Descrizione
«Quello accaduto stanotte è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi di violenza che si consumano nelle zone della movida palermitana. Un fatto gravissimo che conferma, ancora una volta, quanto sia facile per troppi giovani entrare in possesso di armi da fuoco e quanto insufficiente sia stata, finora, la risposta delle istituzioni.
È il fallimento di politiche governative e istituzionali incapaci di affrontare il problema alla radice, mentre cittadini e residenti sono costretti a vivere con la paura, guardandosi le spalle anche durante una semplice serata fuori. Ma accanto al fallimento della sicurezza, ce n’è uno ancora più profondo e preoccupante: quello educativo, culturale e sociale.
Sono scomparsi i luoghi di aggregazione, gli spazi sani dove ragazze e ragazzi possano crescere, confrontarsi, praticare sport, coltivare passioni e costruire relazioni positive. Viviamo nel paradosso di un tempo in cui si arriva perfino a multare le parrocchie perché il rumore dei bambini che giocano disturba, quando invece
dovremmo moltiplicare i campetti, i centri sportivi, le biblioteche di quartiere, le attività ricreative e culturali accessibili a tutti.
Per questo non servono slogan, passerelle o misure emergenziali annunciate dopo ogni tragedia. Serve un investimento costante, serio e capillare nella scuola, nell’educazione, nel sostegno psicologico, nei servizi sociali e nelle politiche giovanili.
Altro che esercito nelle strade, altro che zone rosse. Palermo ha bisogno di un esercito di maestre elementari, educatori, allenatori, assistenti sociali e psicologi. Ha bisogno di adulti presenti, di comunità educanti, di istituzioni capaci di prevenire prima ancora che reprimere».