere la città e di pretendere risposte, non di assistere passivamente a un danno annunciato. Del resto l'Agenzia Nazionale è parte integrante della struttura di governo nazionale e da esso dipende politicamente.

Ma ancora una volta, sul terreno della lotta alla criminalità organizzata, dal governo arrivano messaggi ambigui - se non addirittura pericolosi - nonostante i fumosi impegni degli esponenti del centrodestra, anche locali”.

Ultimo aggiornamento: 09/06/2026


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